10/09/2025
8 SETTEMBRE 1943
Come ogni anno siamo qui a ricordare quel giorno che ha segnato definitivamente la storia di Frascati lasciando segni evidentissimi per le future generazioni.
Quest’anno però, più degli altri anni, abbiamo riflettuto profondamente sul senso di questa giornata e ci siamo preoccupati: i nonni che l’hanno vissuto direttamente ci stanno purtroppo lasciando, le giornate commemorative capitano spesso durante la settimana con gli eventi dislocati ad orari improponibili per molti (bambini in primis), cerchiamo su internet e si trova molto poco, invitiamo amici di Roma e la maggior parte ignorano completamente che Frascati sia stata bombardata…
Può la memoria scomparire?
Ricordiamo ancora vividamente a scuola quando, come compito, ci chiedevano di intervistare i nostri nonni, magari anche riprendendoli con la telecamera, in modo da cristallizzare il più possibile quei momenti. Ci chiediamo che fine abbiano fatto quelle testimonianze e quante altre ce ne siano nelle case di noi frascatani.
Sì, la memoria può scomparire. La tendenza a dimenticare è intrinseca alla natura umana ed è spesso anche ciò che ci permette di andare avanti e guardare al futuro.
Il bombardamento dell'8 settembre è stato tuttavia per Frascati un evento cruciale, uno spartiacque, parte integrante di ognuno di noi; dimenticarlo vorrebbe dire perdere la consapevolezza di noi stessi.
Il dolore, con tutto il suo dramma, ha una qualità: unisce, per sempre.
In quei drammatici giorni famiglie intere sono state decimate, ragazzi rimasti orfani sono stati accolti da altre famiglie, si è collaborato tutti per aiutarsi a vicenda cercando di ripartire mentre la perla dei Castelli Romani si sgretolava sotto i loro occhi.
Si è allora creato un legame intrinseco, pienamente leggibile oggi nella partecipazione della cittadinanza sui social network come agli eventi dell'Amministrazioned Comunale (vedi la giornata in cui è stato riattivato il teatro delle acque di Villa Torlonia).
C'è un'energia, una voglia di partecipazione, che va incanalata.
È su questi presupposti che vorremmo dunque riportare al centro del dibattito pubblico un vecchio tema: un museo per il bombardamento di Frascati.
Troppo spesso si progettano musei senza neanche avere chiaro il messaggio che si ha intenzione di veicolare e con idee di modelli di business che poi non trovano reale riscontro nel contesto in cui si trovano.
Qui sarebbe totalmente diverso: un museo del bombardamento di Frascati non solo avrebbe il giusto appeal per inserirsi prepotentemente nell'iter turistico locale ma, soprattutto, a differenza della maggior parte dei musei, avrebbe un'anima.
Sì, perché sarebbe non un museo imposto dall’alto, bensì il punto di arrivo di un lungo processo dal basso che esige oggi il suo compimento.
Perché sarebbe sì il museo dove lo straniero possa fare sosta prima dell'osteria, ma sarebbe soprattutto il museo frequentato dalle nostre scuole ed alimentato dai nostri anziani. E sì perché, come ci ha dimostrato la bellissima esposizione di qualche anno fa organizzata dall’associazione Civitas Tuscolana presso l’antico stabile a piazza dei Merli, tutti potrebbero partecipare concretamente al suo patrimonio che con il tempo potrà essere sempre più ricco, un tesoro di ricordi condivisi da tutti. Cimeli troppo spesso dimenticati e mal conservati, sovente perduti nelle case e nei traslochi di tante famiglie, troverebbero in questo luogo la loro naturale collocazione, protetti all’interno di un contesto idoneo, volti ad arricchire il sentire ed il sentimento di tutti.
I tempi sembrano essere maturi, domani potrebbe essere troppo tardi.
UTOPICA