27/04/2026
Ormai più di dieci anni fa pubblicavo questa immagine.
Me ne sono ricordato oggi perché mi trovo in una situazione particolare: nel fine settimana mi sono ammalato e oggi, lunedì, non ho lavorato.
Potrebbe sembrare una cosa comune, in realtà ho l'ansia.
Sono una partita iva, perdere una giornata di lavoro incide in modo non trascurabile sul bilancio mensile, soprattutto questa fine mese in cui devo pagare la quota annuale di iscrizione all'Ordine, una delle rate dei contributi minimi Inarcassa (più una rata di una quota rimasta indietro l'anno scorso...), oltre alle scadenze familiari e personali.
Ho approfittato del riposo forzato e ho provato a contattare (senza successo) un cliente a cui ho inviato un preventivo una decina di giorni fa.
Da quando ho inviato la mail col preventivo è praticamente scomparso.
So per certo che è una persona onesta e corretta, l'unica spiegazione che mi do è che il prezzo che ho esposto deve averlo scioccato e avrà pensato che ho tentato di gabbarlo, visto che ho già lavorato per lui in passato ma si parlava di cifre decisamente diverse perché le situazioni erano molto diverse per contesto, tipologia e ambito. In quelle occasioni bbiamo maturato reciproca stima. Almeno fino a una settimana fa.
Mi do questa spiegazione perché, PER LA PRIMA VOLTA NELLA MIA VITA, ho tenuto fermo il proposito di non lavorare sottocosto.
Mi sono detto che piuttosto che trovarmi un'altra volta a maledirmi per aver accettato lavori pagati troppo poco avrei preferito non lavorare.
E comunque ho applicato una tariffa oraria inferiore a quella che (quando esistevano ancora le tariffe) veniva definita la “soglia minima di dignità professionale”.
Aggiornata al 2006 (cioè quando ho iniziato a lavorare).
Certo, le tariffe non ci sono più e “i prezzi li fa il mercato” ma proprio per questo la situazione non è buona: quello che per noi sarebbe il minimo sindacale è troppo alto per una famiglia normale (e per il mercato).
Il mese prossimo compio 48 anni, non sono un ragazzino inesperto, sono iscritto all'Ordine, mi occupo di architettura e di design degli interni da vent'anni. Ho lavorato molto e con risultati quasi sempre giudicati superiori alle aspettative. Non ho saputo trasformare questi successi in compensi equi perchè sono clamorosamente pessimo come imprenditore e in fondo il denaro mi ripugna. Non riesco a dare un prezzo al fare architettura, non ho scelto questo mestiere per i soldi, l'ho scelto perché me ne sono innamorato e pur di farlo ho accettato condizioni e conseguenze che non avrei dovuto accettare e che ho pagato care in termini economici e di portfolio (ma non voglio approfondire).
Insomma ho SEMPRE lavorato, ma guadagnandoci (io) poco, pochissimo, nonostante un sacco di complimenti, pacche sulle spalle e ringraziamenti al limite della commozione per il lavoro svolto.
So che mostrare questo aspetto (lamentarsi) è considerato una debolezza ma – francamente – mi sono rotto di questo marketing continuo e irrinunciabile in cui bisogna sempre mostrarsi belli, infallibili e di successo.
Ho un problema perchè C'È un problema e sono certo sia condiviso da altri colleghi.
Per risolverlo bisogna parlarne e – per quanto mi riguarda – almeno mettere in pratica i propositi minimi che mi sono prefissato ormai più di dieci anni fa: non per avidità, per sopravvivenza.