08/07/2017
Il Centre Georges Pompidou, o “Beaubourg”, progettato a Parigi da Renzo Piano e Richard Rogers fra il 1971 e il 1977, compie 40 anni. Per celebrare l’anniversario, oltre a prevedere l’organizzazione di una serie di mostre, eventi e manifestazioni che coinvolgeranno l’intero Paese e l’intero anno, il Museo subirà una serie di interventi di manutenzione (soprattutto impiantistica) e un importante riallestimento. Questi interventi, che costeranno almeno 100 milioni di euro (tra il 2018 e il 2020), non apporteranno variazioni di carattere estetico e, a quanto pare, non comporteranno la chiusura al pubblico della struttura. Il Centre Pompidou, che anche per il 2016 ha registrato ottime performance in termini di visitatori (+9%, mentre il Louvre e il Musée d’Orsay sono in calo), diventerà così la terza icona parigina ad essere ristrutturata nel corso dei prossimi anni, dopo il Grand Palais e la Tour Eiffel. Chi è stato a Parigi non ha potuto fare a meno di apprezzare o criticare l’astronave realizzata con tecniche da avanguardia, per l’epoca, nata come opera di riqualificazione urbana. Gli elementi portanti, le scale, gli ascensori, le scale mobili, le gallerie di circolazione, i tubi di ventilazione e riscaldamento, le condutture per l’acqua ed il gas sono stati collocati all’esterno delle facciate (ciascun tubo dell’esterno è dipinto in un colore differente, poiché ogni colore corrisponde ad una diversa funzione: il blu corrisponde all’impianto di climatizzazione, il giallo a quello elettrico, il rosso alla circolazione e il verde ai circuiti dell’acqua.), il che ha consentito di creare ad ogni piano una superficie libera di 7500 mq. Come la Tour Eiffel anche il Centre Pompidou è stato considerato una violazione della “bellezza intatta di una città che non ha rivali”. Qualora il centro fosse stato realizzato come pensato dagli Architetti nel 1972, sarebbe ironico ed interessante programmare i grandi schermi previsti sulla facciata in modo da consentire di leggere due righe di “Detti e contraddetti” di Kraus: “devo comunicare agli esteti qualcosa di rovinoso: un tempo la vecchia Parigi era nuova”. Si impone una riflessione anche sui centri storici italiani e sulle possibilità di inserimento dell’architettura contemporanea come arricchimento e stratificazione: tali regole possono essere interpretate ed estese non solo agli edifici di carattere pubblico ma anche privato. Quando valutiamo il restauro o la ristrutturazione dovremmo pensare a un rispetto estremo del nostro patrimonio storico, che non vuol dire lavorare per mimesi ma per un reciproco rispetto delle architetture.