Tartarini Giardini - Arboricoltura/Giardinaggio

Tartarini Giardini  - Arboricoltura/Giardinaggio �Potature, abbattimenti, rimozione rami pericolanti; interventi in tree-climbing. �Cura e gestione programmata di giardini, terrazzi, aree verdi.

TARTARINI GIARDINI:
🌳 Potature e abbattimenti di alberi ad alto fusto in tree climbing. Il tree climbing permette di raggiungere tutte le parti della pianta, anche quelle più difficili e non accessibili da parte di cestelli e gru. In questo modo possiamo eseguire potature ed abbattimenti in arrampicata, lavorando direttamente dall'interno della pianta.
🌳 Cura e gestione programmata di giardini, t

errazzi, aree verdi; potatura cespugli e siepi, taglio prati, ecc...
🦟Trattamenti antiparassitari e antizanzara.

05/08/2025

LA GESTIONE DEL VERDE URBANO E IL "BUSINESS" DEL CIPPATO: FACCIAMO CHIAREZZA

Spesso, attorno alla gestione delle alberature urbane, nascono e si diffondono teorie che attribuiscono gli abbattimenti a presunti interessi economici, come il cosiddetto "business del cippato" destinato alle centrali a biomasse. Analizziamo i fatti per capire perché questa tesi non abbia fondamento normativo.

La credenza diffusa

Secondo questa teoria, esisterebbe un incentivo economico ad abbattere gli alberi: le ditte incaricate non solo verrebbero pagate per l'intervento, ma ricaverebbero un ulteriore profitto dalla vendita del legno cippato alle centrali a biomasse. Si creerebbe così un circolo vizioso in cui "più si abbatte, più si guadagna", alimentato da una presunta "lobby del cippato".

La realtà normativa: un ostacolo insormontabile

Tuttavia, questa narrazione si scontra con una normativa europea chiara e vincolante: la Direttiva 2008/98/CE. Questa legge, recepita in Italia da quasi quindici anni, stabilisce in modo inequivocabile che i residui della manutenzione del verde pubblico e privato sono classificati come rifiuti.
In quanto "rifiuto", questo materiale non può legalmente entrare nella filiera energetica delle biomasse, la quale è strettamente regolamentata e riservata a materiale di origine agricola e forestale (selvicoltura).

Qual è il destino reale dei residui?

Se non può essere venduto alle centrali, dove finisce il materiale derivante da potature e abbattimenti? Le strade sono principalmente tre:
Recupero agronomico (scenario migliore): Il materiale viene trasformato in sottoprodotto per usi agricoli, come compost, pacciamatura o ammendante per il suolo, all'interno di un'economia circolare virtuosa.
Conferimento in termovalorizzatore (scenario intermedio): Il materiale viene smaltito in impianti che producono energia dai rifiuti. In questo caso, però, non solo non si genera un profitto, ma si sostiene un costo di smaltimento, che si aggira tra i 30 e i 50 euro a tonnellata.
Conferimento in discarica (scenario peggiore): Come un qualsiasi rifiuto indifferenziato, il materiale finisce in discarica, rappresentando un costo e uno spreco di una potenziale risorsa.

Perché le centrali a biomasse rifiutano questo materiale?

Le centrali a biomasse operano grazie a ingenti contributi statali ed europei, i quali sono vincolati a regole ferree sulla tracciabilità e la provenienza del materiale. Introdurre anche una minima quantità di cippato non conforme (come quello proveniente dal verde urbano) farebbe perdere loro l'accesso a milioni di euro di incentivi. Il rischio è troppo alto per essere corso.
Per esperienza diretta di chi opera nel settore, le proposte di conferire gratuitamente questo tipo di cippato, seppur di ottima qualità, vengono sistematicamente respinte.

Una riflessione per il futuro

Se da un lato è chiaro che non esiste un complotto del cippato, dall'altro emerge una questione cruciale: perché una risorsa potenzialmente preziosa è legalmente considerata un rifiuto? Invece di alimentare polemiche infondate, il dibattito pubblico dovrebbe concentrarsi su come modificare le normative per favorire una vera economia circolare, valorizzando questo materiale in tutti i settori in cui può essere utile, incluso quello energetico.

La prossima volta, invece di "credere che", proviamo a "chiedere a" chi lavora nel campo. La realtà è spesso più complessa, ma anche più interessante, di una teoria del complotto.

03/07/2025

"PROMESSE AL VERDE: LA CAMPAGNA ELETTORALE DELLE FORESTE IMMAGINARIE"
Francesco Ferrini 3 luglio 2025
Nel magico mondo delle campagne elettorali, dove i marciapiedi si raddrizzano da soli e le buche si chiudono al solo passaggio del candidato, c’è un nuovo sport nazionale: il lancio del numero di alberi da piantare entro ieri. Una disciplina nobile, che unisce destra, sinistra, centro, sopra e sotto in un tripudio di foglie virtuali, chiome immaginarie e radici ben lontane dal terreno.
Avanza il candidato con fascia tricolore e selfie stick: "PIANTEREMO UN MILIONE DI ALBERI IN CITTÀ!". Applausi. Lacrime. Instagram impazzisce. Nessuno chiede dove, quali, quando, come, con quali risorse, chi se ne occuperà, e soprattutto quanto accidenti costa.
Perché piantare un albero in città non è buttare una ghianda in un’aiuola e sperare. No, cari candidati dal pollice finto-verde, in ambiente urbano ogni singolo albero costa, compreso di costo della pianta, impanto e gestione triennale, dai 300 ai 1000 euro e oltre, se si vuole che cresca, sopravviva e non diventi un palo decorativo (che però fa ombra solo ai tweet). Bisogna considerare progettazione, scelta delle specie, scavo, impianto, irrigazione, protezioni, cure, ecc.. Ah, e serve pure il suolo, quello vero, non l’asfalto verniciato di verde per la conferenza stampa.
Ma no, non fermiamoci davanti alla realtà! Il prossimo passo sarà un programma elettorale intitolato "Ogni cittadino un baobab". O magari, vista l’estate torrida, "100.000 alberi da ombra in ogni rotonda". Perché limitarsi a promesse fattibili quando si possono sfidare le leggi dell’arboricoltura?
La verità, quella scomoda, è che la forestazione urbana è una cosa seria, che richiede pianificazione, competenze, risorse e tempo. Ma queste sono tutte cose che non stanno bene sui manifesti elettorali. Nessuno vince le elezioni promettendo "100 alberi ben scelti, ben piantati e ben gestiti in cinque anni", troppo realistico. Meglio promettere centomila tigli, bagolari, platani, querce (mi raccomando la biodiversità!!!!) entro Natale, così se non arrivano si dà la colpa al cambiamento climatico o a Bruxelles.
Eppure, nel frattempo, le città boccheggiano, il verde latita, e chi si occupa davvero di alberi (progettisti, agronomi, vivaisti, giardinieri, tecnici comunali) viene ignorato o chiamato solo dopo, quando l’albero muore e si deve trovare un colpevole. Ma nessuna paura: nella prossima tornata elettorale arriveranno a promettere una sequoia per ogni abitante, con wi-fi integrato e foglie che la notte fanno luce e di giorno assorbono le polveri e pure le fake news.
(immagine da https://www.greenpeace.org.uk/take-action/project-climate-vote/ranking/)

L'ignoranza regna sovrana...
23/02/2025

L'ignoranza regna sovrana...

IL TRIONFO DELL'IGNORANZA: LA STAMPA, I SOCIAL E LA MORTE DELLA SCIENZA
Francesco Ferrini, febbraio 2025
Davanti ad articoli come quello che vedete nel post, non posso rimanere zitto…

C’era un tempo in cui la stampa aveva un ruolo cruciale: informare, educare, sollecitare il dibattito pubblico su basi solide e fondate. Poi è arrivata l’era della superficialità, del clickbait, della disinformazione venduta come opinione, e oggi ci troviamo a leggere articoli che sono un insulto all’intelligenza e alla decenza scientifica.
Non è solo una questione di errori: l’errore fa parte del processo umano e anche il miglior giornalista può inciampare. Qui parliamo di articoli (adesso forse dovremmo parlare di post) scritti con totale spregio della verità, infarciti di banalità, approssimazioni e mistificazioni, con la chiara intenzione di creare scalpore, non informazione. Titoli roboanti, contenuti privi di fonti serie, tesi campate in aria che si sgretolano al primo soffio di un’analisi scientifica rigorosa. E il problema è che queste sciocchezze fanno danni: diffondono ignoranza, legittimano credenze infondate, minano la fiducia nella ricerca e forniscono alibi perfetti a chi vuole ignorare i fatti.
Chi ha passato anni – se non decenni – a studiare, ricercare, analizzare dati con metodo e onestà intellettuale si trova a doversi difendere da articoli scritti con la fatica del rigore del rigore tecnico-scientifico che viene travolta dall’onda dell’approssimazione, e la divulgazione seria deve arrabattarsi per correggere il tiro quando ormai il danno è fatto.
E non si tratta solo di incompetenza: c’è un preciso disegno dietro questa deriva. La scienza è scomoda, impone vincoli, obbliga a ragionare con strumenti complessi, mentre la cialtroneria è rassicurante, semplice, adatta a chi cerca conferme ai propri pregiudizi anziché fatti. E così ci troviamo con articoli che negano l’emergenza climatica, che ridicolizzano la gestione del verde urbano fatta su basi scientifiche, che promuovono pseudoscienze, che esaltano pratiche dannose o soluzioni “miracolose” senza alcun supporto empirico.
Questa è la morte della cultura, ed è una morte violenta, inflitta da mani che non tremano mentre scrivono idiozie, talvolta ben consapevoli di starle scrivendo. E allora basta con il rispetto per questa stampa che di giornalistico non ha nulla. Basta con il silenzio di fronte a questa ondata di sciatteria e menzogna. La divulgazione scientifica ha il dovere di ribellarsi, di smontare ogni sciocchezza con la forza della conoscenza e dell’evidenza, di difendere con le unghie e con i denti la dignità della ricerca e il rispetto della verità. Chi ha fatto della scienza la propria missione non può restare inerte mentre la menzogna si prende la scena.
Perché la verità, quella vera, ha un prezzo. Ma l’ignoranza ha un costo molto più alto, e lo paghiamo tutti.
Per la precisione
Ligustro non ligusto: non è un albero
Alloro: non è un albero
Photinia: non è un albero
Eleagno: non è un albero
Acacia: (cosa s’intende? La mimosa o la robinia? Perché la seconda non è sempreverde)
Paulownia: pericolosa invasiva, non è sempreverde
Tiglio: non è sempreverde
Eucalipto: semi-invasivo e, soprattutto, dopo 20 anni può arrivare a 20 metri…c’è lo spazio?
Edera:…no vabbé
Gelsomino sempreverde: credo parlino del Trachelospermum jasminoides. Evito di commentare
Passiflora e Clematide…evito di commentare

03/02/2025

When you have to prune a tree, just follow the Five D's rule. It means that you should remove only branches that are Dead, Dying, Damaged, Diseased and Deformed.
Quando si deve potare un albero, seguite solo la regola delle 5 D che ovviamente non è rispondente in italiano, ma quasi. Dovreste rimuovere solo quello che è Morto, Deperente, Danneggiato, Malato, Deformato.

02/02/2025

Indirizzo

Via Camerone. Molinella
Bologna
40062

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 18:00
Martedì 08:00 - 18:00
Mercoledì 08:00 - 18:00
Giovedì 08:00 - 18:00
Venerdì 08:00 - 18:00
Sabato 08:00 - 18:00

Telefono

+393383241960

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