31/10/2025
𝐈𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, ma continua l'errore:
Non serve una revisione dell'equo compenso, 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐥'𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐚𝐫𝐢𝐟𝐟𝐞 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐦𝐞, la differenza è sostanziale non semantica
Signore e signori,
il Governo ha avviato la riforma delle professioni. Bene. Ma c’è un nodo che resta irrisolto, e che non possiamo più accettare in silenzio: la mistificazione del termine “equo compenso”.
Oggi è tempo di chiarire una distorsione concettuale che il Governo e che tutti i governi continuano a perpetuare: quella tra compenso e tariffa professionale.
Non sono sinonimi. Non sono intercambiabili. E non tutelano allo stesso modo il lavoro intellettuale.
🫰𝐂𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐨: 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐚𝐝𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢
Il compenso è una cifra unica, spesso forfettaria, che può essere attribuita a qualsiasi lavoro , anche non qualificato.
Il compenso è un valore generico, che non tiene conto della complessità, della responsabilità, né della struttura tecnica della prestazione e della natura intellettuale e pubblica
Il compenso è una retribuzione che può spettare a chiunque svolga un’attività lavorativa, manuale, od occasionale.
È un concetto ampio e trasversale, che include:
- lavoratori subordinati e autonomi,
- collaboratori occasionali,
- prestatori di servizi non professionali.
Il compenso può essere pattuito liberamente, anche senza parametri di riferimento, e non implica necessariamente una qualifica professionale né un percorso formativo certificato.
Chi ottiene un compenso non ha necessità di aver conseguito un percorso formativo certificato dalle Università, dallo Stato tato e dagli Ordini professionali
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🎓 𝐎𝐧𝐨𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨: 𝐢𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚
L’onorario, invece, è il corrispettivo dovuto a un professionista abilitato, iscritto a un albo od ordine, per una prestazione che:
- è riservata per legge a chi possiede una specifica abilitazione (es. architetti, ingegneri, avvocati, ingegneri, medici, notai, commercialisti),
- è frutto di studio, esperienza, responsabilità e aggiornamento continuo,
- comporta l’uso prevalente dell’intelletto, della capacità di giudizio, della competenza tecnica e della deontologia.
L’onorario non è solo una cifra: equivale anche alriconoscimento del valore sociale, culturale e tecnico della prestazione.
Non può essere ridotto a una mera logica di mercato, né confuso con il semplice “compenso”.
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Perché questa distinzione è cruciale?
- Perché tutela la qualità e la sicurezza delle prestazioni professionali rivolte non alla sola committenza ma con conseguenze rivolte alla globalità sistema sociale
- Perché riconosce il merito e la formazione certificata dallo Stato.
- Perché impedisce la svalutazione del lavoro intellettuale, che non può essere trattato come merce di scambio qualsiasi.
𝐋𝐞 𝐭𝐚𝐫𝐢𝐟𝐟𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨
Ogni prestazione è composta da sotto-prestazioni, ciascuna con un proprio valore tecnico, normativo e temporale.
Progettare, verificare, relazionare, certificare, depositare, coordinare: ogni fase ha un peso, un costo, una responsabilità.
La tariffa finale è il risultato della somma di queste componenti, non di una cifra arbitraria.
Questo metodo è più giusto, è più trasparente, più verificabile, più conforme alla logica fiscale e alla tutela del cittadino e alla meritocrazia
Ancora una volta, si evita di chiamare le cose con il loro nome.
Ancora una volta, si parla di compenso come se fosse una forma di beneficenza, una cifra dignitosa da elargire a chi ha svolto un servizio.
Come se si trattasse di una mancia per aver portato una valigia, pulito le scarpe, tagliato l'erba nel giardino o al bimbo che ha sparecchiato la tavola.
Il termine compenso può applicarsi a chiunque.
Ma per chi esercita una professione intellettuale riservata, abilitata, regolamentata, iscritta ad un Ordine, non si parla di compenso. Si parla di onorario.
📌 L’onorario si calcola con le tariffe minime professionali, voce per voce, sotto-prestazione per sotto-prestazione, fino a comporre il valore reale della prestazione.
📌 Il compenso unico è una scorciatoia. Una semplificazione che svilisce il lavoro intellettuale.
📌 L’equo compenso, così come viene proposto, è una foglia di fico per nascondere la volontà di continuare a non rispettare i professionisti.
E allora diciamolo chiaramente:
𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐒𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐮𝐧 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐨.
Serve una norma che imponga parametri minimi vincolanti, non una formula vaga da interpretare.
Serve una legge che riconosca il valore del sapere applicato, non una retorica che lo svende.
Chi esercita una professione regolamentata non chiede favori. Chiede rispetto.
E il rispetto, in uno Stato serio, non si misura solo con le chiacchiere, ma si misura anche nel riconoscimento economico.
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