07/12/2023
La mola a pedale del Sig Gustavo, dopo più di 100 anni, è ancora visibile qui in sede.
Grazie al lavoro di Gustavo e all'instancabile impegno del figlio Antonio, oggi Tagliabene è un'azienda che serve più di diecimila clienti sparsi su tutto il territorio nazionale e impiega quasi un centinaio di persone fra dipendenti e terzisti.
Mica male per un arrotino, vero?
"Moléta moléta con la fame maledéta!"
Buone feste a tutti
ARROTINO - EL MOLETTA
Foto: Gustavo Polla, arrotino che nel 1920 ha avviato la propria attività partendo da Caderzone, vicino a Pinzolo in Val Rendena, valle dalla quale l’arte dell’arrotino si è diffusa in tutto il mondo e da cui la famiglia Polla proviene. Dopo aver affrontato il lungo viaggio a piedi spingendo la mola, Gustavo raggiunge Milano andando alla costante ricerca di coltelli, forbici e utensili da taglio d’affilare tra macellerie, salumerie osterie. Porta con se non solo la mola a pedale, l’arte dell’arrotino e la capacità artigiana acquisita. Nella foto dall'archivio dell'azienda Tagliabene si evidenzia l'indirizzo di via Eustachi 13
Arrotino (El Moletta): artigiano ambulante che eseguiva l’affilatura di coltelli, forbici e altri attrezzi da taglio. Per tale lavorazione l’arrotino disponeva di un carrettino attrezzato con una mola girante azionata da un pedale e altri strumenti manuali, come l’immancabile cote o l’attrezzo di legno lungo e stretto sul quale era stesa una striscia di cuoio, utilizzato per l’affilatura dei rasoi da barbiere. La funzione esercitata dall’arrotino era di grande utilità; a esso facevano ricorso non solo i privati ma anche tutti gli operatori che, nell’esercizio del loro lavoro, facevano uso di attrezzi da taglio: macellai, barbieri, falegnami, sarti eccetera. Il discorso era profondamente diverso per quanto riguarda i contadini, le lame dei cui strumenti di lavoro — falci e falcetti — dovevano essere ravvivate non per affilatura ma per battitura, allo scopo di non perdere la tempra e di aumentarne resistenza e durata. Di norma tale operazione era effettuata dagli stessi contadini, o da esperti artigiani specializzati; qualche volta anche l’arrotino eseguiva il lavoro di battitura, ma, in questo caso, gli attrezzi venivano ritirati e riconsegnati al successivo passaggio. Il lavoro dell’arrotino non subì, nel corso dei secoli, sostanziali trasformazioni; il solo — non fondamentale — cambiamento fu quello, progressivo, del carretto, che divenne via via più comodo, grande e funzionale, benché sempre condotto a mano e, soltanto in tempi più recenti, montato su tricicli o piccoli motocarri. Qualche decennio fa circolavano in provincia moderni arrotini che avevano sostituito il carretto con un veloce motorscooter in cui la piccola mola, montata al posto del sellino posteriore, veniva azionata da una cinghia collegata a una puleggia calettata sul volano-magnete del motore. La professione dell’arrotino, nella versione ambulante (tralasciando dunque i negozi che forniscono il servizio di affilatura), esiste tuttora, anche se è sempre più raro ascoltare nelle strade delle città e dei paesi il grido, pressoché uguale in tutta la Pen*sola, con cui il provetto professionista attirava l’attenzione dei potenziali clienti.
L’arrotino in musica
Delle molte canzoni, sia in dialetto sia in lingua, dedicate alla figura dell’arrotino ricordiamo La Roeuda la gira, scritta da Sigismondi e Antonacci nel 1901:
O dònn gh’è chí el molètta
se gh’avii el cortell coi dent
se gh’avii la forbesetta
che taja pú per nient
cortell e forbesètta
o dònn portèmej chí
no gh’è nissun molètta
che mòla mej de mí.
no gh’è nissun molètta
che mòla mej de mí.
E gira la roeuda la gira
e la gira la roeuda la va
gira gira Giovann che vègn sira
ma la roeuda la stenta a girà.
L’è on pezz che foo girà
sta roeuda innanz e indrée
ma mai podró vanzà
cinq ghèj de sto mestée
l’è inutil pensàgh sora
l’è inscí che la gh’ha de ‘ndà
sta roeuda sòtt e sora
mí gh’hoo de fà girà.
sta roeuda sòtt e sora
mí gh’hoo de fà girà.
E gira la roeuda la gira
e la gira la roeuda la va
gira gira Gìovann che vègn sira
ma la roeuda la stenta a girà.
Lassem che’l mond el gira
e gira anca la luna
come i tosann de sira
in cerca de fortunna
e mí col mè carrètt
voo in gir de chí e de là:
o donn gh’è chí el molètta
se gh’avii de fa molà.
o donn gh’è chí el molètta
se gh’avii de fa molà.
E gira la roeuda la gira
e la gira la roeuda la va
gira gira Giovann che vègn
sira ma la roeuda la stenta a girà.
E gira gira gira gira gira…