29/09/2020
Analisi e concept preliminare
Marzo 2012
“Il modello inglese” è la frase che più si sente in questo periodo quando si parla della situazione dei nostri stadi.
Lo si invoca come panacea del mal di stadio che affligge la nostra popolazione. Ma quale sforzo le società inglesi hanno fatto per far sì che la cosa riuscisse? ora qui non vogliamo trattare le molteplici facce di un argomento interessante nel suo complesso, ma affrontare la parte che più ci compete e cioè quella urbanistica e architettonica di questo tema.
In Italia naturalmente la cosa è arrivata, ma come al solito solo la parte più prenditoriale della stessa; sì, prenditoriale! perché questa è la parola che meglio descrive la nostra classe di imprenditori a livello nazionale, i quali alla vista dei numeri, dimenticano chi sono per divenire appunto “prenditori” di territorio.
E’ così che il “modello inglese” in Italia diventa l’ennesima occasione per sbloccare ettari di terreno fuori dai centri abitati, sui quali riversare metricubi di cemento e far nascere l’ennesimo inutile centro commerciale. Esempi di questo in Italia già cominciano ad esistere vedi lo Juventus stadium o il centro commerciale i Petali di Reggio Emilia o quello più vicino a noi del Gran Sasso di Teramo. Ma in Inghilterra sono andate così le cose? la risposta è complessa perché per ogni caso hanno dato una risposta. Escludiamo i grandi team che si sono fatti guidare sempre dallo spirito di tentare di riqualificare quello che già avevano. Questo perché il valore sociale ed urbano di uno stadio all’interno di un tessuto ha un valore inestimabile sia economicamente che culturalmente.
Analisi urbanistica:
Come si nota dalle foto allegate, gli stadi inglesi, come il nostro stadio, si localizzano all’interno del tessuto urbano. Questo dato chiaro, evidente nelle rappresentazioni ricavate da google map, ci forniscono un primo punto in comune con quello che hanno fatto oltre manica.
Qui si sono fatti guidare da considerazioni urbanistiche che superando ormai l’idea di costruire cattedrali nel deserto, spostano l’interesse sula rifunzionalizzazione delle strutture esistenti.
Tale riqualificazione viene supportata da concetti di integrazione delle strutture in aree verdi, a contatto con i centri urbani, e limitando l’impatto ambientali degli stessi.
Bene quello che loro hanno come obiettivo noi lo abbiamo già come stato di fatto se vediamo dall’alto il nostro stadio. Infatti esso è all’interno di un centro abitato ed a ridosso di un parco di notevoli dimensioni.
I criteri economici alla base di tale riqualificazione sono: favorire l'approvvigionamento dei materiali e prodotti locali, creare opportunità di lavoro. Credo che data la composizione societaria attuale della Pescara calcio, fatta di imprenditori in vari settori del terziario, i criteri economici base sono quasi scontati e di facile attuazione, per i restanti credo siano di conseguenza all’attivazione di tale strategia.
Strategia:
Uno stadio quando viene costruito, ha una vita utile di 50/60 anni, ma la cosa sconvolgente è che di questi anni l’utilizzo effettivo è di un solo anno. Credo non servano commenti e grandi calcoli per capire che una struttura con questi numeri non ha appetibilità finanziaria e si rivela una struttura in perdita. Questa verità fa capire anche perchè c’è così tanta reticenza da parte delle società a prendere in carico la gestione degli stadi. Cosa diversa sarebbe se uno stadio viene messo a sistema con altre attività che rendono l’uso della struttura intensivo come ad esempio lo stadio di Berna che offre al suo interno, oltre alla possibilità di assistere ad una partita di calcio quella di trasformare la struttura per altri eventi nei mesi in cui il campionato è fermo. Questa piccola cosa fa si che la struttura non solo allunghi il suo periodo di utilizzo nel tempo ma soprattutto offra una differentiation strategy, argomento che approfondiremo in seguito. Oltre a ciò nello stadio vengono ospitate altre funzioni che vanno da quelle più semplici come bar e ristoranti fino a quelle di centro congressi e albergo. Il pacchetto di spazi annessi allo stadio vengono completate da aree hospitality. tutte queste cose contribuiscono a quella differentiation strategy che altro non è che l’opportunità per le società di offrire di più rispetto al solo calcio .Dal punto di vista energetico la copertura dello stadio è completamente in fotovoltaico così da garantire una produzione pari a 1.2 milioni di kwh.
Questa produzione per semplificare i numeri serve all’autosostentamento energetico della struttura ed inoltre fornisce energia per 400 famiglie nell’intorno dello stadio.
Per meglio comprendere l’importanza della programmazione della differentiation strategy nell’economia di una società di calcio, passerei due dati esemplificativi, è sono:
Shalke04 anno 2006/2007 media spettatori 61.000 incasso società 27.000.000,00 €
Arsenal anno 2006/2007 media spettatori 60.000 incasso società 100.000.000,00 €
Questo dato fa capire la differenza tra la possibilità di incasso nella gestione di un proprio impianto-Arsenal e quella di una società che ha ancora il cordone ombelicale attaccato al pubblico.
Lo Stadio Adriatico di Pescara
Lo stadio Adriatico si trova in un parco non lontano dal centro della città. La posizione strategica dell’area sul tessuto urbano oltre alla fidelizzazione dei tifosi rispetto al luogo, rappresentano un dato fondamentale per tentare di riqualificare l’intera area.
Il progetto a livello urbano prevede di mettere a sistema tutte le strutture già esistenti e che insistono sull’area parco ed usare quest’ultima come tessuto connettivo tra le varie funzioni.
Infatti nell’area d’interesse troviamo sia L’Aurum che il teatro D’Annunzio, due strutture che già esistenti garantiscono la copertura delle prime due voci per mettere in pratica quella differentiation strategy che garantirebbe il funzionamento del sistema globale.
Riqualificare e perfezionare queste due strutture come i collegamenti interni dal parco, ipotizzando una gestione combinata degli stessi tra pubblico privato, potrebbe essere un primo argomento di scambio tra la società ed il Comune.
Per lo stadio invece si prevede la conservazione della tribuna Maiella, vincolata come bene architettonico e l’abbattimento di tutta la restante parte con l’eliminazione della pista di atletica. Al loro posto viene ricostruito un nuovo stadio solo per il calcio con 25.000/27.000 posti a sedere coperti.
L’area recuperata a terra viene occupata da una piastra commerciale che definisce con le sue geometrie gli ingressi alla struttura.
In altezza trovano posto altri spazi che si affacciano a ponte sullo stadio e ne definiscono il coronamento con gli spazi commerciali tipo bar, ristoranti e vip lounge.
Nell’area adiacente lo stadio dove si trovava il galoppatoio, si ipotizza la rilocalizzazione dello stadio di atletica, ricostruito ex novo ma senza spalti.
Questa scelta di non costruire degli spalti, ma solo dei gradoni in terra, è dettata oltre che dal rispetto ambientale dell’area parco che così non viene impattata con strutture anche dall’analisi economica che i gradoni possono essere montati ad hoc per le manifestazioni con formula rent.
La copertura dello stadio infine può essere utilizzata per la produzione di energia fotovoltaica e solare termico, come anche l’intero intervento di ricostruzione dello stadio avrà come obbiettivo quello dell’eco-compatibilità dell’intervento.