31/05/2024
Ho apprezzato il gesto del sindaco della mia città di esporre la bandiera palestinese a Palazzo d’Accursio e sono fiero di fare parte di una comunità aperta e in ascolto.
Ho molto frequentato in passato sia la Palestina che Israele ed ho molti amici musicisti in ambedue gli Stati.
Persone straordinarie e uomini che perseguono il dialogo facendo della musica un’unica bandiera di pace.
Pur condannando con forza l’attacco di Hamas del 7 ottobre ciò che oggi sta accadendo in Palestina lede i diritti umani e risulta un orrendo massacro umano che attenta alla natura dell’uomo indipendentemente da geografie, fedi e culture, amplificando così le ripercussioni di un gesto orribile che non può che contribuire ad alimentare lo spargimento di nuovo sangue innocente.
So che la mia voce vale poco ma so anche che è nella pluralità dei pensieri e delle piccole azioni che si può e si deve costruire un mondo migliore.
Seppure la musica non possa cambiarlo essa può di certo contribuire ad elevare lo spirito affinché noi, abitanti di questo pianeta, si senta coralmente l’urgenza di un ascolto dell’altro delineando uno spazio di silenzio nelle nostre rispettive vite.
Oggi questo non sta accadendo e anche io, come uomo e come artista, chiedo a voce spiegata che cessi il conflitto, che si consegnino gli ostaggi da ambedue le parti e che lo Stato palestinese venga riconosciuto dalla comunità internazionale.
Solo così potremo dare una risposta ai nostri figli per gli scempi che stiamo compiendo.
In Israele e in Palestina oltre che in tanti altri luoghi del mondo.
Paolo