06/11/2025
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Una corsa contro il tempo
Ogni volta che leggo di crolli o di problemi negli interventi sull’esistente, non riesco a togliermi dalla testa un pensiero: tra le concause c’è sempre anche la frenesia che ci ha travolto.
Viviamo nel tempo del microonde — così mi piace chiamarlo — dove siamo abituati ad avere tutto e subito. Voglio mangiare indiano? In venti minuti un corriere mi suona alla porta. Ordino un elettrodomestico online? Il giorno dopo lo ricevo.
Tutto molto bello… ma l’edilizia non funziona così, soprattutto quando si lavora sul patrimonio storico. Studiare un organismo complesso, frutto di decenni o secoli di trasformazioni, richiede studio, tempo e ragionamento.
Serve tempo, la risorsa che oggi abbiamo persino meno dei fondi.
Negli ultimi anni i fondi sono arrivati — tra bonus e PNRR — ma senza tempo non bastano: creano economia, sì, ma anche sprechi, poca qualità e quindi poca sostenibilità.
I tempi della burocrazia sono incomprimibili, e progettisti e imprese si trovano spesso nella missione impossibile di dover fare presto.
La foto che vi mostro è di un piccolo intervento fatto a Pisa. Prima della rimozione degli intonaci, nulla di ciò che vedete era percepibile.
Come si può intervenire su un edificio esistente senza studiarlo, senza fare saggi, ricerche storiche, senza capire come funziona davvero?
E questa è solo una parete. Pensate a quante “sorprese” si trovano analizzando un intero organismo strutturale, magari frutto di trasformazioni profonde avvenute nel tempo.
Vogliamo evitare che accadano altri crolli come quello della Torre dei Conti?
Allora una delle cose su cui dobbiamo lavorare è proprio il tempo.
Nei commenti trovate il “dopo” della parete in foto: sia perché, a mio parere, è bello da vedere, sia per ricordarci che una volta finiti i lavori tutto tornerà invisibile… fino al prossimo problema.