28/09/2023
... e cade a pezzi ancora prima di "viverlo"
Partecipare a eventi di architettura in questa città è sempre un evento raro; per questo bisogna fare un plauso sia al Consiglio Nazionale degli Architetti che ha lanciato l’iniziativa “Open Studi Aperti”, sia l’Ordine APPC di Benevento.
Suggestiva e originale la location, presso il “cantiere-mamozio” di Piazza Duomo, dove ho ascoltato con molto interesse gli interventi dei relatori.
Premesso che sin dal giorno in cui vinse il concorso, il progetto, Gabetti-Isola, non mi è mai piaciuto, nel vedere il cantiere e crescere questo “coso”, ancor di più non mi convince.
Non mi convince per un’infinità di ragioni, la prima è che avrei preferito uno spazio aperto; o come si preferisce un “vuoto”, nè la giustificazione del costruito perché storicamente l’area era edificata. Numerosi esempi di città sfregiate dalla guerra, Berlino e Dresda, solo per citarne qualcuna, hanno conservato come memoria storica il vuoto, ridisegnandolo e ricucirlo sapientemente al contesto. Il tessuto storico difficilmente si riammaglia con interventi di nuova edilizia, specie su luoghi significativi. Il vuoto, magari con una funzione sociale avrebbe certamente “urlato” e ricordato meglio una stratificazione storica non più esistente e una pagina tragica della nostra città.
Non mi convince perché concettualmente l’architettura dell’edificio è un falso storico. Una maldestra riproposizione dei vecchi spazi interni. Falsi archi in calcestruzzo sono rivestiti con falsi paramenti, tra l’altro, lontani della tradizione dei materiali locali. Il risultato che ne sta uscendo è un’orrenda scenografia teatrale, condita da un imbarazzante accostamento con la facciata del duomo, testimone di un meraviglioso passato architettonico, con la bellissima porta di bronzo la quale sembra fin troppo bella per essere affiancata ai mattoncini sabbiati di tipo industriale o a quegli orribili ciottoli bianchi.
Infine non mi convince e questo dall’inizio, per la sua funzione, per i costi e la futura gestione dell’opera. Su questi aspetti, non secondari, mi ha colpito e piacevolmente meravigliato l’intervento del Sindaco Mastella. Il quale, ha dimostrato in questa occasione di essere meno “politico” è più Sindaco. Con il suo intervento, critico e concreto, ha evidenziato tutti i limiti e le scelte sbagliate che hanno prodotto questo discutibile intervento pubblico.
A ciò si aggiunge il fatto che si sta assistendo a una sorta di psicodramma sulla destinazione d’uso futura da dare di questa “cosa”. Fin quando si continuerà a sperperare soldi pubblici per il solo scopo di doverli spendere, fin quando si realizzano opere pubbliche che non servono, fin quando la soprintendenza decide ciò che si deve fare e non fare nelle nostre città, fin quando i cittadini non sono coinvolti nelle scelte strategiche delle nostre città avremo città sempre più brutte, sempre più invivibili.
Per quanto mi riguarda è impensabile progettare qualcosa come un contenitore vuoto dalla sua funzione. La funzione è genesi dell’opera architettonica. Louis khan diceva che “l’architettura è disegnare spazi pensati”, mi piace credere in questo principio, in questa scuola e in questo esempio di architettura, la quale è l’unica delle arti in cui l’uomo oltre a poterla ammirare la può attraversare e “viverla”.