08/12/2012
Questo è il nostro addio, a chi ha scritto una parte della storia dell’architettura del secolo breve. Oscar Niemeyer. L’ultimo comunista assieme a Fidel Castro, a detta di Fidel Castro. L’uomo delle curve sinuose ispirate al paesaggio brasiliano. Colui che ha provato a pietrificare la natura. Genio formale del cemento armato. L’architetto di Brasilia “socialista”, dove non c’è nessun posto “migliore”, perché plastico deve essere l’evento che ospita l’operaio, come plastico è l’edificio che ospita il padrone. Perché una volta era possibile pensare che un idea di società potesse diventare fatto concreto. Potesse diventare fatto sociale. La potenza dell’idea architettonica riceveva la sua sublimazione dalla cristallizzazione su carta dell’idea di società. Architettura e società. Architettura e politica. Architettura di bottega che diventa linguaggio formale universale. Dove è finito tutto ciò? E’ stato schiacciato dal peso delle proprie idee? E’ finito nel vortice del copia e incolla digitale? Oppure ci siamo rassegnati al fatto che pensare l’architettura è semplicemente rappresentare il reale. I nostri ragionamenti a scala urbana, sono generati solo da “fatti plastici” o si interrogano anche sul ruolo delle persone? Dove finisce il tempo di un idea? Qual è la sua strada?. Siamo in attesa della rivoluzione sociale delle idee. Per ora viviamo il limbo del mercato. E vince sempre lui. Ciao Oscar, uomo del secolo scorso. Grazie di tutto. Stiamo scrivendo, giorno dopo giorno il futuro. Da semplici uomini, come te. Come amavi definirti.