Il Castello di Galliate è per noi tutto ciò che è stato e si è significativamente impresso. Il suo messaggio culturale comprende ormai anche interventi di restauro, a partire dal primo impostato in termini di un ripristino che non si può pernsare di esetendere oltre, anche perchè è ormai mutata la dottrina e ai problemi lasciati aperti pare urgente dare una appropriata sistemazione. Andrè Corbez
ha delineato l'immagine di una architettura attraversata dai contenuti, questi relativamente mutevoli nel tempo, quella destinata a tramandarsi nella propria identità, arricchita non riplasmata dai segni impressi da una pur sempre imperfetta reversibilità di allestimento. Chi si trova ad operare su ciò che esiste deve appunto mettersi dalla parte dell'esistente, aggiungere non sottrarre, ha scritto Dezzi Bardeschi, segni ed identità di spazio e di materia. Le nuove funzioni che possiamo attribuire al Castello, son necessarie perchè la frequentazione e l'uso ne consentono e ne impongono la manutenzione. Dopo di questi forse altre funzioni potranno ve**re, a questo futuro dobbiamo tramandare, in tutta la sua concretezza, ciò che esiste e possiamo oggi leggere o forse è nascosto nel monumento, senza trasformarne nemmeno in parte la consistenza materiale in funzione di una interpretazione utilitaristica od ideologica che sappiamo come non possa essere che storicamente contingente e diversa da quella in cui il Castello potrà essere oggetto in altri contesti a ve**re. Una architettura è infatti del tutto simile ad un qualsiasi altro documento storico, non riproducibile; un testo che possiamo leggere interpretare postillare, ma dobbiamo poi conservare intatto per chi lo consulterà in futuro.