02/04/2026
Se l’inverno non ci abbandonasse mai, forse non sarebbe una stagione, ma uno stato dell’anima. Un tempo sospeso, in cui il respiro si fa visibile e ogni cosa sembra attendere senza sapere esattamente cosa. Allora riaffiora una casa di montagna, non come rifugio, ma come promessa non ancora mantenuta, uno slittino rosso fermo a metà di una corsa che qualcuno ha smesso di inseguire. È lì che il silenzio diventa più denso, non è assenza di suono, ma accumulo di tempo. E poi, improvviso, il chicchirichì. Non è solo il canto di un gallo, è un suono antico che non chiede il permesso all’inverno per annunciare il giorno. Il chicchirichì è un atto di fiducia, è la voce di chi crede nella luce anche quando non si vede ancora. E forse la primavera non arriva quando cambia il tempo, ma quando qualcuno, da qualche parte, ha ancora il coraggio di cantarla.
ph.