19/01/2024
Breve storia delle rose
Le rose selvatiche
Il genere Rosa è diffuso nelle regioni temperate dell’emisfero boreale, con la più alta diversità di specie in Cina occidentale. Reperti fossili risalgono ad almeno 35 milioni di anni fa, ma le rose hanno probabilmente avuto origine in Asia Centrale dai 60 al 70 milioni di anni fa, durante l’Eocene, e si sono irradiate in tutto l’emisfero settentrionale.Quante sono le specie di rose selvatiche? Rispondere non è facile: la sistematica delle rose è difficile, poichè le specie si ibridano facilmente creando una miriade di forme intermedie, con frequenti casi di apomissia che perpetua gli ibridi aggiungendo ulteriore confusione. In passato alcuni autori tendevano a descrivere come specie distinta qualsiasi forma, il che portò ad una vera e propria inflazione di rose selvatiche (parecchie migliaia di specie). Ad esempio, il Pospichal (1898) descrisse come nuove per la scienza ben 57 specie per il territorio triestino. Oggi la maggior parte degli autori preferisce adottare un concetto molto più ampio di specie, ed il numero totale di specie di rose selvatiche è stimato tra 150 e 200. Pignatti (1982) riconosceva solo 24 specie per la flora italiana, mentre la recente checklist di Conti et al. (2004) porta il numero totale a 42. Nonostante ciò, l’identificazione delle rose selvatiche è tutt’altro che facile. Nella Flora ‘Italia, Pignatti (1982) proponeva diverse chiavi scritte da autori diversi, ma raccomandava: ‘sconsigliamo però di paragonare tra loro queste diverse classificazioni: se ne scelga una e ci si attenga coerentemente a questa, altrimenti, per l’incrociarsi delle opinioni divergenti, si può giungere alla confusione più completa’.
Le rose sono piante arbustive, a volte rampicanti, con fusti spinosi e foglie alterne, imparipennate, divise in 3-15 foglioline a margine dentato. La maggior parte delle rose selvatiche ha foglie decidue, ma non mancano le rose sempreverdi, come la nostra Rosa sempervirens, comune lungo la costiera triestina. I fiori, solitari oppure disposti in racemi o corimbi, hanno 5 sepali e petali (ad eccezione di R. sericea che spesso ha solo 4 petali), moltissimi stami e pistilli. Gli ovari si sviluppano all’interno di un ricettacolo profondamente incavato che a maturità diviene carnoso e di colore rosso (in alcune specie nerastro). I veri frutti delle rose sono i numerosi acheni, simili a piccoli semi duri contenuti nel falso frutto, che spesso è molto ricco di vitamina C. Nelle specie selvatiche i fiori sono solitamente bianchi o rosa, ma esistono anche specie a fiore giallo o rosso, che hanno avuto una grande importanza nella creazione delle rose ornamentali.Il colore dei petali è dato dalla presenza di antocianine, flavonoidi idrosolubili che si accumulano nei vacuoli. Tre tipi principali di antociani contribuiscono al colore delle rose: 1) delphinidine (blu o viola); 2) cianidine (rosso o magenta), 3) pelargonidine (da arancione a rosso mattone). I caroteni sono invece responsabili del colore giallo, molto raro nelle rose selvatiche.
Le rose sono famose per il loro profumo. Più di 400 composti volatili sono stati identificati nel profumo delle cultivar di rose diverse. La rosa di Damasco (R. damascena) è sin dall’antichità la più importante per la produzione di acqua di rose, essenza di rose e di altri oli essenziali nel settore dei profumi, ed oggi viene coltivata soprattutto in Bulgaria.
Le rose ornamentali derivano dalle rose selvatiche, e quelle che hanno avuto il maggiore impatto sulla storia delle rose ornamentali originano da due aree geografiche ben distinte: il Mediterraneo e l’ Asia orientale, soprattutto la Cina. Quasi tutte le rose europee hanno solo una stagione di fioritura all’anno, mentre quelle orientali sono in grado di ripetere la fioritura più o meno continuamente durante la stagione vegetativa. Tra le rose mediterranee vi sono Rosa gallica, presente allo stato selvatico in Europa meridionale, la fragrante Rosa damascena o Rosa di Damasco, con la varietà nord africana oggi nota come ‘Autumn Damask’, che rendeva entusiasti gli antichi Romani perché fioriva due volte l’anno - un tratto prima a loro sconosciuto, e Rosa alba, la ‘Rosa bianca di York’, famosa come emblema della Casa di York durante la ‘Guerra delle Rose’ nell’ Inghilterra del XV secolo.
Le rose del gruppo ‘Gallica’ o ‘Rose di Provins’ sono selezioni derivanti da Rosa gallica, in genere piante robuste con fiore aperto mostrante gli stami ed in posizione eretta, con colori varianti dal rosa al malva e con numero di petali variabilissimo da semplice a doppio, fortemente profumati. Il fogliame è grande, coriaceo, verde scuro. Sono resistentissime al freddo che di fatto è loro indispensabile per fiorire bene. Producono una fioritura unica. La Rosa gallica officinalis fu coltivata nel Medioevo dai Benedettini per le presunte proprietà medicinali, e divenne famosa nella storia inglese come la ‘Rosa Rossa di Lancaster’ durante la ‘Guerra delle Rose’ nell’Inghilterra del XV secolo.
L’origine delle rose del gruppo ‘Alba’ è molto dibattuta, probabilmente si tratta di ibridi tra R. canina e R. damascena, o tra R. corymbifera e R. gallica, oppure derivanti da Rosa arvensis, una specie selvatica a fiori bianchi. Queste rose sono tipicamente grandi arbusti con fiori profumati bianchi o rosa chiaro, di solito disposti in piccoli racemi, ed ebbero particolare rilevanza nel Medioevo. Crescono robuste ed erette e gli steli, che sono lunghi, portano fiori e foglie soltanto verso la sommità. Sono piante longeve che prosperano volentieri in climi freddi e tollerano la mezz’ombra. Il fogliame è grigio-verde e come in tutte le rose occidentali la fioritura, che è tardiva, non si ripete. Le rose ‘Damasco’ dovrebbero derivare da un ibrido tra R. gallica e R. phoenicia formatosi in Asia Minore e poi distribuito in tutta la Siria e il Medio Oriente. Il Crociato Robert de Brie, secondo la tradizione, le introdusse in Europa da Damasco tra il 1254 e il 1276, anche se antichi affreschi romani suggeriscono che almeno una rosa damascena esisteva in Europa centinaia di anni prima. In ogni caso, intorno alla vera origine di questa rosa c’è una nebbia scoraggiante e apparentemente impenetrabile. La cultivar ‘Trigintipetala’ utilizzata per la produzione di olio di rose in Bulgaria ed importata presumibilmente dalla Turchia, è forse la più vicina all’originale ‘Damasco’, che dovrebbe includere piante erette, con foglie grigio-verdi un po ‘rugose ed irsute e grandi fiori profumati, di colore variabile dal bianco al rosa intenso.
Le rose nell’antichità
L’impiego delle rose a scopo ornamentale è antichissimo. Si sviluppò in due mondi molto diversi e a quel tempo quasi completamente separati: la Cina ed il mondo occidentale. Come vedremo, fu solo alla fine del ‘700 che le rose coltivate cinesi incontrarono quelle occidentali, dando origine alle rose ornamentali moderne. In Cina, circa nel 500 a.C., Confucio menzionava le rose che crescevano nei giardini imperiali, affermando che la biblioteca dell’imperatore cinese conteneva centinaia di libri ad esse dedicati. Nel mondo occidentale le rose furono coltivate sin dai tempi delle civiltà mesopotamica, egiziana e micenea. Nel 1888, l’archeologo inglese Sir Flinders Petrie (1853-1952), durante gli scavi di tombe nell’Alto Egitto, scoprì resti di ghirlande di rose usate come corone funebri del II secolo d.C., ma dipinti di rose sono stati trovati sulle ben più antiche pareti della tomba di Thutmose IV, che morì nel XIV secolo a.C. I Fenici, i Greci e poi i Romani conoscevano e coltivavano le rose, diffondendone l’uso ornamentale in tutto il Medio Oriente prima e nel Mediterraneo poi. Al greco Teofrasto (ca. 300 a.C.) dobbiamo la prima catalogazione delle rose conosciute in Occidente, che già all’epoca avevano da 5 a cento petali. Nello stesso periodo Alessandro il Grande (356-323 a.C) è accreditato per l’introduzione delle rose coltivate in Europa. Nell’antica Roma l’uso delle rose per decorare i giardini era diffusissimo, a tal punto che Orazio lamentava il fatto che il governo romano consentisse di utilizzare il suolo agricolo per la loro coltivazione.