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Antonio Pallotta Pagina di promozione dell'attività professionale e artistica di Antonio Pallotta

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18/10/2024

architetturautomatica
casa di sardegna
40x30 cm
tecnica mista
2024

Pensieri per me.Il -fatto- si carica di intenzione e denuncia volontà di potenza. L’-atto-, disimpegnandosi dai proclami...
27/09/2024

Pensieri per me.

Il -fatto- si carica di intenzione e denuncia volontà di potenza. L’-atto-, disimpegnandosi dai proclami e dalla volontà, è la potenza, scaricata, presentata-non rappresentata non più differita-differibile nel tempo. Non più riproducibile come fatto reiterabile.
Riflettevo mentre vedevo certi dribling di ronaldo. Ronaldo quando dribla, si dimentica di essere calciatore-attore, di seguire gli schemi, diventa presente. Ronaldo per dire anche Jordan, Senna, Sinner, ecc.
Quando Nuvolari per istinto accelera in curva, in quel momento scarica le intenzioni, che gli direbbero di decelerare, entra nel flusso, gioca come un bambino incosciente e diventa un tutt’uno con la macchina, diventa egli stesso macchina, diventa capolavoro.
Il fatto che si carica di intenzione è “agere” retorica. L’atto è invece “agire” secondo flusso libidanale.
Oppure ancora, quando Moretti nel film “Sogni d’oro” interpreta se stesso nei panni di un regista, esce letteralmente dalla scena, si posiziona davanti e dietro la macchina da presa, smette di recitare il copione, perché nella vita reale non ci sono copioni. Diventa macchina da presa, diventa lui stesso cinema, produce realtà. Allucinata, schizoide, incomprensibile, non codificata, anzi meglio ricodificante, ovvero che sovrascrive all’infinito il già scritto fino al punto del suo parossismo tautologico.
Con la fuoriuscita dalla scena, ob-skenè, tutte le intenzioni semantiche e di significato se ne vanno a fare in c**o.
Il mito, la tragedia, l’eroe, Edipo, Dio, esplodono, vengono distrutti. Rimane soltanto un meraviglioso gioco simile ad una danza intorno al fuoco di mezzanotte.

Pensieri per me I flussi libidinali non si attivano dietro richiesta del soggetto. Questi infatti non appartengo a nessu...
17/09/2024

Pensieri per me

I flussi libidinali non si attivano dietro richiesta del soggetto. Questi infatti non appartengo a nessuna categoria di pensiero, non dipendono dalla volontà dell’Io. Preesistono. Il soggetto è già completamente iscritto in questi flussi di desiderio, i quali funzionano esattamente come delle macchine, che non solo producono l’unica realtà possibile, vertebrano, per così dire, la realtà del soggetto, la sua stessa natura (biologica).
L’illusione di poter comandare il desiderio significa puntualmente reprimerlo.
Il desiderio è sempre in funzione, il flusso energetico è già sempre presente, bisogna soltanto saperlo intercettare. Noi siamo una categoria particolare già completamente in un genere universale. Ci illudiamo, evidentemente non potendo far altro, di poter “protendere verso l’infinito, forse dimenticandoci che quell’infinito è già tutto in immanenza dentro di noi, per la molto semplice ragione che noi, simo quell’infinito.
Se pensassimo di poter gestire tali flussi di energia o desiderio, avremmo in effetti il controllo sull’universo.
Nelle categorie di pensiero rientrano la sessualizzazione del sesso (o dell’amore morale), la divisione fra il maschio e la femmina, la separazione del corpo inorganico nel corpo costituito di organi distinti e autonomi, la separazione del sapere in discipline diverse, la privatizzazione dei flussi libidinali. Rientra la possibilità di scegliere, quando invece ci sarebbe soltanto da assecondare.
Credo profondamente nei flussi energetici e penso che ne restiamo attraversati nonostante le nostre più audaci intenzioni. Credo profondamente che tali flussi riproducano, come delle macchine, la struttura di tutti gli esseri viventi, come per esempio lo sono le geometrie frattali che si ritrovano negli organismi di ogni genere e, sulle quali noi, non abbiamo nessuna possibilità di ingerenza. L’unica possibilità che abbiamo, è di riconoscerci come macchine che continuano a riprodurle e che sono quelle ad influenzare tutte le nostre possibilità. Dall’origine materiale del corpo.
Riterritorializziamo il particolare in altro sapere particolare, assegniamo valore semantico per impossibilità di spiegarci l’assoluto, ci rappresentiamo “come” per mancanza gnoseologica dell’”inquantotale”.
Dalla illusione di poter scegliere derivano tutte le nostre paure e frustrazione. Ma l’illusione è anche il principale propellente del grande teatro del capitalismo e dell’analisi freudiana che, hanno capito perfettamente che nell’azione dell’opzione, si nasconde il grande potere del controllo e della repressione della libertà. Scegliere A invece che B non è indice di democrazia o libertà ma, segno di una obbligazione alla scelta, la quale a tutti i costi, ci impone di dover appartenere a quella determinata categoria. Impedendoci in questo modo di liberarci da questo costrutto di libertà predeterminata, precostituita, strutturale.
In verità vi dico che non apparteniamo a nessuna struttura poiché di nessuna struttura possiamo sapere.
Come fa Maria Lai con i suoi quaderni cuciti e segnici, informandoci circa questa meravigliosa possibilità che le cose, nonostante il grande sforzo di razionalizzazione sempre in corso, restano sempre più grandi di qualsiasi romantico sforzo.

Così ho parlato.

Al MAN e allo Spazio Illisso di Nuoro sono in corso due molto belle mostre che vi consiglio di visitare se vintrovate da queste parti e che hanno in parte provocato questi pensieri.

09/09/2024

pensieri per me

L'amore si basa sul principio di espansione e non di sottrazione. Quindi se ami una persona non significa che non ne puoi amare un'altra, dedicarsi ad una passione non significa escluderne un'altra. Amore significa fare spazio per accogliere l'altro; amore significa dare spazio all'altro in maniera illimitata. L'infinito in ogni momento.

08/09/2024

Poesia del c***o

Il mio amico etiope dice:
che l’apparenza mostra solo un lato
che è sempre quello più edulcorato
e che il politicamente corretto
danneggia il reciproco rispetto.

In verità io vi vedo
celebrare l’amore sacro
come divino simulacro
ma in nome di quello e non del vincolo
capite quando senevatuttoafanc**o!

vi promettete l’eterno
ma meritate l’inferno!

Così ho parlato.

18/08/2024
04/08/2024

pensieri per me

Pensieri per me
L’essere liberi è un atto di rinuncia. Rinunciare non significa fare a meno di questa o di quell’altra cosa. Rinunciare è innanzitutto comprendere di non poter avere tutto il bene per sé stessi, un concetto che di conseguenza genera anche l’esistenza di un male necessario. Rinunciare è innanzitutto smettere di com-prendere, di racchiudere tutto nell’insieme della cultura, che la vera conoscenza è una anti-azione di selezione della memoria.
Rinunciare non è nemmeno smettere di desiderare.
Rinunciare è desiderare di desiderare.
Desiderare ciò che è meglio per sé stessi. Farlo con devozione, veramente, può portarci alla estrema consapevolezza di non desiderare più nulla di tutto quello che è già desiderabile sic et simpliciter. In tale senso, rinunciare è astenersi. Desiderare il meglio per sé stessi, rinunciare al repertorio delle cose già confezionate, è processo qualitativo, mai un mero quantum. L’unico modo per fuoriuscire dal senso di colpa è capire se è giusto per te. Questo ritrovato senso della misura celebra il superamento di ogni codificato concetto di bene e di male, morale, cattolico, sociale, ecc.

24/07/2024

Poesia del c***o brevissima

donna cinese a uomo di tormento:
mangi semple solo uomo!
uomo di tormento a donna cinese:
Io sono una moltitudine!
finedellac***odistoria

🟥🟨🟩🟦
18/07/2024

🟥🟨🟩🟦

18/07/2024

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ventidueminuti di sguardi
ventidueminuti delle più belle parole
ventidueminuti d’amore
ventidueminuti di te, di noi e di.
ventidueminuti di tempo
per dare al tempo un valore infinito.

Contro-pensieri per voi.Faccio fatica a comprendere come mai per rivendicare diritti sociali si debba ricorrere al depre...
14/07/2024

Contro-pensieri per voi.

Faccio fatica a comprendere come mai per rivendicare diritti sociali si debba ricorrere al deprezzamento della dignità. Lo dice uno che stravede per le differenze e che ne ha fatto una ragione di vita e un credo artistico e spirituale.
Si avverte il bisogno di evadere o di trasgredire quando si resta incatenati negli schemi sociali.
Io sono sempre nella differenza o meglio non sono, non una volta l’anno, e non solo in certe fasce orarie. Qui, il processo di propria identità, necessariamente fondato sulla interconessione con l’altro, si trasforma in caricatura grottesca, in maschera carnevalesca, in fenomeno di costume, deteriore, perché estetico. Che rivendica ossessivamente l’io e non lo destituisce, come invece si dovrebbe, se l’io fosse continuamente sub-iectum all’altro e all’altrove. La differenza presuppone la rinuncia dell’Io e non il suo parossismo.
Senza vis polemica, solo per condividere una riflessione.
La fotografia è presa dal web.

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