Costruire con i cittadini e per i cittadini uno spazio PUBBLICO, di incontro, di scambio, di libera INTERAZIONE tra estranei e tra IDEE, spazio dell’ IMPREVISTO dove si può trovare ciò che si cercava, spazio dove può prendere forma QUALCOSA DI NUOVO Sottovuoti è una iniziativa di Architettura senza Frontiere Onlus che mira all’ organizzazione di laboratori territoriali di architettura partecipata
nei vari Municipi di Roma. Il fine di questo tipo di attività è quello di costruire con i cittadini e per i cittadini uno spazio pubblico, di incontro, di scambio, di convivialità; lo spazio non solo di una socialità oggi sempre più consumistica ma anche come spazio della libera interazione tra estranei e tra idee, spazio dell’ imprevisto dove si può trovare ciò che si cercava, spazio dove può prendere forma qualcosa di nuovo e non solo spazio di riproduzione dell’ esistente. Francesca Romana Fieri
arch. Giusy Ricci
arch. Ivanhoe Sarti
arch. Laura Boffardi
arch. Laura Di Virgilio
arch. Marco Cherubini
arch. Matteomaria Di Cori
arch. Silvia Corteggiani
La PARTECIPAZIONE è l’aspetto fondamentale della nostra attività e del nostro agire nei vuoti urbani. Questi ultimi non sono intesi solo come spazi fisici che hanno perso il loro significato ma anche come il frutto della mancanza di dialogo e di discussione tra coloro che vivono lo spazio pubblico. Con la sua attività SOTTOVUOTI vuole innanzitutto colmare questo vuoto e lo fa usando la partecipazione, coinvolgendo quindi i cittadini e invitandoli al confronto. La partecipazione è innescata da una serie di attività, cosiddette di animazione urbana ed è, ovviamente, regolata da appositi principi. I partecipanti sanno di dover attenersi a poche ma chiare regole:
1. chi partecipa è la persona giusta
2. qualsiasi cosa succeda va bene
3. si parla a tutti e non ad alcuni
4. si critica ma non si giudica
5. non ci sono risposte sbagliate
6. quando si inizia si inizia
7. quando si finisce si finisce
Il risultato è un progetto, un’idea che non ha avuto la maggioranza dei voti o delle approvazioni ma una proposta sulla quale si è creato un ampio consenso attraverso la discussione ed il confronto. La partecipazione è il mezzo ed il fine del nostro lavoro che è possibile schematizzare nei seguenti punti:
- PARTECIPARE per definire i VUOTI URBANI:
Il gruppo Sottovuoti è costituito per lo più da architetti ma di volta in volta si è arricchito delle competenze derivanti da altre professioni come sociologi e comunicatori, ma anche artisti e insegnanti. Sin dall’inizio infatti, è apparso evidente, affinché la nostra attività ed il nostro progetto si realizzasse, la necessità di coinvolgere figure professionali esterne all’ambito della progettazione e della pianificazione a partire dalla stessa definizione di vuoto urbano. Ovvero far uscire questo concetto da una dialettica puramente intellettuale e capire come questi spazi sono percepiti, e che idea o che
percezione ne hanno le persone che li vivono.
- PARTECIPARE per stabilire i LUOGHI:
Il punto di partenza di qualsiasi attività di progettazione partecipata è stabilire il luogo fisico oggetto del laboratorio. Nella maggior parte dei casi i laboratori si formano lì dove si sono venute a creare delle opportunità progettuali nel quartiere: ad es, la dismissione di un mercato rionale, l’abbattimento di un
edificio fatiscente che libera improvvisamente una vasta area...etc. In questi casi la partecipazione per “stabilire il luogo del progetto” avviene in una fase anteriore alla nascita del laboratorio stesso in una forma spontanea, in cui hanno un ruolo importante i comitati di quartiere e la realtà associazionistica
già presente nel quartiere (come si vedrà nel caso del Pigneto in cui siamo intervenuti). Altre volte invece è il laboratorio a far venir a galla le emergenze di un quartiere e scegliere un luogo in cui attuare un progetto veramente condiviso. In questo caso il laboratorio deve promuovere innanzitutto l’interesse da parte dei cittadini per lo spazio pubblico già disponibile del quartiere e, partendo da lì, procedere con i Laboratori di architettura partecipata. La scelta del luogo avviene attraverso diverse attività che partono da uno studio generale del quartiere con le sue caratteristiche e le sue problematiche, per poi passare all’individuazione degli spazi urbani più critici. Questo è avvenuto tramite la somministrazione di questionari appositamente studiati e distribuiti in mercati, feste in piazza ma anche in eventi organizzati insieme ad associazioni locali. Importantissimo è anche la percezione fisica dello spazio, il camminare insieme in un percorso organizzato e pianificato dai partecipanti, in modo che ognuno potesse mostrare agli altri quale spazio ritenesse essere possibile materia del laboratorio. Conoscere il quartiere, dunque, ma allo stesso tempo condividerlo con gli altri.
- PARTECIPARE per PARTECIPARE:
Uno degli obiettivi del Laboratorio è quello non solo di arrivare alla definizione di un intervento ma anche quello di stimolare gli abitanti a ragionare sull’ambiente in cui vivono. Le riflessioni sul vivere nelle nostre città può giungere a risultati inaspettati in occasioni anche più conviviali. E’ necessario far si che queste occasioni creino la giusta atmosfera tra le persone, che abbiano la possibilità di conoscersi e divertirsi, e far venir voglia di rincontrarsi negli stessi luoghi per fare qualcosa di più serio o impegnativo come progettare
insieme uno spazio pubblico.
- PARTECIPARE per PROGETTARE:
Si arriva così all’obiettivo di tutto il nostro lavoro: progettare insieme uno spazio pubblico. La tecnica usata è quella dell’ Open Space Technology che consiste nell'organizzare il lavoro in più tavoli, divisi per argomento, in uno
spazio dove ci si può muovere liberamente, partecipando alla discussione che interessa di più senza né vincoli né obblighi. Il tutto inserito in un contesto conviviale e assolutamente informale. Per cercare di favorire il processo
creativo dei partecipanti usando delle carte da gioco, divise in 5 grandi famiglie:
1. Arte e cultura
2. Sport e divertimenti
3. Socialità
4. Verde
5. Mobilità
Ogni carta suggeriva un idea progettuale, che poteva essere poi combinata con un'altra, in modo da poter arrivare, disegnando insieme, a un'idea di progetto soddisfacente. Un approccio sperimentato per la prima volta in questa occasione che ha dato dei risultati insperati ed interessanti e che per questo verrà sicuramente replicato. Anche i plastici dello spazio da progettare è molto utile per far capire in maniera induttiva le proporzioni e i il rapporto tra elementi presenti e quelli nuovi da inserire. Di solito non si riesce a raggiungere subito un’ unica soluzione progettuale ma è necessario procedere per step successivi; raccogliere tutti i progetti elaborati e poi in sedute di laboratorio consecutive, procedere ad una selezione e
rielaborazione che porti all’individuazione di un solo progetto. Quest’ultimo non sarà uno di quelli presentati nel primo appuntamento di laboratorio ma rappresenterà una sintesi degli aspetti principali contenuti in quest’ultimi, sui
quali si è creato il consenso grazie al confronto e alla discussione. A questo punto si può realizzare quello che comunemente è definito “Il mondo in una stanza” ovvero far sedere allo stesso tavolo i rappresentanti dei cittadini, della politica e del mondo economico che dovranno insieme dare attuazione al progetto.