21/07/2021
Alle Porte d’Italia (E. De Amicis) «Passato Bricherasio, s’apre con maestà graziosa la bella valle del Pellice, dai due lati della quale s’alzano il Vandalino, superbo e triste, e la Gran Guglia, e i monti di Angrogna, e il Frioland, una varietà maravigliosa di cime cinerine che sorgono dietro alle alture verdi, di cime azzurre che si drizzano sopra le cinerine, di punte bianche che fan capolino sopra le azzurre, fino al confine di Francia; e tutt’intorno, dalle rive del torrente affollate di pioppi, su per le falde coperte di gelsi e d’alberi fruttiferi, vigneti sopra vigneti, e campi biondi su campi biondi, divisi da macchie di castagni, e boschi di pini e di faggi più alti, e ville, fattorie, chiesuole, capanne a tutte le altezze, come nelle vicinanze d’una città grande; e su tutta questa bellezza una gran pace. (…) Noi stiamo per entrare, siamo già entrati anzi, in una regione famosa e gloriosa, in una piccola Svizzera italiana, che ha là vicino, in Torre Pellice, la sua Ginevra, in mezzo a un popolo singolare, che forma come una nazione a parte nel seno della nostra nazione, raccolto quasi tutto e accampato in una vasta fortezza quadrilatera di montagne dirupate e boscose, compresa tra l’alta valle del Po, la frontiera del Delfinato e la valle di Susa. Questo popolo ha una storia propria, la cui origine si perde nell’oscurità del medio evo, una fede sua, una sua letteratura, un suo dialetto, un particolare ordinamento religioso democratico, che appartiene a lui solo, un’assemblea libera che tratta e decide dei suoi interessi più delicati, delle istituzioni speciali, fondate in parte e sostenute dalla liberalità di gente d’ogni nazione».
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