09/09/2026
Per gran parte del Novecento, il lupo era scomparso da vaste aree italiane, sopravvivendo soprattutto in nuclei dell’Appennino centro-meridionale dopo secoli di persecuzione diretta.
A partire dagli anni Settanta, la protezione legale, la diminuzione della persecuzione e il recupero di molte popolazioni di ungulati selvatici hanno favorito una progressiva espansione. Il lupo ha così ricolonizzato naturalmente gran parte dell’Appennino e successivamente le Alpi, raggiungendo anche territori oltre i confini italiani.
Il ritorno di questo grande predatore ha importanti conseguenze ecologiche, ma comporta anche difficoltà concrete per alcune attività zootecniche. Recinzioni elettrificate, cani da guardiania e una gestione attenta del bestiame sono tra gli strumenti utilizzati per ridurre il rischio di predazione.
Oggi la presenza del lupo viene monitorata attraverso tecniche come analisi genetiche non invasive, fototrappole e rilevamento dei segni di presenza. La sua espansione rappresenta uno dei cambiamenti più significativi avvenuti nella fauna italiana degli ultimi decenni e rende sempre più importante sviluppare strategie efficaci di convivenza tra conservazione e attività rurali.