19/06/2026
Tredici anni fa, su quel palco, ricevevo un premio per un progetto in cui avevo creduto profondamente.
Era Zash.
Allora era un’intuizione. Oggi è riconosciuto come uno dei luoghi più affascinanti e innovativi dell’ospitalità italiana. Un percorso costruito nel tempo, attraverso una visione precisa, continui interventi di crescita e una ricerca costante sul rapporto tra architettura, paesaggio ed esperienza.
Molti parlano di successo come se fosse un evento improvviso. In realtà nasce sempre da un’idea forte, da un progetto autentico e dalla capacità di trasformarlo negli anni senza tradirne l’anima.
La Stella Michelin arrivata successivamente non è stata una coincidenza. È stata la naturale conseguenza di un ecosistema dove ogni dettaglio contribuiva alla qualità complessiva dell’esperienza. Anche l’architettura.
Oggi non esiste più alcun rapporto professionale con la proprietà. Ma l’architettura ha una caratteristica particolare: resta. Continua a raccontare chi l’ha pensata, chi l’ha costruita e chi ha avuto il coraggio di immaginarla quando ancora non esisteva.
Guardando queste immagini provo una sensazione che va oltre la nostalgia.
La consapevolezza che alcune opere, una volta realizzate, non appartengono più a nessuno. Entrano nel patrimonio dei luoghi, delle persone e del tempo.
E forse il più grande riconoscimento, dopo tredici anni, non è il premio ricevuto quella sera. È vedere che quell’idea è ancora lì e vedere che quell’idea è ancora lì.
Cresciuta. Affermata. Riconosciuta.
Sapere di aver contribuito a costruirne l’identità mi rende orgoglioso. Sapere di non poter più accompagnarne il cammino lascia inevitabilmente un velo di rammarico. Ma l’architettura è anche questo: dare forma a qualcosa che, a un certo punto, continua il proprio viaggio senza di te.
Alcuni progetti si lasciano alle spalle.
Arch. Antonio Iraci Atelier Iraci Architetti & Partners