13/09/2020
Facendo un giro per la Pen*sola del Sinis, siamo andati alla ricerca delle ultime CAPANNE IN FALASCO rimaste, conosciute anche come “baraccas”… anche se di “baracche” hanno ben poco, visto le loro nobili origini e la loro complessa struttura.
Queste capanne, di origine antichissima (pare che le costruzioni attorno ai nuraghi fossero molto simili), furono ricostruite dai pescatori intorno agli anno 20, lungo le coste della Pen*sola per contenere i loro strumenti di lavoro.
La struttura è un’opera d’arte della sostenibilità realizzata con materie prime del luogo.
Si creava dapprima una struttura portante con travi in legno e canne annodate tra loro da giunchi, poi la struttura veniva ricoperta con fasci sovrapposti di falasco, un’erba palustre che può essere alta fino a 1,5 metri.
La caratteristica del falasco (“su cruccuri) è di imbibirsi d’acqua d’inverno, così gonfiandosi non facevano passare l’aria dall’esterno, coibentando l’interno. D’estate, invece, quando le cannucce si seccavano, si creavano degli interstizi che permettevano il passaggio dell’aria e l’areazione dell’ambiente nei mesi più caldi.
In più, queste erbe, tenevano lontano gli insetti.
Purtroppo quasi tutte le capanne sono andate distrutte e si spera che presto, attraverso un’opera di riqualifica territoriale, ne vengano ricostruite di nuove dai pochi artigiani che custodiscono ancora quest’arte.
Nel blog, descriverò più nel dettaglio la storia di queste capanne perché è molto interessante e ricca di dettagli