I love green inspiration by Marinella Rauso

I love green inspiration by Marinella Rauso design & fashion blog - zine

18/06/2026

Ma perché hanno tolto la ricostruzione 1:1 della Eames House dalla Triennale?

Una delle case più iconiche del Novecento.

La Case Study House n. 8, progettata da Charles e Ray Eames e completata nel 1949, nasceva da una domanda ancora attuale: come costruire case moderne, belle e accessibili per la vita quotidiana?

A più di settant’anni di distanza continua a essere un riferimento.

Non perché sia nuova. Perché è ancora avanti.

C’è qualcosa del barocco che mi travolge.E non riesco a spiegarlo del tutto. Non dovrebbe essere il mio linguaggio.Amo g...
17/06/2026

C’è qualcosa del barocco che mi travolge.
E non riesco a spiegarlo del tutto. Non dovrebbe essere il mio linguaggio.

Amo gli spazi essenziali.
Le case che sembrano costruite con poche linee necessarie. Il silenzio del Moderno.

Eppure ogni volta che entro in un luogo come questo alzo gli occhi e dimentico tutto.

Le pareti si piegano. Gli stucchi diventano nuvole.
I soffitti sembrano aprirsi verso un altro cielo.

Forse mi affascina proprio questo. L’idea che l’architettura, qualche volta, non debba essere misurata. Può perdere il controllo. E stupire.

Come una musica troppo alta. Un racconto esagerato. Qualcosa che, per un istante, ti fa perdere il senso della proporzione.

Tra tutte le case che visito, alcune mi rimangono impresse.Non necessariamente per un grande soggiorno o mobili costosi....
16/06/2026

Tra tutte le case che visito, alcune mi rimangono impresse.

Non necessariamente per un grande soggiorno o mobili costosi.
Più spesso per un pavimento che racconta una storia.
Una tenda che cambia la luce.
Un soffitto dipinto.
Una porta illuminata dal sole.
Una pila di libri lasciata in vista.
I dettagli non servono a impressionare.
Servono a dare carattere.
Le case memorabili, alla fine, non sono quelle perfette.
Sono quelle che sembrano appartenere davvero a qualcuno.

Alcuni luoghi non ci lasciano immagini da copiare.Ci lasciano idee.Villa Lysis, per me, è una di queste. Non per il pano...
14/06/2026

Alcuni luoghi non ci lasciano immagini da copiare.
Ci lasciano idee.

Villa Lysis, per me, è una di queste. Non per il panorama, impossibile da replicare.

Né per la vita inquieta e controversa di Fersen ma per il modo in cui ti lascia immaginare un altro modo di abitare.

Per quella sequenza di soglie, attese e rivelazioni che trasforma una passeggiata in un’esperienza.
Forse è questo che cerco ogni volta che progetto: una piccola ‘acropoli della bellezza’ quotidiana.

Un luogo che non mostri tutto subito, ma che inviti a scoprire qualcosa passo dopo passo.
Per questo viaggio, osservo, fotografo. Perché certi luoghi finiscono nei miei progetti molto prima di entrarci davvero.

13/06/2026

Non credo di avere uno stile preferito.
O forse sì. È il Moderno. Perché lo considero prima di tutto un modo di pensare.
Quello delle case che mettono al centro lo spazio e il modo in cui sarà abitato. Quello che poi raccoglie cose amate.

Quello dei luoghi che non sembrano costruiti per una fotografia. Delle stanze dove vecchio e nuovo convivono senza chiedersi il permesso.

Lo stile non è scegliere una tendenza.
È riconoscersi in ciò che scegliamo di tenere vicino.

10/06/2026

Una casa non è fatta solo di stanze. È fatta di azioni che si ripetono.

Ci sono cose che vengono dopo il progetto.

La luce sul pavimento.
Le riviste impilate.
Il tappeto consumato.
La poltrona dove ami tornare.

Abitare, in un buon progetto, diventa una cosa semplice.

08/06/2026

Una candela accesa. Le piante da innaffiare.
Un disco che gira. Rimettere a posto.
Il caffè del mattino.

Abitare è anche, e soprattutto, questo:
una somma di piccoli rituali.

Foto scattate tra Berlino e Kyoto.Città lontanissime tra loro, qui accomunate da una stessa ricerca dell’imperfezione. V...
07/06/2026

Foto scattate tra Berlino e Kyoto.

Città lontanissime tra loro, qui accomunate da una stessa ricerca dell’imperfezione. Voluta, ascoltata, lasciata.

Le pareti non sono perfette.
I pavimenti portano i segni del tempo.
I mobili sembrano arrivati poco per volta.

Niente appare definitivamente concluso.

Nella cultura giapponese questa sensazione si chiama wabi-sabi. L’idea che la bellezza non nasca dalla perfezione, ma dall’impermanenza, dall’usura, dalle tracce lasciate dal tempo.

Forse è per questo che questi luoghi restano impressi. Non cercano di nascondere ciò che hanno vissuto.

Lo mostrano.

Sembrano più aperti, più umani, più veri. Più capaci di accoglierti.

Spazi che non danno l’impressione di essere stati progettati una volta per tutte, che lasciano intuire che qualcosa possa ancora cambiare.

Le case prima della ristrutturazione sono ancora abitate.Non dalle persone. Dalle loro tracce.Un libro dimenticato su un...
04/06/2026

Le case prima della ristrutturazione sono ancora abitate.

Non dalle persone. Dalle loro tracce.

Un libro dimenticato su uno scaffale.
Un divano rimasto sempre nello stesso angolo.
Una cucina che racconta abitudini quotidiane.
Una finestra aperta sulla stessa luce da decenni.

Prima di iniziare un progetto, c’è sempre un momento che mi piace particolarmente.

Quello in cui la casa non è più davvero di chi l’ha abitata, ma non è ancora di chi la abiterà.

Un momento sospeso.
Proprio lì una casa racconta più cose di sé - e io sento il peso di dover ascoltare le storie per riscrivere quella nuova.

03/06/2026

Molti vogliono eliminare il corridoio.
Io no.
Negli anni si è iniziato a considerarlo spazio perso, metri quadrati da recuperare, pareti da abbattere.
Eppure i corridoi fanno una cosa che gli open space spesso non riescono più a fare:
creano attesa. Separano i momenti della giornata. Nascondono e rivelano.
Ti accompagnano da una stanza all’altra invece di mostrare tutto subito.
Quando visito una casa, raramente amo leggerla tutta in una volta.
Per questo lascio al corridoio il suo ruolo. Ti fanno entrare. Attraversare. Scoprire.
È anche per questo che ce li ricordiamo.

Indirizzo

Naples

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