09/01/2015
Il luogo
Tra architettura e paesaggio, tra architettura e luogo esiste un reciproco rapporto di dare e avere. Se l’architettura ha bisogno di un luogo, e soprattutto il luogo ad avere bisogno dell’architettura per trovare una precisa identificazione: non si tratta di costruire in un luogo, ma di costruire per quel luogo. Di conseguenza un luogo non si dà in astratto, restituito dalla cartografia, ma esiste in quanto luogo determinato, qualificato dal fatto architettonico che ne coglie l’intima vocazione. La costruzione del paesaggio e quindi l’identificazione del luogo non si risolve solo nel rapporto di ordine visivo. Che si tratti di piccoli edifici o di progetti più complessi, vi si deve fare una scomposizione analitica del contesto, nel tentativo di definire le singole parti e i campi d’influenza, a cui il progetto provvede a rispondere per elementi diversi. Negli interventi urbani, in quelli che si misurano con edifici esistenti o con il tessuto della città, si ritrova lo stesso principio compositivo; l’obiettivo in questi casi non è quello di significare l’ambiente “naturale” ma di cogliere le differenze e gli intrinseci significati delle parti che compongono la città. Questa operazione di scomposizione e di successiva ricomposizione si deve adottare anche, per affrontare il tema dell’isolato urbano, evitando di tentare impossibili opere di meccanica ricostruzione, ma reinventando ogni volta il tema in funzione dei diversi elementi presenti. In tal modo, la morfologia della città entra a dettar legge nell’organizzazione dell’isolato, interferendo anche con la configurazione di ogni singolo edificio e con la sua organizzazione tipologica.
Il muro
Un muro non è soltanto un fatto costruttivo ma rappresenta l’elemento di separazione tra spazio interno e esterno. L’immagine e la funzione del muro sono componenti primarie per gli architetti che privilegiano la muratura, secondo una visione assai poco “moderna”, il muro esprime la volontà di separazione, in opposizione al pilastro che afferma la volontà di integrazione tra lo spazio interno e quello esterno. La tendenza ad attribuire uno spessore sempre maggiore al muro corrisponde al desiderio di sottolineare formalmente la separazione tra interno ed esterno. Questa tendenza rifiuta strumenti usuali, utilizzando muri pieni. La casa non può essere concepita come un “grande ammalato” alimentato da condotti, ma deve ritrovare una propria realtà fisica da contrapporre all’ambiente esterno. Il muro non deve essere inteso come espressione di chiusura, ma soprattutto come strumento per proiettare verso l’esterno valori simbolici dell’edificio. Il muro è anche risposta al paesaggio. Posta come confine tra due mondi, la facciata partecipa così ad entrambi in maniera diversa.
Le aperture
Il senso tattile dei muri, e, soprattutto, tramite le operazioni di scavo dei volumi, attraverso questa operazione l’architetto stabilisce una connessione con la scala umana. La presenza e le dimensioni delle aperture, inoltre, stabiliscono la gerarchia delle facciate: mentre le piccole aperture rafforzano l’immagine del muro, i grandi fori caratterizzano i fronti principali.