04/08/2024
A PROPOSITO DI SINNER, BERRETTINI, FIDANZATE, IDIOTI E SESSISTI
In Italia si condannano sempre di più gli episodi di sessismo. La sensibilità su questo tema è decisamente aumentata. Bene. E’ però curioso come si parli poco di uno dei campi in cui il maschilismo raggiunge i livelli più gretti e beceri: ovvero il tennis.
Nel caso specifico: se Sinner e Berrettini perdono non è mai merito degli avversari. E neanche dipende degli infortuni. No: è solo e sempre colpa delle fidanzate, o più genericamente “delle donne”.
Un passo indietro. Il tennis, in un paese ottusamente calciocentrico come il nostro, è sempre stato di nicchia, anche perché da Panatta e Barazzutti a Fognini (quasi cinquant’anni!) non abbiamo avuto uno straccio di top ten. Poi, come accaduto nello sci con Tomba o nelle moto con Rossi, i successi di Berrettini e ancor più Sinner hanno trasformato milioni di italiani – gli stessi che non riconoscono una racchetta da una vanga e una volée da un badile – in espertissimi di tennis. Ciao core.
Una simile “improvvisazione di competenza” non si vedeva dai tempi di Luna Rossa, quando l’Italia fu tragicamente invasa da esperti di vela e cazzamenti (?) di randa.
Secondo questi giuggioloni, Berrettini e ancor più Sinner devono vincere sempre. E se non vincono sempre a) deludono, b) c’è qualcosa dietro, c) è colpa delle donne che frequentano, efferate ninfomani e mangiauomini, abilissime nel portare alla consunzione il maschio con racchetta.
Giusto per contestualizzare. Il tennis maschile non ha mai vissuto un’epoca d’oro come quella attuale. La classifica vede addirittura sei italiani nei primi 50 (Sinner, Musetti, Darderi, Arnaldi, Cobolli e Berrettini). E dietro di loro ce ne sono tanti altri (Sonego, Nardi, Zeppieri, Bellucci, Gigante, il super-doppio Bolelli-Vavassori eccetera). Come si fa a criticare una simile realtà? Semplice: si parla a casaccio.
Esempio: Berrettini. Un campione che, se godesse di buona salute, starebbe fisso tra la posizione 6 e la 15 al mondo (avendo servizio e dritto fotonici). Purtroppo per lui, oltre a un rovescio non proprio sontuoso, Matteo ha un grande problema: il fisico. Dalla vita in su sembra Muhammad Ali, dalla vita in giù pare Nureyev. Ne conseguono, da sempre, infortuni a raffica. Per il popolino, però, la colpa era della sua ex Melissa Satta, rea – si presume – di violentarlo sei volte al giorno e dunque di non farlo allenare. Una chiave di lettura che potrebbe al massimo andare “bene” in un bar di sottosviluppati, e il problema è che ormai i social sono diventati proprio un grande bar di sottosviluppati. E se anche Berrettini – con abnegazione rara – vince due tornei di fila (Gstaad e Kitzbuhel), non è merito suo ma della Satta con cui non sta più. Una pena continua.
E Sinner? Con lui va pure peggio. Per motivi ignoti, Jannik sta antipatico a un sacco di gente. Una volta è la residenza a Montecarlo, un’altra è il suo essere “crucco e poco italiano” (sic). C’è sempre la gara a sabotarlo. Ora, con la sua cancellazione dalle Olimpiadi, è tornata l’accusa di non attaccamento alla patria (???) e – pure per lui – è arrivata l’accusa di godersi la vita, avendo egli scoperto il sesso e preferendo quindi le spiagge della Sardegna con la sua fidanzata (pure lei tennista) agli allenamenti. Il no alle Olimpiadi non sarebbe quindi figlio di tonsillite o comunque bua fisica, ma l’effetto di una condotta di vita alla Rocco Siffredi (anche se Sinner, a guardarlo, ricorda molto di più Fra’ Cionfoli).
Ormai non esiste più logica, e capita persino di leggere che aver perso al quinto contro un campione come Medvedev nei quarti di Wimbledon sia da ritenersi una “delusione”. Poveri imbecilli.
Non esiste più competenza, men che meno senso della realtà e rispetto: se vinci è normale, se perdi sei un eunuco ridotto a toy boy dalla femme fatale di turno. Il crepuscolo nostrano è così inesorabile che ormai persino fare l’amore è diventata una colpa (anche perché chi critica Berrettini e Sinner non lo fa verosimilmente dal ’79).
Game over.
(Oggi sul Fatto Quotidiano)