14/09/2023
Lunedì 11 settembre, nel contesto delle Giornate europee del patrimonio, si è tenuta la tavola rotonda « SPOLIA. Recupero e reimpiego di elementi costruttivi nella Svizzera italiana », organizzata dalla Fondazione Pianspessa, con la collaborazione di Giulia & Hermes Killer architetti, il sostegno della Città di Mendrisio e della CAT (Conferenza delle Associazioni Tecniche del Cantone Ticino).
Fabio Gandolfi (collaboratore dell’Ufficio dei rifiuti ed dei siti inquinati della Repubblica e Cantone Ticino), Carlo Gambato (docente-ricercatore presso il Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI), Cristina Zanini Barzaghi (ingegnera , municipale di Lugano e Granconsigliera) e Dario Biscaro (architetto e menzione per la President’s Medal da parte del Royal Institute of British Architects) hanno esposto attraverso le loro presentazioni uno stato dell’arte nella Svizzera italiana, e progetti e ricerche che fungono da stimolo di riflessione e discussione.
A livello mondiale il settore della costruzione è un comparto economico-industriale dal forte impatto ambientale e energetico. Esso è responsabile del consumo di oltre un terzo delle risorse mondiali, del 40% dell’energia globale, e genera al tempo stesso circa il 40 % delle emissioni di gas a effetto serra. In Ticino, nello specifico, il settore della costruzione produce ogni anno 717’000 tonnellate di materiale inquinato e rifiuti edili destinati alle discariche (60 %) e al riciclo (40%). Gli importanti volumi di rifiuti edili non riciclati e l’impatto ambientale e energetico causato delle demolizioni devono spingerci a trovare nuove soluzioni nel solco della circolarità. Oltre alle sfide quali la decarbonizzazione dei processi produttivi e al riciclo dei materiali, è dunque importante sollevare il tema del reimpiego degli elementi costruttivi.
Per favorire il reimpiego di elementi costruttivi derivanti da smontaggi o decostruzioni molto deve essere ancora fatto: sensibilizzare i committenti e i professionisti della costruzione, costruire nell’ottica della reversibilità, creare delle piattaforme di commercializzazione, risolvere gli ostacoli amministrativi e normativi che frenano queste pratiche, diffondere la cultura del riuso, ecc.
In passato il reimpiego era una pratica diffusa dettata prevalementemente da esigenze di carattere economico e materiale (limitatezza delle risorse, difficoltà dei trasporti, costi, assenza di manodopera qualificata, ecc.), ma anche estetico e ideologico. Le pratiche storiche di recupero e reimpiego interpellano dunque anche la società contemporanea invitandoci a ridurre, riciclare e riutilizzare, per salvaguardare le risorse limitate del nostro pianeta.