13/09/2020
Nel 2020 si conclusa la seconda parte del recupero dei Fontanili delle Mole. Il primo intervento è stato condotto attorno al fontanile/lavatoio monumentale del 1780 ed è stato inaugurato nel 2017. Quanto terminato in questi giorni, si è sviluppato attorno al nucleo del primo intervento. Le aree interessate hanno visto la realizzazione di opere molto diverse per funzioni e obiettivi. Come è noto la zona delle Mole è famosa per la molta acqua che dal lago arrivava in questa località. Recuperare urbanisticamente l’area è stato uno degli obiettivi dell’amministrazione comunale, ma preservare ed esaltare, dove possibile questa peculiarità che la contraddistingue, è stato il fine ultimo di questo intervento di progettazione. Ci troviamo nel luogo di uscita dell’Emissario del lago Albano. Un'opera di ingegneria di alto valore storico e architettonico, studiata in tutti i paesi del mondo, con ricercatori e turisti che vi giungono da ogni dove. L’antico canale realizzato ai tempi della Repubblica Romana è un gioiello dell’ingegno umano e per questo è sotto il diretto controllo della Soprintendenza Archeologia. Pur essendo, l’attuale flusso idraulico, proveniente dall’Emissario, lo sbiadito ricordo di quello che era presente fino a qualche anno fa, non potevo e non volevo perdere ciò che per secoli, se non per millenni, ha rappresentato il complesso sistema idraulico, realizzatosi nell’area, con l’acqua proveniente dal lago. Secondo la tradizione nel IV secolo a.C., fu realizzato questo poderoso condotto di drenaggio delle acque del bacino, per far avverare una profezia dell’Oracolo di Delfi, secondo il quale, i Romani avrebbero conquistato la città Etrusca di Veio solo dopo aver reso utilizzabili le acque lacustri per l’irrigazione dei campi. Questo tunnel, dopo quasi duemila cinquecento anni è ancora perfettamente funzionante, anche se l’acqua del lago non vi scorre più a causa del calo del suo livello. L’attuale flusso idraulico è il risultato del trasudo delle acque che si accumulano negli oltre 1000 m di lunghezza del condotto, si tratta a tutti gli effetti di acqua sorgiva, tra l’altro di buona qualità. Anche se la portata è di scarsa entità, è comunque sufficiente ad alimentare i tre fontanili superstiti. Attorno a questa preziosa fonte, sia durante la repubblica, che durante l’impero, si è concentrata una notevole attività agricola; nei secoli bui, seguiti alla caduta dell’Impero Romano, prima venne costruita una torre a sua difesa e poi un piccolo borgo, le cui attività tutte, ruotavano attorno a un economia legata all’acqua ( agricoltura, concerie e mulini ecc…). I racconti commossi degli abitanti quando parlavano di quei luoghi “nei bei tempi andati”, sono stati uno sprone per cercare di ottenere il massimo dal programma di progetto. In questi anni di lavoro, condotto nella zona, ho sentito il grande amore che questi manufatti rappresentavano e rappresentano per la gente del posto. La prima opera che voglio esaminare è la piccola fontana semi ellittica (come la sezione del lavatoio), realizzata in corrispondenza della bocca della vasca costruita negli anni cinquanta del secolo scorso. Pur trattandosi di un intervento simbolico per le esigue dimensioni, rappresenta concettualmente una tappa fondamentale per il completamento dei lavori del 2017. Infatti l’intervento precedente, aveva demandato la trasmissione della memoria del lavatoio demolito, alla realizzazione di un aiuola che ne ricalcava in pianta l’ingombro, riutilizzandone alcuni materiali, come i peperini del piano di lavaggio. Nonostante l’intervento fosse riuscito perfettamente, già nel corso dei lavori del 2017 avevo pensato che non fosse sufficiente e predisposi l’impiantistica affinché, in un successivo intervento, la bocca del lavatoio, momentaneamente murata, potesse, dopo la realizzazione di questa vasca, essere riaperta. Detto ciò, è comprensibile che, se pure si tratta di una fontana infinitesimamente piccola rispetto al lavatoio rimosso rappresenta un importante tassello nel contesto urbano delle Mole. Il contributo di questo manufatto all’unicità del luogo sta nel recupero del transito dell’acqua dalla bocca chiusa e i conseguenti piacevoli momenti prodotti dallo sciabordio delle gocce che cadono nella vasca. Spostandoci a valle rispetto al lavatoio del 1780, incontriamo un vasto spazio, che è stato recuperato all’uso pubblico. L’area era completamente abbandonata ed era occupata da una sistema di canali, realizzati contemporaneamente al lavatoio demolito, che ne raccoglievano le acque e le convogliavano in un collettore che scaricava nel fosso di Vallerano di Rio Pietroso. Il progetto per questa area, prevedeva la realizzazione di una scala di collegamento, tra il piazzale dei fontanili e la sottostante via della Pietrara e una piccola fontana a raso che doveva raccogliere le acque dal lavatoio, convogliarle nell’antico acquedotto, fino al sistema di mulini presenti a valle. Purtroppo a causa di problemi tecnici (collettore fognario) ed economici, quanto previsto nell’originario progetto non è stato completato. Anche con un programma ridimensionato, si è comunque recuperata un area abbandonata e creato un ampio slargo sul fondo del piazzale dei lavatoi. Ciò è stato possibile solo a seguito della demolizione di un fatiscente muro di tufo e la successiva realizzazione di una parete reggi terra in cemento armato, grazie alla quale si sono potute raggiungere le quote del piazzale esistente ed estenderlo. L’ultima parte del progetto è localizzata attorno alla bocca dell’Emissario. Immortalato da tante foto d’epoca, oltre che da delle famose stampe realizzate dal Piranesi, è una delle vestigia storiche romane, più importanti presenti sul territorio del comune di Albano Laziale, assieme ai Cisternoni e alla Tomba degli Orazi e Curiazi. Un mirato intervento di recupero è stato condotto sul più antico vascone, costruito per raccogliere le acque provenienti dal condotto realizzato nel IV secolo a. C.. Fondamentalmente ci si è limitati alla rimozione delle superfetazioni novecentesche, nelle quali erano presenti materiali estranei, inseriti nel corso dei molti interventi di manutenzione, che si sono succeduti soprattutto nel corso del secolo scorso. Negli anni settanta, con l’avvento degli elettrodomestici in tutte le case, l’area conobbe un inesorabile declino. I lavatoi non venivano più usati e dei superficiali interventi di manutenzione delle strutture, videro addirittura la rimozione e sostituzione, dell’antico piano lapideo, con una gettata di calcestruzzo. La maldestra operazione è stata neutralizzata, con la posa in opera di un piano di peperino dello stesso tipo di quello rimosso, così da uniformarlo a quelli presenti negli altri vasconi. Proprio sopra il manufatto in muratura dell’Emissario, è stata realizzata a completamento di questa fase dei lavori, una passerella pedonale in ferro a collegamento delle due sponde, quella sul lato del comune di Albano e quella sul lato del comune di Castel Gandolfo. Come noto su questo tratto di via delle Mole non è presente il marciapiede a causa di un restringimento della carreggiata, costretta da una parte dai palazzi e dall’altra dal Fontanile che è collocato a una quota più bassa della strada. Questa assenza ha da sempre rappresentato un problema, in quanto il flusso pedonale è notevole nella zona, per la presenza di tre piazze, la parrocchia di Sacro Cuore di Gesù oltre a molte scuole. Vista l’importanza della vestigia, non è stata presa in considerazione la realizzazione di un classico marciapiede, l’unica soluzione praticabile è stata quella di costruire un ponte che superasse i circa 7 metri di vuoto tra le due sponde. Il progetto non doveva compromettere la fruizione e la visione del manufatto, ma soprattutto doveva essere tale da non entrare in competizione, con l’importante reperto archeologico. Voglio cogliere l’occasione per spiegare quali sono stati i motivi che hanno portato a prediligere un sistema strutturale in ferro piuttosto che uno in legno lamellare (in questo periodo tanto usato e forse abusato). In primis, • Vincoli provenienti dal sito ( Il varco da coprire è esiguo circa sette metri, con delle quote lievemente diverse tra la sponda di Albano e quella di Castel Gandolfo) • Importante presenza della struttura muraria dell’Emissario. • Grandi capacità strutturali del ferro che consentono di usare elementi portanti di dimensioni ridotte. Una passerella in struttura metallica, non sarebbe stata incombente sul sottostante manufatto dell’Emissario, non avrebbe dato l’impressione di schiacciarlo e soprattutto non avrebbe creato un effetto caverna, visto che il piano di calpestio sarebbe stato realizzato in grigliato keller, permeabile sia alla vista che agli agenti atmosferici. Se il ponte doveva essere il marciapiede mancante da questo lato della strada, doveva anche mantenere delle caratteristiche tali che un portatore di andicap, obbligato all’uso della carrozzella, potesse transitare sulla struttura agevolmente, senza dover essere aiutato. Se la scelta fosse andata su una struttura in legno lamellare, questa, avrebbe avuto la sezione delle travi portanti troppo massicce, sarebbero state più del doppio rispetto a quelle usate nella struttura realizzata. Ciò avrebbe comportato un aumento della curvatura della passerella per non incombere sulla sottostante struttura muraria, con un conseguente incremento della pendenza del tracciato. Ma il ponte, non avendo a disposizione un lungo percorso non sarebbe stato in grado assorbire questo incremento di inclinazione. Così facendo, avremmo avuto una struttura che non rispettava più i criteri di abbattimento delle barriere architettoniche e che di conseguenza avrebbe penalizzato le persone più fragili. Altro aspetto preso in esame è legato alla manutenzione dell’opera. E’ noto che le strutture lamellari, richiedono costanti operazioni manutentive, verniciature, puliture, scartavetrature ecc., per mantenerle in corretto esercizio. Trattandosi di un opera pubblica sicuramente queste non sarebbero state fatte con le dovute tempistiche, rendendo il manufatto all’inizio brutto e con il tempo anche fatiscente. La struttura in ferro zincato a caldo rappresenta il perfetto compromesso, non necessita di manutenzione se non la normale pulitura delle partiture strutturali e lo zinco, è un formidabile elemento di protezione alla ruggine e pertanto preserva il materiale per lungo tempo dal degrado. In ultimo, ma per questo non meno importante c’è un elemento fondamentale da considerare, che poi è quello che mi ha portato a fare questa scelta. La passerella è un manufatto realizzato oggi, nel 2020, deve rispecchiare le architetture e i materiali della nostra epoca, essere sempre distinguibile nella sua contemporaneità e non generare ambiguità, tanto più in un luogo con così tante stratificazioni storiche. La naturale cromaticità dello zinco oltre a rappresentare bene il carattere metallico dell’opera più di qualunque altra vernice, la rende poco impattante e non la fa entrare in competizione con le altre realtà presenti sull’area. Ho considerato anche l’effetto che una passerella lignea avrebbe avuto sullo spazio circostante. Un manufatto realizzato con questo materiale non sarebbe stato idoneo per le nostre latitudini, completamente decontestualizzato, un ponticello delle foreste del sud Tirolo in una realtà caratterizzata da una complessa stratificazione storica tipica della provincia romana in cui il legno è al massimo usato nelle strutture di copertura. Inoltre, vista la importanza storico culturale del luogo, ho voluto che l’intero manufatto, fosse removibile in qualunque momento. L’intera struttura è imbullonata e all’occorrenza po' essere rimossa o sostituita completamente o anche solo in parte. Voglio aggiungere una considerazione al margine, ovvero la mia soddisfazione, ora che la struttura è stata realizzata, nel constatare la bontà del percorso progettuale seguito per la realizzazione della stessa. Infatti nel suo complesso questo ponte pedonale risulta decisamente poco impattante, quasi impercepibile. Di seguito i ringraziamenti a tutti coloro che in un modo o in un altro, direttamente o indirettamente hanno preso parte alla realizzazione del lavoro. • Il Sindaco di Albano Laziale Nicola Marini, sempre attento alle problematiche del territorio. • Il Vice Sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici Maurizio Sementilli, disponibile e presente alla fattiva risoluzione di tutte le problematiche che in un opera come queste sono quotidianamente presenti. • Un ringraziamento speciale alla Dott.ssa Simona Carosi, Funzionario Responsabile della Soprintendenza Archeologica per la disponibilità dimostrata e la tempestiva presenza in loco. • L’ufficio Lavori Pubblici del comune di Albano Laziale con i suoi tecnici tutti e in particolar modo, i miei sinceri ringraziamenti al R.U.P. Arch. Riccardo Mancini, sempre disponibile e presente in qualunque circostanza. • L’ufficio Tecnico del comune di Albano Laziale Arch. Albero Gemma per la sua disponibilità e competenza. • La Dott.ssa Archeologa Barbara Cardinali, per la preziosa collaborazione e la concreta presenza sul posto oltre ai tenti preziosi consigli. • Un particolare ringraziamento al Collaudatore l’Ing. Leonardo Ziliani. • E’ d’obbligo un sentito ringraziamento all’Impresa Rigenera che nonostante le difficoltà incontrate ha completato l’opera, in particolare voglio personalmente ringraziare il Sig. Ionut Rotaru per aver dato vita con le sue mani ad alcune complicate opere presenti nel progetto e averle rese dei piccoli capolavori. Grazie. • Un altro sentito ringraziamento va alla Metal Sistem, e in particolare al Sig. Deris De Gasperi per aver realizzato la Passerella pedonale in ferro. • All’associazione Amici Delle Mole e in particolare al Presidente, Prof. Gianni Culini al Dott. Palo Cesco, e al Cav. Federico Cavallo, sempre attenti e disponibili difronte ai tanti imprevisti incontrati ed affrontati anche con il loro aiuto. • E al solito un affettuoso ringraziamento all’Arch. Giulio Valle per la collaborazione e la disponibilità dimostrata. Un sentito e sincero ringraziamento a tutti Gianluca Benedetti