22/09/2025
Tornare al significa portarsi a casa molto più di immagini suggestive. È un tempo che lascia tracce, che genera domande e apre visioni nuove. Perché il giardino non è solo forma o ispirazione: è pensiero, cura, relazione.
In questi giorni abbiamo ascoltato voci diverse, prospettive uniche, capaci di allargare lo sguardo e approfondire il senso del nostro lavoro. Ci hanno ricordato che progettare un giardino oggi è un gesto complesso, ma necessario.
Prima di diventare progettista, sono stato giardiniere. Ho passato anni a osservare, a capire, a imparare dal ritmo delle piante e delle stagioni. Questa esperienza, concreta e quotidiana, ha plasmato il mio modo di pensare il giardino. E proprio su questo il Festival ha toccato un nodo fondamentale: non basta disegnare uno spazio. Un giardino va immaginato come un organismo vivo, che respira e si trasforma, e che chiede di essere accompagnato nel tempo.
Gli incontri di questi giorni hanno riportato al centro un’idea che mi porto dentro da sempre: si possono progettare davvero dei giardini solo se li si è vissuti, se li si conosce da vicino, con rispetto, pazienza e consapevolezza. E se, dopo la fase progettuale, chi se ne prenderà cura avrà strumenti solidi e una visione altrettanto chiara.
Torniamo da questa esperienza più ricchi, più consapevoli e soprattutto più pronti. Pronti a raccogliere la sfida di un giardino davvero contemporaneo: da progettare, vivere e accompagnare ogni giorno con intelligenza e rispetto.
Grazie a chi ha reso possibile tutto questo: agli organizzatori, ai relatori e a tutte le persone incontrate lungo questo splendido percorso.