Daniele Stevoli Diagnosi umidità e infiltrazioni

Daniele Stevoli Diagnosi umidità e infiltrazioni Diagnosi tecnica delle cause di umidità negli edifici.

Infiltrazioni, condense, sali, controterra e degradi murari analizzati attraverso casi reali e verifiche strumentali. La pagina facebook propone come metodo di contatto, oltre che di confronto e di ricerca per tutti coloro che si ritrovano a dover contrastare i problemi di umidità

Chi sceglieresti? Maverick o Forrest Gump?La maggior parte delle persone sceglie Maverick.È veloce.È brillante.È audace....
20/06/2026

Chi sceglieresti? Maverick o Forrest Gump?

La maggior parte delle persone sceglie Maverick.

È veloce.
È brillante.
È audace.
Ha personalità.
Trasmette sicurezza.

Eppure, se dovessi affidargli l'esecuzione di un piano di risanamento contro l'umidità, probabilmente sceglierei Forrest Gump.
Sembra una provocazione, ma lascia che ti spieghi.

Negli anni ho visto interventi contro l'umidità costati decine di migliaia di euro non perché il progetto fosse sbagliato, ma perché nessuno lo aveva eseguito con la disciplina necessaria.

Molti proprietari dedicano settimane alla scelta della tecnologia. Si informano sulle barriere chimiche, sulle centraline, sui vespai, sui cappotti tecnici e su qualsiasi altra soluzione disponibile sul mercato.

Poi però commettono un errore molto più importante.
Scelgono l'impresa sulla base della capacità di vendere un metodo invece che sulla capacità di seguire un progetto.

Quando un piano di risanamento è stato progettato correttamente, il valore dell'impresa non sta nel proporre una soluzione alternativa.
Sta nell'eseguire con precisione quella prevista.

Le demolizioni devono fermarsi dove previsto.
I materiali devono essere quelli previsti.
I tempi di asciugatura devono essere rispettati.

Le stratigrafie devono essere realizzate come progettate.

I dettagli non sono dettagli.
Sono il risultato finale.

Paradossalmente, nei lavori più delicati, spesso non serve il fenomeno che vuole reinventare tutto.

Serve la persona metodica che segue ogni passaggio senza scorciatoie.

Perché il risanamento non è una gara di velocità.
È una sequenza di operazioni che devono essere eseguite nel modo corretto.

Ed è proprio per questo motivo che una parte fondamentale del progetto consiste nella scelta dell'impresa esecutrice.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

"Mi hanno detto che basta nebulizzare la parete e i sali spariscono."Negli ultimi anni mi è capitato di sentire questa a...
19/06/2026

"Mi hanno detto che basta nebulizzare la parete e i sali spariscono."

Negli ultimi anni mi è capitato di sentire questa affermazione sempre più spesso.

Il principio alla base della nebulizzazione delle murature è apparentemente semplice. Si utilizza acqua per favorire la dissoluzione e l'estrazione di una parte dei sali presenti all'interno dei materiali.

Detta così sembra una procedura logica.

Ed effettivamente, in determinate condizioni, può rappresentare uno strumento utile all'interno di un percorso di risanamento ben progettato.

Il problema nasce quando questa tecnica viene presentata come una soluzione universale.

Durante le attività diagnostiche mi è capitato di osservare edifici nei quali la nebulizzazione è stata proposta senza una reale valutazione della muratura, della sua resistenza meccanica, della presenza di materiali deboli o della natura dei sali presenti.

Ed è proprio qui che iniziano i rischi.

Perché introdurre ulteriore acqua in una muratura già compromessa non è sempre una scelta priva di conseguenze.

In alcuni casi si possono verificare distacchi, alterazioni superficiali o fenomeni che peggiorano la situazione iniziale anziché migliorarla.

La vera domanda, quindi, non è se la nebulizzazione funzioni oppure no.

La vera domanda è se quella specifica muratura sia adatta a riceverla.

Purtroppo nel settore dell'umidità si parla spesso delle tecnologie e molto meno dei loro limiti.

Eppure sono proprio i limiti che permettono di capire quando una procedura possa essere realmente utile e quando invece rischi di trasformarsi in un intervento poco efficace o addirittura dannoso.

Per questo motivo ritengo che ogni operazione di estrazione dei sali debba essere preceduta da una corretta diagnosi e da una valutazione delle caratteristiche della muratura.

Perché non tutte le pareti reagiscono allo stesso modo.

E non tutti i sali si comportano allo stesso modo.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

"L'errore più costoso non è scegliere la soluzione sbagliata.È sbagliare la diagnosi."Può sembrare una frase provocatori...
18/06/2026

"L'errore più costoso non è scegliere la soluzione sbagliata.

È sbagliare la diagnosi."

Può sembrare una frase provocatoria, ma dopo quasi trent'anni trascorsi ad analizzare edifici con problemi di umidità, credo sia una delle affermazioni più vere che possa fare.

Quando una parete presenta degrado, macchie, sali o distacchi di intonaco, la tentazione è quella di cercare immediatamente una soluzione. Si chiede un preventivo, si confrontano prodotti, si valutano tecnologie e si cerca qualcuno che possa intervenire rapidamente.

Il problema è che molto spesso si parte dalla risposta prima ancora di aver compreso la domanda.

Nel corso degli anni ho visto edifici trattati come se fossero interessati da un fenomeno quando in realtà il problema era un altro. Ho visto infiltrazioni scambiate per altre cause, percorsi dell'acqua completamente ignorati, murature analizzate senza considerare la loro storia costruttiva e interventi progettati sulla base di ipotesi che non erano mai state realmente verificate.

Quando questo accade, il rischio non è soltanto spendere soldi inutilmente.

Il rischio è perdere anni.

Perché ogni intervento eseguito sulla base di una diagnosi errata tende a generare nuova confusione. Si sostituiscono materiali, si modificano le murature, si altera il comportamento dell'edificio e diventa sempre più difficile capire cosa stia realmente accadendo.

È per questo motivo che considero la diagnosi il momento più importante dell'intero percorso di risanamento.

Non perché sia la fase più spettacolare.

Ma perché è quella che determina tutte le decisioni successive.

Molti dei problemi che incontro oggi nei cantieri non nascono dalla mancanza di soluzioni.

Nascono da errori commessi nella fase iniziale di interpretazione del fenomeno.

Ed è proprio da questa esperienza che nasce l'articolo che ho pubblicato.

Nei prossimi anni credo che la differenza tra spendere bene e spendere male passerà sempre più dalla capacità di comprendere correttamente il problema prima di intervenire.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

Questa tecnologia funziona?È una delle domande che mi vengono poste più spesso.A volte si parla di una barriera chimica....
17/06/2026

Questa tecnologia funziona?

È una delle domande che mi vengono poste più spesso.

A volte si parla di una barriera chimica. Altre volte di elettrosmosi, drenaggi, intonaci deumidificanti, ventilazioni o altri sistemi utilizzati nel risanamento delle murature.

La mia risposta, però, è quasi sempre la stessa: dipende da mille variabili.

So che non è la risposta che molti vorrebbero sentire, ma dopo quasi trent'anni trascorsi a studiare ed analizzare edifici, ho imparato che il problema raramente è la tecnologia.

Il problema è capire se quella tecnologia sia adatta al fenomeno che si sta cercando di risolvere.

Nel corso degli anni ho visto sistemi funzionare molto bene in alcuni edifici e dare risultati deludenti in altri. Non perché fossero necessariamente sbagliati, ma perché erano stati utilizzati per affrontare problemi diversi da quelli per cui erano stati progettati.

È un po' come utilizzare un antibiotico per curare una frattura. Non avrebbe senso dire che l'antibiotico non funziona. Semplicemente non è la risposta giusta a quel problema.

Lo stesso accade nel settore del risanamento.

Quando si parte dalla soluzione prima ancora di aver identificato la causa, il rischio di commettere errori aumenta enormemente. Si investono soldi, si eseguono lavori, si affrontano disagi e, in alcuni casi, il fenomeno continua a manifestarsi perché la causa reale non è mai stata compresa.

Per questo motivo ritengo che la domanda più importante non sia quale tecnologia utilizzare.

La domanda è quale fenomeno stia realmente interessando l'edificio.

Solo dopo aver risposto a questa domanda ha senso parlare di sistemi, prodotti e interventi.

Non esistono tecnologie infallibili.

Esistono tecnologie utilizzate nel problema giusto.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

"Abbiamo restaurato tutto. Eppure il problema è peggiorato."Può sembrare una contraddizione, ma è una situazione che inc...
13/06/2026

"Abbiamo restaurato tutto. Eppure il problema è peggiorato."

Può sembrare una contraddizione, ma è una situazione che incontro molto più spesso di quanto si possa immaginare, soprattutto negli edifici storici.

Quando una muratura presenta umidità, sali o degrado superficiale, la prima reazione è quasi sempre quella di intervenire sostituendo ciò che appare deteriorato. Si demolisce, si rifà, si applicano nuovi materiali e si pensa di aver risolto il problema.

Eppure molti edifici storici sono arrivati fino a noi dopo centinaia di anni proprio grazie a un equilibrio molto particolare tra murature, intonaci e capacità di gestire l'umidità.

Quando questo equilibrio viene alterato utilizzando materiali incompatibili, il risultato può essere esattamente l'opposto di quello desiderato.

Negli anni mi è capitato di osservare murature che avevano convissuto con determinati fenomeni per decenni senza particolari problemi. Ma che hanno iniziato a degradarsi rapidamente dopo alcuni interventi apparentemente eseguiti con le migliori intenzioni.

Il punto non è stabilire se un materiale sia buono o cattivo, ma capire se quel materiale sia compatibile con quell'edificio.

Gli edifici storici non si comportano come le costruzioni moderne.
Hanno regole proprie, materiali propri e una storia costruttiva che merita di essere compresa prima di qualsiasi intervento.

Per questo motivo, prima di parlare di prodotti o soluzioni, ritengo sia fondamentale comprendere cosa stia realmente accadendo nella muratura.

Perché molto spesso il problema che vediamo oggi non nasce dall'umidità. Nasce da un restauro incompatibile eseguito anni prima.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

Una delle convinzioni più diffuse nel settore dell'umidità è che basti possedere uno strumento per poter fare una diagno...
11/06/2026

Una delle convinzioni più diffuse nel settore dell'umidità è che basti possedere uno strumento per poter fare una diagnosi.

In fondo è comprensibile: se una persona vede un tecnico arrivare con una termocamera, un igrometro o altre apparecchiature, tende automaticamente a pensare che la diagnosi sia ciò che compare sul display.

Dopo quasi trent'anni di attività posso dire che la realtà è molto diversa.

Gli strumenti sono fondamentali. Li utilizzo ogni giorno e senza di loro sarebbe impossibile raccogliere molte delle informazioni necessarie per comprendere un edificio.

Ma uno strumento non produce una diagnosi, produce un dato. La differenza può sembrare piccola, ma è enorme.

Perché lo stesso valore misurato può avere significati completamente differenti a seconda della storia del fabbricato, dei materiali presenti, delle caratteristiche costruttive, delle quote esterne, delle infiltrazioni, della presenza di sali o delle condizioni ambientali.

Nel corso degli anni mi è capitato di vedere edifici dove misure apparentemente identiche nascondevano fenomeni completamente diversi.

Se ci si limita a leggere il numero che compare sullo schermo, il rischio è quello di trovare risposte semplici a problemi complessi.

Qui che nascono molti errori:

1 Si sceglie una soluzione prima di aver compreso il problema.

2 Si interviene sulla manifestazione visibile senza capire quale fenomeno la stia alimentando.

3 Si confonde una misurazione con una diagnosi.

Per questo motivo ritengo che il valore di una consulenza tecnica non risieda nello strumento utilizzato, ma nella capacità di interpretare correttamente ciò che lo strumento sta raccontando.

L'apparecchio raccoglie informazioni, ma la diagnosi le collega tra loro.

Ed è da quel ragionamento che nasce la possibilità di risolvere realmente il problema.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

"Bisogna demolire tutto fino a un metro."È una frase che sento ripetere da quasi trent'anni e ogni volta mi viene in men...
10/06/2026

"Bisogna demolire tutto fino a un metro."

È una frase che sento ripetere da quasi trent'anni e ogni volta mi viene in mente la stessa risposta:

"Non mi risulta che l'umidità conosca il sistema metrico decimale."

Può sembrare una battuta, ma in realtà è una delle riflessioni più serie che si possano fare quando si affronta un problema di degrado delle murature.

Per quale motivo un muro dovrebbe essere demolito esattamente fino a un metro? Perché non ottanta centimetri? Perché non un metro e venti? E soprattutto, chi ha stabilito che il fenomeno si fermi precisamente a quella quota?

La verità è che molto spesso si interviene seguendo abitudini tramandate nel tempo senza chiedersi se siano realmente adatte a quel fabbricato specifico.

Nel corso degli anni ho visto demolire migliaia di metri quadrati di intonaco. Alcune demolizioni erano assolutamente necessarie. Altre, invece, avrebbero potuto essere ridotte in modo significativo se prima fosse stata eseguita una corretta diagnosi.

Il problema è che quando si inizia a demolire senza aver compreso il fenomeno, si rischia di affrontare il sintomo senza aver identificato la causa.

L'umidità non segue quote prestabilite. Non rispetta le convenzioni di cantiere. Non si ferma dove vorremmo che si fermasse.

Segue percorsi molto più complessi, influenzati dai materiali, dalla presenza di sali, dalle infiltrazioni, dalle caratteristiche della muratura e dalla storia stessa dell'edificio.

Per questo motivo, prima di decidere quanto demolire, credo sia molto più importante capire perché quella parete si è degradata.

Perché in molti casi il vero risparmio non nasce dall'utilizzare un materiale meno costoso.

Nasce dall'evitare demolizioni inutili.

Nasce dal conservare ciò che può essere conservato.

Nasce dal comprendere il problema prima di intervenire.

È un approccio meno spettacolare, ma spesso molto più efficace.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

Qualche tempo fa mi sono trovato ad analizzare un edificio dove l'intonaco stava iniziando a staccarsi in più punti.La s...
09/06/2026

Qualche tempo fa mi sono trovato ad analizzare un edificio dove l'intonaco stava iniziando a staccarsi in più punti.

La situazione non aveva nulla di particolarmente spettacolare. Nessun crollo, nessuna parete completamente distrutta. Le classiche manifestazioni che molte persone vedono nelle proprie abitazioni: qualche rigonfiamento, alcune zone che si sfarinavano, piccoli distacchi e una serie di riprese eseguite nel corso degli anni per cercare di mantenere decoroso l'ambiente.

La prima domanda del proprietario è stata quella che sento più spesso:

"Secondo lei hanno usato un intonaco sbagliato?"

È una domanda comprensibile, perché quando vediamo un intonaco che si degrada tendiamo automaticamente a pensare che il problema sia nell'intonaco.

Eppure, dopo quasi trent'anni trascorsi ad analizzare edifici, posso dire che molto spesso la situazione è diversa.

Durante i sopralluoghi mi capita frequentemente di osservare intonaci che hanno superato tranquillamente i cinquanta, sessanta o addirittura cento anni di vita. Alcuni sono stati realizzati quando ancora non esistevano molti dei prodotti che oggi vengono pubblicizzati come indispensabili per il risanamento delle murature.

Eppure sono ancora lì.

Non perfetti, naturalmente.

Ma funzionanti.

Allo stesso tempo vedo interventi eseguiti dieci o quindici anni fa che manifestano già problemi evidenti.

Questo dovrebbe far riflettere.

Perché se il segreto fosse soltanto il prodotto utilizzato, non dovremmo trovare intonaci storici ancora efficienti e non dovremmo trovare interventi recenti già degradati.

La realtà è che l'intonaco è soltanto una parte del sistema.

Sotto quella superficie esistono murature che assorbono acqua, sali che migrano lentamente nel tempo, vecchie riparazioni eseguite con materiali differenti, porzioni di parete che si comportano in modo completamente diverso da quelle adiacenti.

Quando tutto questo viene ignorato, l'intonaco diventa semplicemente il punto in cui il problema si manifesta.

E spesso viene accusato di colpe che non ha.

Per questo motivo, quando mi trovo davanti a una parete degradata, non parto mai dalla domanda "quale intonaco devo utilizzare?".

Cerco prima di capire perché quello esistente si è deteriorato.

Perché la risposta a quella domanda racconta molto di più della marca scritta sul sacco del materiale.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo.

Link nel primo commento.

"Abbiamo pulito la muffa tre volte. Ma continua a tornare."Quando sento questa frase durante un sopralluogo, una delle p...
04/06/2026

"Abbiamo pulito la muffa tre volte. Ma continua a tornare."

Quando sento questa frase durante un sopralluogo, una delle prime cose che voglio capire è se il problema che stiamo osservando sia davvero una semplice muffa oppure il sintomo di qualcosa di più importante.

Molto spesso si pensa che le contaminazioni biologiche siano legate esclusivamente alla condensa o a una ventilazione insufficiente.

In alcuni casi è vero. In altri casi, però, la situazione è completamente diversa.

Nel corso degli anni mi è capitato di analizzare edifici dove il problema era alimentato dalla presenza di scarichi deteriorati, perdite non visibili o dispersioni che avvenivano da molto tempo all'interno delle murature o nel terreno vicino all'edificio.

Il proprietario vedeva la muffa, sentiva cattivi odori e notava il degrado degli intonaci.

Ma la vera causa si trovava altrove.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più insidiosi delle contaminazioni biologiche.

Molte volte si interviene sull'effetto visibile senza comprendere il fenomeno che lo sta generando.

Si pulisce.

Si tinteggia.

Si sostituisce l'intonaco.

Ma dopo qualche mese il problema ritorna. Non perché il prodotto utilizzato fosse sbagliato, ma perché la sorgente che alimenta il degrado è ancora presente.

L'acqua rappresenta uno degli elementi più importanti per la crescita di muffe, batteri e contaminazioni biologiche.

Per questo motivo, quando si osservano determinate manifestazioni, la domanda da porsi non dovrebbe essere "come elimino la muffa?", ma piuttosto "perché questa muffa continua a trovare le condizioni per svilupparsi?".

È una differenza apparentemente semplice, ma è proprio qui che nasce la differenza tra nascondere un problema e risolverlo.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento.

"Casa nuova. Impossibile che abbia problemi di muffa."Quando entro in un'abitazione costruita da pochi anni e sento ques...
03/06/2026

"Casa nuova. Impossibile che abbia problemi di muffa."

Quando entro in un'abitazione costruita da pochi anni e sento questa frase, so già che probabilmente dovremo fare un ragionamento un po' diverso da quello che il proprietario si aspetta.

Per molti anni siamo stati abituati ad associare la muffa alle case vecchie.

Murature datate, serramenti che chiudevano male, edifici privi di isolamento, appartamenti poco riscaldati.

Per questo motivo, quando la muffa compare in una costruzione recente, la prima reazione è quasi sempre di stupore.

Eppure negli ultimi anni mi è capitato di analizzare numerosi edifici di nuova costruzione dove il problema era presente già dopo pochi mesi dalla consegna.

La domanda che mi viene posta è quasi sempre la stessa:

"Com'è possibile che una casa appena costruita abbia questi problemi?"

La risposta è che gli edifici moderni funzionano in modo completamente diverso rispetto a quelli realizzati trenta o quarant'anni fa.

Oggi si costruiscono edifici molto più efficienti dal punto di vista energetico.

I serramenti sono estremamente performanti.

Le dispersioni termiche vengono ridotte.

L'involucro è sempre più isolato.

Tutto questo rappresenta un enorme vantaggio sotto il profilo energetico.

Ma esiste anche un'altra faccia della medaglia.

Quando un edificio diventa molto più ermetico, il ricambio naturale dell'aria diminuisce drasticamente.

Ogni giorno, all'interno di una normale abitazione, vengono prodotti diversi litri di acqua sotto forma di vapore.

Docce.

Cucina.

Lavanderia.

Persone presenti negli ambienti.

Piante.

Attività quotidiane.

Se questo vapore non viene correttamente smaltito, inizia ad accumularsi.

Quando incontra superfici più fredde, anche solo localmente, può condensare e creare le condizioni ideali per la formazione della muffa.

Molto spesso non si tratta di infiltrazioni.

Molto spesso non si tratta di umidità proveniente dal terreno.

E nemmeno di difetti macroscopici dell'edificio.

Si tratta semplicemente di un equilibrio che non sta funzionando correttamente.

Ed è proprio per questo motivo che una casa nuova non è automaticamente immune dai problemi di muffa.

In alcuni casi può addirittura essere più sensibile di edifici molto più vecchi.

Prima di parlare di soluzioni è quindi importante comprendere il comportamento reale dell'edificio.

Perché la muffa non è quasi mai il problema.

È il sintomo di qualcosa che sta accadendo.

Ne ho parlato più approfonditamente nell'articolo al link nel primo commento

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