FD architect

FD architect An architectural practice delivering end-to-end solutions: We strive to enhance the value of places and create meaningful experiences.

Il tempo del passaggio.Una soglia non è solo un limite fisico, ma un momento di pausa. Qui, il passato decorato incontra...
05/05/2026

Il tempo del passaggio.

Una soglia non è solo un limite fisico, ma un momento di pausa. Qui, il passato decorato incontra la purezza contemporanea. La psicologia ambientale ci insegna che marcare il passaggio tra ambienti diversi ci aiuta a resettare la mente. Progettare il “tra” è importante quanto progettare lo spazio.

Qual è la tua preferita?





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progettato e realizzato con .pas.studio

POESIA corpi, spazio, luce in un’armonia perfetta.Questa per me è l’essenza dell’architettura. Quando percepisco questo ...
20/03/2026

POESIA

corpi, spazio, luce in un’armonia perfetta.
Questa per me è l’essenza dell’architettura.

Quando percepisco questo equilibrio mi emoziono nel profondo fino a commuovermi.

Mi succede ovunque, spessissimo a teatro.

Vi auguro di poter provare la stessa cosa.


FARE ARCHITETTURA Cosa vuol dire, per me, fare architettura?Principalmente RICUCIRE.Ricuciamo spazi che avevano perso un...
07/03/2026

FARE ARCHITETTURA

Cosa vuol dire, per me, fare architettura?

Principalmente RICUCIRE.

Ricuciamo spazi che avevano perso un senso, storie interrotte, vite che cercano casa e luoghi che chiedono rispetto.

Non è solo costruire, è rimettere in dialogo gli elementi.

In queste immagini, un esempio di come la materia (il mattone, la terra, la luce) diventa il mezzo per unire il passato al presente del vissuto.

E per voi, qual è il “filo conduttore” di un buon progetto? Fatemelo sapere nei commenti!

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GEOMETRIE PURE E ARCHITETTI OSSESSIONATI Ho sempre amato la geometria. Geometria e matematica: le mie materie del cuore,...
12/11/2020

GEOMETRIE PURE E ARCHITETTI OSSESSIONATI

Ho sempre amato la geometria. Geometria e matematica: le mie materie del cuore, quelle che non fai fatica a studiare, quelle che – sì, sono fortunata – ti vengono naturali, quelle di cui fare gli esercizi era il momento di divertissement nella giornata di studio.

Tutti i professori al liceo mi consigliavano di iscrivermi alla facoltà di matematica: io avevo paura di non essere abbastanza geniale e di finire a fare l’insegnante frustrata odiando tutti gli allievi. Forse ora, se avessi seguito quella strada, sarei ricchissima dopo aver inventato qualche algoritmo per sorvegliare le vostre vite!

Così scelsi architettura; un amore viscerale già dall’infanzia? Il sogno di sempre? La voglia di ridisegnare il mondo? Nulla di tutto ciò. Una scelta razionale: la facoltà che univa il mio interesse per le arti e la mia facilità innata nelle materie scientifiche. L’amore è venuto dopo, con calma, forse proprio come nascono gli amori maturi: una conoscenza continua e lenta, che porta alla scoperta reciproca, a capire che la vita è migliore con l’altr*, ma che però si può vivere anche senza.

Nel frattempo ho dimenticato come si fa uno studio di funzione e non so neanche più calcolare il volume di un solido… forse più in là prenderò una seconda laurea!

Riguardando però i progetti di questi 10 anni di lavoro mi sono resa conto di una cosa: i miei lavori non sono riconoscibili stilisticamente ad una prima occhiata, come quelli di tanti altri architetti che stimo. C’è tuttavia qualcosa che, ad un occhio più attento, li accomuna tutti. Una sottesa ben riconoscibile, l’utilizzo di volumi puri (quando possibile) e la ricerca di un ordine matematico inconscio.
Ecco dove sono finite la mia matematica e la mia geometria: sono dentro di me, come strumento inconscio per progettare e disegnare lo spazio.

PIEDI AL CALDO E TESTA TRA LE NUVOLELa maggior parte degli italiani sarà inorridita da questo post, ne sono consapevole....
29/09/2020

PIEDI AL CALDO E TESTA TRA LE NUVOLE

La maggior parte degli italiani sarà inorridita da questo post, ne sono consapevole.
Mi piace la moquette, ora. Prima, la odiavo. Cosa è stato a fare da spartiacque? Vivere nell’umida e uggiosa Londra (e anche un po' mio marito, che la ama).
Dando per scontato che il fantomatico “carpet” tanto caro ai sudditi della regina debba essere pulito, lavato e mantenuto in uno stato igienico consono (cosa che non sempre accade oltre la Manica), ho capito che adoro alcune sensazioni che la moquette mi fa provare.
La prima è quella dei piedi nudi su una superficie soffice, che avvolge. Voi mi direte: esistono i tappeti. Io controbatto: non è la stessa cosa. La moquette non si sposta, soprattutto la mattina, rischiando di farvi capitombolare quando ancora non disponete completamente dei vostri sensi.
La seconda è la percezione di uno spazio ovattato, caldo e intimo. I tessuti, infatti, assorbono i rumori e aiutano ad insonorizzare ed evitare effetti di eco e risonanza. Certo: tappeti, lenzuola, coperte, tende, assolvono tutti a questa funzione, ma volete mettere la differenza di percezione quando anche il pavimento contribuisce a creare questo effetto “cuccia”?!
La terza, e sicuramente più divertente, è l’illusione di essere in un luogo incantato immaginario, situato a metà strada tra la Persia e la Gran Bretagna, dove i personaggi de “Le mille e una notte” incontrano quelli di Conan Doyle e sorseggiano una tazza di the seduti su infiniti tappeti filati a mano.
Morale dello sproloquio: cercate di attorniarvi sempre dai vostri sogni, anche a casa.

UNA FINESTRA - Sfogo e sinceritàCosa rappresentano le finestre che i social media aprono sulle nostre vite?So che instag...
04/08/2020

UNA FINESTRA - Sfogo e sincerità

Cosa rappresentano le finestre che i social media aprono sulle nostre vite?

So che instagram è come un lavoro; bisogna esserci, per essere legittimati; bisogna esserci per cercare clienti; bisogna esserci perché altrimenti non sei nessuno; bisogna esserci perché devi assolutamente esprimere la tua opinione.

Ebbene io fatico a fare queste cose: ogni volta che DEVO scrivere un post o una storia mi sembra di dover comporre un poema. Penso che in generale davvero poche persone creino un valore aggiunto tramite i e non mi sento una di queste.
Quando scorro le e la home page mi sembra di guardare dentro dipinte, irreali, , dentro cui vedo solo progetti fighissimi, persone con mille follower e mille mila clienti.

E mi sento diversa, profondamente lontana e rivolta verso finestre che sono soprattutto buchi neri.

Continuerò a scrivere pochi post e pubblicare poche storie, che continueranno a cambiare la vita di pochissime persone. Non è essere snob, ma solamente essere un po’ di più se stessi.

  accepted .ilariamancini   QUESTIONI DI GENEREContinuo ad interrogarmi da un po' sulla questione del genere. La lingua ...
29/07/2020

accepted .ilariamancini

QUESTIONI DI GENERE

Continuo ad interrogarmi da un po' sulla questione del genere.
La lingua italiana non prevede, per alcune professioni, il maschile ed il femminile del sostantivo: medico, avvocato, notaio… architetto.
La storia della lingua non è altro che la storia della società che con quella lingua si esprime; proprio per questo le lingue sono vive e in continua trasformazione.
Proprio per questo motivo penso sia giusto introdurre l’accezione femminile di questi termini – architettA -: dal momento che la nostra società e le nostre professioni non sono più quelle del mondo che ha prodotto queste regole grammaticali e semantiche, perché ancorarci ad un passato ormai incoerente?
Ci sono alcuni elementi però in questa faccenda di semantica, forse un po' speculativa, che non mi hanno convinto ancora del tutto: perché abbiamo bisogno della parola “architetta” per dare a noi donne un maggior riconoscimento? Ci serve davvero? Ci sentiremmo più alla pari con i nostri colleghi architetti? La parità passa anche per le parole che utilizziamo?
E’ anche vero però che da qualche parte la rivoluzione per i diritti deve pur iniziare e forse la lingua è lo strumento più immediato e potente che possiamo utilizzare. Cambiando il genere dei sostantivi quotidiano possiamo accendere la scintilla del cambiamento… Alcuni ordini, tra cui , ha messo già a disposizione di noi iscritte il timbro con riportato: “architetta”.

Seguo da tempo il gruppo che si batte per la parità dei sessi nella nostra professione: condivido con loro molti valori e pensieri (vi suggerisco di seguirle), ma non sono riuscita ancora ad avere un’idea chiara su questa questione linguistica.

Cosa ne pensate voi?
, , , fatevi avanti!

BASTA UN POCO DI ZUCCHERObasta poco per cambiare l’aspetto di un edificio, ma soprattutto per modificarne la percezione ...
13/07/2020

BASTA UN POCO DI ZUCCHERO

basta poco per cambiare l’aspetto di un edificio, ma soprattutto per modificarne la percezione che ne abbiamo.
Non tutti (me compresa) si possono permettere grandi ristrutturazioni, lavori onerosi o trasformazioni radicali del luogo in cui vivono, ma proprio per questo non dovrebbero demordere nel proprio intento.

L’importante è avere un obiettivo, e cercare di avvicinarvisi passo dopo passo.

L’architettura non è “one shot”: è fatta di stratificazioni mentali e fisiche, di ripensamenti, di illuminazioni e di compromessi. Da sempre. E spesso il compromesso è ciò che la rende unica e speciale. L’importante è non credere che l’architettura sia solo per pochi, perché non è così.

basta un poco di zucchero

nelle foto: basta cambiare una ringhiera, modificare l’aspetto di qualche finestra e cambiare i colori per trasformare una villetta anni ‘70

PRIMA IMPRESSIONECon l’architettura vale la prima impressione, proprio come con le persone. Allo stesso stesso modo si p...
01/07/2020

PRIMA IMPRESSIONE

Con l’architettura vale la prima impressione, proprio come con le persone. Allo stesso stesso modo si può, nonostante le apparenze, vedere qualcosa più in profondità e tirarlo fuori.

Non tutto ci si svela subito; la bellezza è anche cercare quel che è celato.

Nelle foto il prima e il dopo di un ingresso di una villetta privata. Giudicate voi se ne è valsa la pena!

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thanks to per essere stata la prima a crederci

Camerette &co.Questa clausura forzata ci ha fatto riflettere su molte cose: la vita privata, la natura, il lavoro, gli s...
18/05/2020

Camerette &co.

Questa clausura forzata ci ha fatto riflettere su molte cose: la vita privata, la natura, il lavoro, gli spazi in cui viviamo.
Chi ha figli -ma anche chi non li ha! - si è reso conto di come sia importante anche per bambini e adolescenti non solo svolgere attività e svagarsi, ma avere un luogo privato in cui nascondersi, ritrovarsi e identificarsi. Le camerette sono STANZE CHE DIVENTANO RIFUGI, ma spesso non sono progettate né pensate per crescere e trasformarsi con i suoi abitanti.

Io e Ilaria, architetta illustratrice, vi aiutiamo a ripensare i rifugi dei vostri bambini- adolescenti, progettando spazi su misura e flessibili, personalizzabili al 100% grazie alle illustrazioni di Ilaria e al disegno di arredi su misura che insieme sviluppiamo con i più piccini.

Metteteci alla prova!
Per consulenze on-line e off-line scriveteci
Francesca Diano
Ilaria Mancini

Indirizzo

Via Parini 13
Milan
20121

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