17/09/2024
Pensieri per me
I flussi libidinali non si attivano dietro richiesta del soggetto. Questi infatti non appartengo a nessuna categoria di pensiero, non dipendono dalla volontà dell’Io. Preesistono. Il soggetto è già completamente iscritto in questi flussi di desiderio, i quali funzionano esattamente come delle macchine, che non solo producono l’unica realtà possibile, vertebrano, per così dire, la realtà del soggetto, la sua stessa natura (biologica).
L’illusione di poter comandare il desiderio significa puntualmente reprimerlo.
Il desiderio è sempre in funzione, il flusso energetico è già sempre presente, bisogna soltanto saperlo intercettare. Noi siamo una categoria particolare già completamente in un genere universale. Ci illudiamo, evidentemente non potendo far altro, di poter “protendere verso l’infinito, forse dimenticandoci che quell’infinito è già tutto in immanenza dentro di noi, per la molto semplice ragione che noi, simo quell’infinito.
Se pensassimo di poter gestire tali flussi di energia o desiderio, avremmo in effetti il controllo sull’universo.
Nelle categorie di pensiero rientrano la sessualizzazione del sesso (o dell’amore morale), la divisione fra il maschio e la femmina, la separazione del corpo inorganico nel corpo costituito di organi distinti e autonomi, la separazione del sapere in discipline diverse, la privatizzazione dei flussi libidinali. Rientra la possibilità di scegliere, quando invece ci sarebbe soltanto da assecondare.
Credo profondamente nei flussi energetici e penso che ne restiamo attraversati nonostante le nostre più audaci intenzioni. Credo profondamente che tali flussi riproducano, come delle macchine, la struttura di tutti gli esseri viventi, come per esempio lo sono le geometrie frattali che si ritrovano negli organismi di ogni genere e, sulle quali noi, non abbiamo nessuna possibilità di ingerenza. L’unica possibilità che abbiamo, è di riconoscerci come macchine che continuano a riprodurle e che sono quelle ad influenzare tutte le nostre possibilità. Dall’origine materiale del corpo.
Riterritorializziamo il particolare in altro sapere particolare, assegniamo valore semantico per impossibilità di spiegarci l’assoluto, ci rappresentiamo “come” per mancanza gnoseologica dell’”inquantotale”.
Dalla illusione di poter scegliere derivano tutte le nostre paure e frustrazione. Ma l’illusione è anche il principale propellente del grande teatro del capitalismo e dell’analisi freudiana che, hanno capito perfettamente che nell’azione dell’opzione, si nasconde il grande potere del controllo e della repressione della libertà. Scegliere A invece che B non è indice di democrazia o libertà ma, segno di una obbligazione alla scelta, la quale a tutti i costi, ci impone di dover appartenere a quella determinata categoria. Impedendoci in questo modo di liberarci da questo costrutto di libertà predeterminata, precostituita, strutturale.
In verità vi dico che non apparteniamo a nessuna struttura poiché di nessuna struttura possiamo sapere.
Come fa Maria Lai con i suoi quaderni cuciti e segnici, informandoci circa questa meravigliosa possibilità che le cose, nonostante il grande sforzo di razionalizzazione sempre in corso, restano sempre più grandi di qualsiasi romantico sforzo.
Così ho parlato.
Al MAN e allo Spazio Illisso di Nuoro sono in corso due molto belle mostre che vi consiglio di visitare se vintrovate da queste parti e che hanno in parte provocato questi pensieri.