12/07/2016
Premessa: una "bomba" d'acqua ha allagato l'archivio dello studio, tra i disegni martoriati (e si vede) ho salvato qualche tavola.
Progetto preliminare di gara: arch. Guido dell’Acqua, arch. Glauco von Wunster, con la collaborazione dell’ arch. Settimo Marco Dainese, studio Mascheroni per gli impianti.
Le gare di progettazione si fanno per vincere, però, vi possono essere diversi approcci: da un lato si può annusare l’aria che tira, cogliere qualche segnale e, di conseguenza, orientare il progetto, dall’altro ci si può basare sulla propria esperienza, proporre soluzioni che si ritengono innovative e tentare la sorte.
Con quest’ultima scelta si rischia, si rischia molto, però, ci si diverte di più.
Partiamo dalla fine, la gara ha avuto il suo esito, il progetto migliore è stato incoronato, il progetto esecutivo è stato sviluppato e appaltato e le opere sono state realizzate.
Se osserviamo la fotografia n.1, possiamo vedere il risultato. Il progetto originario degli Spedali Civili di Brescia era caratterizzato da un rigido impianto geometrico con due corpi di fabbrica articolati e complessi con andamento (circa) nord-sud. I due corpi erano collegati da due setti sottili (prima della cura) con andamento (circa) est-ovest posti a chiudere l’area centrale sia a sud sia a nord. Come si può osservare il setto a sud è stato ampliato (dopo la cura) a tutti i piani per realizzare, a ogni piano, il blocco operatorio oggetto del concorso.
Sappiamo così, chi ha vinto e con quale proposta progettuale.
No, non mi sembra di poter condividere, perché? Perché realizzare un blocco operatorio su più piani, non consente di ottimizzare la gestione con sale operatorie a rotazione in funzione della complessità e durata dell’intervento e di conseguenza del grado di sterilità. Perché realizzare un blocco operatorio su più piani, non consente di ottimizzare l’attività degli anestesisti e del personale. Perché realizzare un blocco operatorio su più piani, non consente di ottimizzare la gestione dei servizi di supporto (lavaggio ferri, sterilizzazione, depositi).
Nella gara abbiamo conseguito il 7° posto, per di più a pari merito con altri, insomma un disastro. Ancora oggi, però, ritengo che il progetto presentato in gara sia stato, all’epoca, un progetto interessante e innovativo.
Ero reduce dalla progettazione del Blocco Operatorio degli Ospedali Riuniti di Bergamo con le sue due grandi torri laterali destinate a contenere le tubazioni e le canalizzazioni degli impianti meccanici. Ricordo, durante la costruzione, di aver aperto la porta di accesso a una delle torri impiantistiche e di aver osservato tubazioni e canali sovrapposti in quattro cinque strati. No, no, non va bene, come si fa a sostituire un impianto nascosto in quinta fila? No, non va bene. Nel progetto di Brescia tra la rianimazione e il blocco operatorio vi è un cavedio impianti, della lunghezza pari a tutto il fronte, tale da consentire impianti affiancati e non sovrapposti. Il manutentore può intervenire, percorrendo una passerella, in qualunque punto senza difficoltà. Poi ne abbiamo inventata un’altra, al tempo, abitualmente, si prevedeva unità di trattamento aria a servizio di più sale operatorie, ma questa scelta comportava la messa fuori uso, in casi di fermo macchina, di più sale operatorie. Decidemmo, pertanto, di dotare ogni sala operatoria della propria unità di trattamento aria. E qui ne abbiamo inventata un’altra ancora: spesso le centrali tecnologiche hanno un accesso unico dal quale, in caso di sostituzione d’impianti, tutto dovrebbe passare, un’unità di trattamento aria è lunga parecchi metri e per essere sostituita deve essere smontata e con una gimcana tra le altre apparecchiature, deve essere dismessa. Abbiamo ipotizzato, quindi, di realizzare in corrispondenza di ogni sala operatoria un volume tecnico accessibile dall’esterno tramite un grande portellone. Vi è, infine, una particolare attenzione al benessere degli operatori: ma chi ha detto che i blocchi operatori devono essere completamente ciechi e illuminati solo artificialmente? Nel progetto abbiamo creato dei cavedi con giardini pensili sui quali abbiamo affacciato i locali di refertazione e di ristoro del personale; oggi, nel mondo, sono state realizzate sale operatorie con pareti vetrate che, all’occorrenza, vengono oscurate.
Insomma eravamo troppo avanti, troppo!
No, abbiamo sbagliato.