Egisto Rossetti Architetto

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Restyling del logo 2026
06/02/2026

Restyling del logo 2026

𝗕𝗿𝘂𝗻𝗼 𝗠𝘂𝗻𝗮𝗿𝗶 (1907–1998) è stato un artista, designer e inventore italiano, noto per il suo approccio giocoso e innovati...
20/09/2025

𝗕𝗿𝘂𝗻𝗼 𝗠𝘂𝗻𝗮𝗿𝗶 (1907–1998) è stato un artista, designer e inventore italiano, noto per il suo approccio giocoso e innovativo all'arte, al design e all'educazione. Figura chiave del movimento futurista, ha esplorato la percezione visiva e la creatività attraverso opere come Macchine inutili (sculture cinetiche), Libri aerei (narrativa sperimentale) e Design come arte (saggi). I suoi libri tattili e interattivi per bambini, come i Prebooks, hanno rivoluzionato l'apprendimento. L'eredità multidisciplinare di Munari fonde arte, funzionalità e immaginazione.

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08/08/2025

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06/08/2025

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06/08/2025

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13/02/2025

𝐼𝑛 𝑒𝑓𝑓𝑒𝑡𝑡𝑖, 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑖𝑎𝑠𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑖, 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑙𝑜 𝑠𝑣𝑖𝑙𝑢𝑝𝑝𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑖 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑒 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑛𝑜𝑖:
𝑒̀ 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑖 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜.
Aforisma di Oscar Wilde usato frequentemente
dal prof. Arch. Carlo Mezzetti, mio indimenticabile relatore di tesi, che riusciva a parlare di 𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 anche tramite il disegno. ❤

𝗜𝗻𝗰𝗵𝗶𝗼𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼.La chiodatura del terreno è una tecnica costruttiva utilizzata per stabilizzare pendenze, scavi ...
29/10/2024

𝗜𝗻𝗰𝗵𝗶𝗼𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼.

La chiodatura del terreno è una tecnica costruttiva utilizzata per stabilizzare pendenze, scavi o muri di contenimento rinforzando la massa del terreno. Il metodo prevede l'inserimento di barre d'acciaio (unghie) strettamente distanziate nel terreno, che vengono poi messe a posto, creando una massa composita in grado di resistere alle forze che agiscono su di esso. Ecco una procedura passo dopo passo per l'inchiodamento del terreno:

1. Preparazione del sito

Sondaggio e progettazione: effettuare un'indagine sul sito per analizzare la pendenza o la parete e sviluppare un design che specifichi lunghezza, diametro, spaziatura e inclinazione delle unghie del terreno in base alle condizioni del suolo.

Scavo: scavare l'area a tappe (chiamati ascensori) fino alla profondità richiesta. Ogni scavo è tipicamente intorno a 1-2 metri alla volta per mantenere la stabilità.

2. Fori perforazione per unghie di terreno

Fori di perforazione: fori orizzontali o leggermente inclinati (tipicamente da 10 a 20 gradi dall'orizzontale) nel terreno o nella massa roccia. Il diametro di questi fori dipende dal design, ma solitamente è compreso tra 75 e 150 mm.

Lunghezza del foro: la lunghezza del foro corrisponde ai requisiti di progettazione per la profondità dei chiodi, tipicamente da 3 a 10 metri, a seconda delle condizioni del sito e del design.

3. Inserendo le unghie

Chiodi d'acciaio: inserire barre d'acciaio (comunemente diametro da 25 a 40 mm) nei fori preforati. Le barre possono essere coste o deformate per migliorare il legame con la malta.

Protezione dalla corrosione: se necessario, fornire protezione contro la corrosione delle unghie, zincando l'acciaio o applicando rivestimenti epossidici. La doppia protezione dalla corrosione è tipicamente raccomandata in ambienti aggressivi.

4. Mettendo in pugno le unghie

Iniezione di grota: iniettare la malta (di solito una miscela a base di cemento) nel foro intorno al chiodo del terreno per legare l'acciaio al terreno o alla roccia circostante. La malta viene pompata sotto pressione per garantire piena incapsulazione e forza.

Tecniche di grouting: ci sono due tecniche principali:

Gravity Grouting: iniezione di malta a base di gravità, tipicamente usata per terreni stabili.

Grouting a pressione: coinvolge il pompaggio della malta sotto pressione per migliorare il contatto e la resistenza del suolo.

5. Installazione di fronte

Facciatura temporanea: applicare un rivestimento temporaneo, come cemento, rete filo o piastre d'acciaio, per mantenere la stabilità durante la costruzione. Shotcrete viene tipicamente spruzzato sulla superficie scavata e sulle unghie per fornire supporto immediato.

Facciatura permanente: una volta installati e stabilizzati tutti i chiodi, applicare un rivestimento permanente (crete a sparo, cemento colato o pannelli prefabbricati) per proteggere la superficie e garantire stabilità a lungo termine.

6. Installazione di drenaggio

Disposizioni di drenaggio: installare sistemi di drenaggio (come fori di pianto o tappetini di drenaggio) dietro la facciata per gestire l'accumulo di acqua, che possono causare pressione dietro le unghie del terreno e ridurre l'efficacia.

7. Monitoraggio e test

Test di estrazione: eseguire test estraibili su alcune unghie per assicurarti che soddisfino i requisiti di resistenza del progetto.

Monitoraggio: monitorare continuamente la parete o la pendenza per movimenti e stress sulle unghie durante e dopo la costruzione.

8. Finitura finale

Finitura: una volta che le unghie e la faccia sono a posto e la struttura è stabilizzata, applica trattamenti di finitura, come verniciatura, rivestimenti protettivi o paesaggistici per migliorare l'estetica e proteggere ulteriormente il sistema.

Considerazioni chiave:

Condizioni del suolo: una corretta indagine geotecnica è fondamentale per comprendere il tipo di terreno, la falda freatica e altri fattori che influenzano la progettazione delle unghie.

Spaziatura e inclinazione unghie: questi fattori dipendono dalle forze che agiscono sulla parete o sulla pendenza e vengono determinati durante la fase di progettazione.

Sicurezza: assicurarsi che lo scavo sia sempre stabile per proteggere i lavoratori ed evitare crolli.

La chiodatura del suolo è un metodo altamente adattabile ed efficace per la stabilizzazione dei pendii, in particolare nelle aree urbane dove lo spazio è limitato, e non sono fattibili i tradizionali muri di contenimento.

𝗧𝗶𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗲Tiranti e capochiave sono da sempre abituati a lavorare insieme tanto da riconoscerli col nome di c...
23/09/2024

𝗧𝗶𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗲

Tiranti e capochiave sono da sempre abituati a lavorare insieme tanto da riconoscerli col nome di catena.

Costituiscono uno dei metodi più antichi ed efficaci per migliorare la resa strutturale delle costruzioni in muratura.

Sono chiamati ancor oggi catene proprio per la loro capacità di trattenere, legate tra loro in una sorta di patto di solidarietà, i muri di un qualsiasi edificio.
Soprattutto quelli più antichi.
Quelli del tempo in cui le costruzioni erano fatte senza cemento armato, ma piuttosto di pietra, tenute insieme da malta povera o addirittura fango.
Case, chiese, ponti, torri o campanili che fossero.

S’incominciava a posare le catene dal secondo piano e si ripeteva per i successivi.
In questo caso le catene restavano fissata e nascoste all’interno del muro portante.
In facciata restava visibile solo il capochiave, magari non eccessivamente elegante ma che ancora oggi trasmette piuttosto un senso di forza e sicurezza.

Nelle costruzioni più piccole, di un solo piano, rurali o di montagna la posa delle catene avveniva, eventualmente, in un secondo momento.
Solo all’evidenza di qualche cedimento, allo scopo di contrastare la spinta verso l’esterno ed evitare il ribaltamento o il crollo de muro compromesso.
Questo, solitamente si legava al muro ancora sano che stava di fronte al primo.

Non a caso quando si vedono delle chiavi di ferro nelle case di montagna, si notano anche rigonfiamenti, fessure verticali o strapiombo della muratura.

La catena, di fatto, è una lunga barra di ferro battuto, spesso tondeggiante, detta tirante. Alla sua estremità un occhiello predisposto già nel momento della forgiatura, per contenere il capochiave.

Nel mettere la catena, solo il foro dell’occhiello deve stare a filo, ma interamente fuori dal muro.
Quando la chiave è particolarmente lunga, il tirante è diviso in due pezzi agganciati tra loro. Il capochiave è davvero l’elemento di chiusura dell’intera catena, per questo il suo nome non è casuale.
E’ l’unico pezzo messo in bellavista ma fondamentale per il funzionamento della catena.

In sostanza il capochiave è uno spinotto sempre di ferro battuto.
Un unico paletto diviso in due parti di forma leggermente diversa tra loro.

La prima, quella destinata a essere inserita nell’occhiello è più lunga, indifferentemente di forma tondeggiante o quadrangolare, e il profilo leggermente a cuneo.

La seconda più appiattita, divisa dalla prima da una protuberanza che permette di fermare il capochiave sull’occhiello del tirante.

Un tempo nel momento della posa del capochiave era in uso riscaldare le parti terminali della catena per dilatarla.
Con il successivo raffreddamento la catena tendeva ad accorciarsi ed entrare quindi in trazione.

Catene e capochiavi erano fatte nelle ferriere e nelle officine locali.

La tecnica di costruzione e di fattura poteva leggermente variare secondo l’ingegno e la fantasia del fabbro.

Solitamente il capochiave non va posto in maniera verticale ma possibilmente con l’inclinazione di circa venticinque gradi per influire così su un’area maggiore del muro.

Le chiavi erano e sono sempre indispensabili per contenere le spinte laterali degli archi o delle volte.

Per quanto riguarda le case più alte e per quelle proprietà che potevano permetterselo, le chiavi cominciavano a essere posate all’altezza dei primi solai.
In questo caso la sistemazione delle medesime avveniva contemporaneamente all’elevazione dei muri.
Così facendo restavano incassate nella muratura oppure appoggiata sui solai e coperte dai pavimenti. Incrociandole possibilmente all’altezza degli angoli dell’edificio.

Comunque nelle campagne e sulla montagna esisteva anche un sistema di catene meno costose, fatto di legno.
In questo caso il tirante era uno o più travi del solaio che oltrepassava il muro perimetrale.
A filo della facciata era opportunamente forato e nel foro fissato un paletto con la funzione di capochiave.

In un altro caso, sempre all’estremità della trave era inchiodata un’asola di ferro alla quale s’inseriva il capo chiave ancora di ferro.

Tuttavia queste erano soluzioni povere, ma poco sicure e di scarsa efficacia.
Tuttavia l’utilizzo delle chiavi è sempre in uso.

La teoria e la tecnica restano le stesse di un tempo sebbene i materiali e la tecnologia siano cambiati.

Questo antico ma efficace metodo di consolidamento delle murature è ancora attuale.
Soprattutto nei casi di restauro di edifici storici, ma anche nelle aree sismiche dove si fa apprezzare per la sua leggerezza, il basso costo, la limitata invadenza e la capacità di mantenere unite le murature garantendone allo stesso tempo una certa elasticità.

𝐼𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑢𝑟𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎 𝑚𝑎𝑖 𝑙'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑖𝑛 𝑝𝑎𝑐𝑒.𝐿𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒...
24/02/2024

𝐼𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑢𝑟𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎 𝑚𝑎𝑖 𝑙'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑖𝑛 𝑝𝑎𝑐𝑒.
𝐿𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑓𝑖𝑛𝑖𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑓𝑎.
𝗣𝗘𝗥𝗔𝗡𝗢, 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗲𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲.
(prima e adesso)

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Via Quadroni 78
Perano
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