29/09/2023
LE PROTAGONISTE DELLA MOSTRA : Anna Patti,
"CASA POMIDORO"
La mia casa si trova nel quartiere arabo della Kalsa, all’interno di quella che fu la “Premiata Fabbrica di salsa di pomidoro e conserve alimentari Nicolò Dagnino”, raro esempio di archeologia industriale all’interno del Centro Storico di Palermo.
L’ex Fabbrica è stata restaurata qualche anno fa dallo studio PL5 Architettura di cui faccio parte e una porzione è stata destinata ad un complesso residenziale, dove al momento viviamo in 18 famiglie. Qui si respira l’aria del mare e la storia della città. L’alta ciminiera di mattoncini, che svetta all’interno del giardino, ci rimanda ad un passato recente ricco di fascino, in cui Palermo godeva di una florida produzione alimentare e industriale e aveva relazioni economiche con il resto dell’Italia.
Durante i sopralluoghi preliminari che hanno preceduto il progetto, una signora ci accompagnava e raccontava degli aneddoti sulle vicende dei proprietari. Apriva le serrature con un mazzone di chiavi, ad una ad una come un tesoro. Per lei significava svelare i ricordi di famiglia, quelli del nonno che aveva tenuto in funzione la fabbrica per ultimo. Camminavo per il rudere immaginando il fuoco sempre acceso nella fornace, la caldaia cha sbuffava e il fumo nero della fumaiola. E le tubazioni arrugginite, i portelloni, le mensole, le lattine, le tavole di legno dipinte a mano con la scritte “Sala lavorazione Pomidoro” e “Sala Stagnini”, abbandonate in un cumulo di rifiuti erano per me indizi di un rompicapo, perché cercavo di ritrovare il loro posto come in un puzzle.
Fu in quei giorni che iniziai a pensare di voler vivere in quel posto. Dopo qualche anno questa è diventata la mia casa.
La mia casa è quella accanto alla ciminiera. La mia casa è quella rossa e blu, per i mattoncini che colorano il prospetto sotto le finestre. La mia casa è un rifugio, un nido, un parco giochi, è il posto più accogliente dove tornare la sera.
La mia casa è su due livelli, piano terra e primo. Ha l’ingresso principale dalla piazza condominiale, attraverso un piccolo giardino in cui in 4 anni è cresciuto l’impossibile, fiori, ortaggi e alberelli, perché prende tanto sole. Aprendo la porta si entra in uno spazio a doppia altezza, che è il centro di tutto il sistema. E’ definito da una parete in calcarenite a faccia vista, su cui rimangono visibili i segni del trascorrere del tempo, e da una scala in resina cementizia che porta al primo piano e che continua con una passerella che gira attorno alla doppia altezza movimentando il percorso. La passerella conduce ad un pavimento di rete, come quella delle amache o dei catamarani, che sta a metà strada tra il piano terra e il tetto. Un non-pavimento su cui sdraiarsi, che lascia filtrare i raggi che provengono dalle finestre del tetto creando un gioco di luce che durante la giornata cambia e rende l’ambiente sempre diverso.
Da questo spazio centrale si può accedere a tutte le funzioni dell’abitare del piano terra, la cucina pranzo, il soggiorno, i servizi e a quelle del primo piano, le due camere, il bagno e un terrazzino che si affaccia sull’Oratorio dei Bianchi. Lo spazio è anche visibile da tutte le stanze della casa. Mi piace avere tutto sotto controllo con uno sguardo, niente angoli nascosti. E mi piace vivere la casa tutta insieme. infatti il mio posto preferito, se ancora non si è capito, è proprio questo spazio di connessione, che è anche diventato quello con le funzioni contemporanee dell’abitare, quello dove saluto il sole la mattina, dove faccio riunioni virtuali, dove mi sdraio sospesa per prendermi un po’ di tempo per me.