14/07/2024
Caro Gabriele,
anche tu, che sei stato il mio primo grande amico, te ne sei andato e non posso fare a meno di ricordare quando, giovani liceali a Novara, avevamo la vita di fronte immaginando fosse la grande avventura, come poi tu l’hai vissuta. Già allora per distinguerci nella piccola città di provincia frequentavamo persone meno giovani che gravitavano su Milano tra le quali Vittorio Gregotti e Umberto Orsini.
Ricorderai che andavamo insieme in piscina e, oltre a competere per numero di vasche, eseguivamo tuffi spettacolari per farci apprezzare dalle giovani signore.
Avrai in mente il nostro primo campeggio all’isola d’Elba nella bella baia della Biodola dove riuscivi a raccogliere delle ostriche oltre a distinguerti per varie conquiste femminili.
Ho molto presente e ti sono ancora riconoscente per il supporto psicologico che mi hai dato in occasione della tragica morte di mia madre.
Credo anche per te indimenticabile l’avventuroso viaggio in autostop fino a Skelleftea, piccola città della Svezia prossima al circolo polare, per partecipare a un campo di lavoro internazionale dove incontrammo studenti di varie nazionalità, anche polacchi, prima del crollo della cortina di ferro. Senza il tuo incoraggiamento quel viaggio non l’avrei certamente fatto e te ne sono molto grato. Al ritorno, l’articolo che entrambi scrivemmo per una rivista locale, ti fece scoprire l’attitudine al giornalismo che divenne poi la tua professione.
Nel frattempo ti eri impegnato sempre più politicamente iscrivendoti al PCI e rivolgendomi spesso l’invito a fare atrettanto. Invito da me ripetutamente rifiutato fino a quando accettai di incontrare il segretario della sezione locale che avevo già conosciuto e frequentato come amico. Ritrovandomelo davanti come dirigente politico ne ricavai la ferma convinzione che non mi sarei mai iscritto ad alcun partito. E così è stato.
Durante l’università ci perdemmo di vista perché io faticavo per superare esami molto impegnativi e quando incominciai a fare l’architetto in occasione dei grandi concorsi internazionali di architettura a Parigi, ai quali ho partecipato, mi hai accolto in varie occasioni. Eri corrispondente dell’Espresso e aprivi la tua casa disponendo gli ospiti attorno a un grande tavolo al centro della quale troneggiava un pentolone di pasta al sugo e quello, insieme al vino, era il menù che ci offrivi per trascorrere una serata conviviale di grande piacere e interesse.
La passione per i cavalli l’abbiamo condivisa ma non mi sembra che tu abbia frequentato il maneggio di Novara all’interno del distretto militare ove, durante il liceo, andavo quotidianamente ad aiutare l’istruttore, maresciallo Gottardello, a muovere i cavalli. Mi pare che la tua passione sia stata tardiva e che tu abbia comprato due bei purosangue proprio per accudirli personalmente. Ricordo alcune belle passeggiate insieme a te nei boschi attorno al Gaggio, la dimora di campagna dove ti sei ritirato.
Caro Gabriele, i bei ricordi che ho di noi mitigano il dispiacere della perdita, anche perché so che te ne sei andato senza soffrire.
Ti mando un forte abbraccio,
Emilio