06/06/2023
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LA SCELTA DELLE SPECIE NON LA DEVE DECIDERE CHI NON CONOSCE LE PIANTE E I LORO PROBLEMI. LE CONSEGUENZE POSSONO ESSERE MOLTO COSTOSE A LIVELLO AMBIENTALE, ESTETICO ED ECONOMICO
I problemi del verde urbano, si sa, sono molteplici e diverse sono le cause. Una è sicuramente la scelta della specie, punto critico perché spesso imposta da regole anacronistiche e, mi permetto, ottusamente applicate da persone che non conoscono né le piante, né le problematiche vecchie e nuove che creano stress o favoriscono il proliferare dei parassiti. Più volte mi sono interrogato su certe imposizioni da parte di Enti che applicano le stesse regole, indubbiamente valide, per i materiali inerti, a esseri viventi come gli alberi.
Mi riferisco, nel caso specifico, alla pretesa di continuare a piantare in nome di una “storicità” e “inalterabilità” di certe alberate stradali, specie palesamente inadatte a un clima che è cambiato (così come l’ambiente urbano) e che è diventato esso stesso storico.
Che senso ha, per esempio, ostinarsi a far piantare ippocastani in un momento storico in cui la loro gestione fitosanitaria è impossibile per gli attacchi di Cameraria ohridella, un lepidottero fillominatore che devasta gli ippocastani dalla seconda metà degli anni '90 in poi in tutta Europa, della Guignardia aesculi, un fungo che provoca estese necrosi fogliari (antracnosi), del "bruciore non parassitario" che interessa soprattutto gli ippocastani presenti nelle aree urbane ed è provocata in massima parte da squilibri idrici associati ad inquinamento atmosferico. Senza contare i problemi legati alla stabilità delle piante.
In questo caso perché non fare uno sforzo e cercare di convincere chi ha il potere decisionale, almeno a cambiare specie, se non addirittura genere? L'Aesculus x carnea (fiori rosa-rossi), un ibrido, è molto meno suscettibile. L'Aesculus indica (fiori rosa-lilla) è quasi indenne. Giusto per fare due esempi, ma ne potremmo fare tanti altri (es. obbligare il reimpianto di platani nelle zone focolaio, in palese contraddizione con la normativa vigente).
In Italia scontiamo poi una totale mancanza di fondi alla ricerca che, nonostante si sappia che gli alberi sono il solo rimedio naturale alle avverse condizioni delle aree urbane, non è MAI stata finanziata. Con un milione di euro l'anno dal 1998 a oggi si sarebbero potuti avere risultati sulle specie migliori da piantare per migliorare le nostre città, fronteggiare il cambiamento climatico e per limitare i danni causati dai parassiti. Stiamo parlando di danni per miliardi di euro. Investimenti per 25 milioni, danni per miliardi. Certo vuoi mettere una bella autostrada o l’ennesimo capannone sfitto? Lo sapete quanto è costato il Parco Nord di Milano per la realizzazione e la trentennale gestione (stiamo parlando di un parco metropolitano di oltre 600 ettari)? È costato quanto 2,96 km (2.960 metri) della famosa Pedemontana. A voi il giudizio.