06/11/2025
Il mio intervento al Seminario Il restauro del moderno - I cinema del 900 organizzato dal Centro Studi Sisto Mastrodicasa il 30 ottobre 2025.
Il tema di oggi è particolare, un tema che supera sia l'aspetto storico-culturale, sia l'aspetto meramente tecnico, coinvolgendo in modo pressoché analogo le diverse professionalità qui oggi rappresentate.
Perché?
La ragione è semplice: riguarda il nostro personale vissuto. Potreste obiettare: la questione può riguardare tante altre categorie di edifici non solo le sale cinematografiche. È vero, ma per le nostre generazioni i cinema sono stati luoghi eccezionali che, nonostante la loro odierna frequente decadenza, sono comunque capaci di riportarci, a volte con nostalgia, all'indietro nel tempo.
I cinema come centri di condivisione e dibattito artistico, come fucine di integrazione ed emancipazione sociale. Questa specificità ha fatto sì che l'architettura delle sale cinematografiche del Novecento non solo rifletta l'evoluzione estetica e funzionale degli edifici, ma testimoni soprattutto il profondo cambiamento culturale e sociale che, attraverso il cinema, ha caratterizzato lo scorso secolo.
È evidente che, da un punto di vista metodologico, nell'approccio progettuale verso questo genere di opere, il loro valore semantico – ovvero la loro funzione – ha una valenza essenziale e determinante, tale da mettere quasi in secondo piano il loro valore sintattico o percettivo.
Questo deriva, oltre che dalla specificità della funzione stessa, anche dall'insieme di ciò che questa funzione ha significato nella vita di ciascuno.
Tali luoghi sono divenuti emblematici nel tempo, caratterizzando la vita di ogni città, anzi, di ogni realtà urbana, attraverso il loro evolversi da semplici spazi per la proiezione di film a luoghi di evasione e, al tempo stesso, di riflessione, di scambio e di crescita culturale.
Ma i cinema sono stati anche e soprattutto cattedrali di sogni, di speranze e di ancestrali illusioni. Perché l'esistenza non è data solo dal lato reale delle cose, ma anche da tutto ciò che ognuno di noi conserva gelosamente nella propria mente e nella propria anima.
Tutto questo non trova sintesi migliore che in quel capolavoro assoluto del Maestro Giuseppe Tornatore, vincitore del premio Oscar, che è Nuovo Cinema Paradiso.
Se una sera vorrete proprio portarmi in un multisala, allora ditemi: "Andiamo a vedere un film". Ma non ditemi mai: "Andiamo al cinema". Perché questi attuali "non-luoghi", privi di qualsiasi significato, a mio parere, con il cinema non hanno nulla, ma proprio nulla, a che vedere.
Andare al cinema non significa solo recarsi in una sala dove si proietta una pellicola. Significa entrare in un mondo nel quale, attraverso lo spegnersi graduale delle luci, la nostra percezione dell'opera cinematografica entra inevitabilmente in simbiosi con l'architettura e la storia di quel luogo. E quindi?
Penso che come Architetti, di fronte a temi come questo, abbiamo una sfida epocale davanti a noi: trovare un senso dentro il cambiamento, leggere in esso i segni di una nuova sensibilità, e dare forma a spazi capaci di accogliere le nuove modalità di incontro, di visione, di condivisione, facendo si che l’architettura, nel rispetto del principio di reversibilità, sia sempre testimonianza della contemporaneità. In fondo, il nostro mestiere oggi come ieri è sempre lo stesso: restituire un’anima ai luoghi, anche quando il mondo intorno cambia.
Stefano Tini
Vice presidente dell' Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Perugia