27/10/2017
[...] in quegli anni poi divenne molto chiaro che continuare a disegnare mobili oggetti e simili casalinghe decorazioni non era la soluzione dei problemi dell’abitare e nemmeno di quelli della vita e tantomeno serviva a salvarsi l’anima… Divenne chiaro come nessuna cosmesi o beatificazione era bastante a rimediare i danni del tempo, gli errori dell’uomo e le bestialità dell’architettura… Il problema quindi era quello di distaccarsi sempre più da tali attività del design adottando magari la tecnica del minimo sforzo in un processo riduttivo generale. Preparammo un catalogo di diagrammi tridimensionali non-continui, un catalogo di istogrammi d’architettura con riferimento a un reticolo trasportabile in aree o scale diverse per l’edificazione di una natura serena e immobile in cui finalmente riconoscersi.
Dal catalogo degli istogrammi sono in seguito stati generati senza sforzo oggetti, mobili, environments, architetture… Ma di tutte queste cose non ce ne importa molto, né molto ce n’è mai importato. La superficie di tali istogrammi era omogenea ed isotropa: ogni problema spaziale ed ogni problema di sensibilità essendo stato accuratamente rimosso. Gli istogrammi si chiamavano anche “Le Tombe degli Architetti”.
Superstudio, Storie, figure, architettura.