28/02/2026
IL FUTURO DELLA POLITICA NELL’ERA DEL TERRORISMO COSTITUZIONALE
Non vi è ombra di dubbio la partita in gioco è equiparabile alla semifinale Italia-Germania Ovest del 17 giugno 1970, disputata allo stadio Azteca di Città del Messico durante i Mondiali, passata alla storia come la "Partita del Secolo".
L’Italia delle Reti sociali, dei lavoratori precari, dei giovani agricoltori, degli insegnanti, dei sanitari, del trasporto, della Pubblica Amministrazione torna protagonista con un segno tagliente netto.
Il taglio rispetto a chi vuole incatenare la Costituzione, il taglio rispetto a chi usa la politica esclusivamente per gestire il potere senza controllo.
Il taglio è essenzialmente l’occasione unica di rilanciare un progetto politico aperto inclusivo che partendo dai principi costituzionali sappia riannodare il tessuto sociale di questo Paese.
Il tempo degli slogan, dei twitter, della comunicazione dominante della "piramide massonica" è scaduto.
Ora è il tempo della comunicazione orizzontale di quel passa parola che si lega ai territori e si fa consapevolezza di ciò che a grande scala possono essere le possibilità di cambiamento reale se si uniscono le forze.
Come salmoni che risalgono la corrente di un fiume per continuare un ciclo vitale.
La politica deve fondersi nella vita reale delle persone, creando occasioni per dibattiti pubblici aperti, assemblee, e possibilmente, con congressi reali che sappiano attraverso la democrazia deliberativa portare avanti istanze di reale partecipazione alla vita politica dei territori e del paese.
Chi saprà intercettare questa nuova spinta popolare in modo chiaro e semplice con un linguaggio appropriato, al contrario di espropriato, segnerà il cambiamento.
Un esempio/laboratorio è la città di Genova.
Questo è il senso della nuova politica che potrà cambiare anche il nostro paese.
Ora più che mai deve essere un progetto di chiara opposizione a tutti i dettami costituzionali infranti da questo governo.
Dalla limitazione delle libertà personali al mancato rispetto delle norme europee sui bandi di gara.
Dall’incremento smisurato e inutile delle spese militari, in un quadro critico delle alleanze internazionali, al taglio radicale delle spese sociali, sanitarie e culturali.
Lo scenario internazionale usato come un palcoscenico propagandistico interno, autoreferenziale, incapace di attuare i principi costituzionali prendendo le distanze da carnefici e predatori di risorse.
Consapevoli del fatto che anche dentro i sistemi più oppressivi nasce sempre uno spazio vivo di presenza, uno spazio in cui i corpi si riconoscono e agiscono insieme, sottraendosi alla logica della paura e della separazione, pensiamo che questa partita referendaria sia una grande occasione per imparare a fare rete insieme e vincere per costruire un futuro di giustizia e libertà.