30/06/2016
Per ricostruire l'Europa, ripartiamo anche dall'educazione al buon cibo
Un mondo dicotomizzato tra oltre 850 milioni di affamati e denutriti e oltre un miliardo di persone sovrappeso (di cui 500 milioni obesi), soprattutto nei paesi affluenti: non solo negli Stati Uniti, immaginario delle nostre aspirazioni e paure collettive, ma anche in Italia con la Campania a far da padrona nelle classifiche sui bambini obesi che frequentano le scuole. Come sembrano lontani gli studi sulla dieta mediterranea condotti dal nutrizionista e biologo statunitense Ancel Keys nel suo celeberrimo Seven Country Studies che, a partire dagli anni Cinquanta, premiavano il nostro cibo italiano e l'unione indissolubile del cibo con la tradizione, della buona cucina con la cultura, del modello "doppia piramide" praticato nei fatti dalle popolazioni mediterranee del Bel paese.
È vero: a un maggiore consumo dei cereali corrisponde un impatto minore sull'ambiente, a patto che la produzione sia controllata da organismi scientifici rigorosi e che l'Europa proceda speditamente verso un rialzo della qualità alimentare. Carne e pesce (soprattutto quello azzurro) sono ancora i benvenuti, sempre se consumati con equilibrio, maggiori consumi consentiti per olio extravergine di oliva e frutta a guscio preziosa alleata della nostra salute grazie ai grassi omega 3 e omega 6; quanto ai latticini, ebbene sono anch'essi da moderare.
Ma gli italiani mangiano ancora mediterraneo? Parrebbe proprio di no, almeno a giudicare da uno studio pilota condotto dalla Scuola di Agraria dell'Università di Bologna. Per migliorare la nostra dieta, invece, basterebbero in media solo due euro in più a settimana (passando da una spesa media di 48 euro a una di 50 per consumatore): un investimento nella qualità che premierà la salute di ciascuno di noi.
tratto da huffingtonpost.it del 29/06/16