Franco Zagari - Architettura e Paesaggio

Franco Zagari - Architettura e Paesaggio Franco Zagari - Architettura e Paesaggio

- SPAZIO PUBBLICO DI NUOVA GENERAZIONE: PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI PARCHI, PROMENADE E GIARDINI, SISTEMI PENSILI, MOBILITA’ DOLCE, INFRASTRUTTURE, WATERFRONT, PONTI, STRADE, TRASPORTO PUBBLICO, CICLOVIE

- SISTEMI DEL PATRIMONIO DI ALTA QUALITÀ STORICA E AMBIENTALE, CUORI URBANI E CENTRI STORICI, PROCESSI DI RIGENERAZIONE DI CONTESTI DI CITTA’ NON CITTA’ URBANI, RURALI E NATURALI
- PROGETTAZ

IONE DI SISTEMI SEQUENZIALI PER CULTURA, COMMERCIO, WASTE, ENERGIA, SPORT, STAZIONI, MERCATI

- PIANIFICAZIONE DI AMBITI PAESAGGISTICI DI DIFESA DEL SUOLO

- STUDI DI VALUTAZIONE DI IMPATTO PAESAGGISTICO

Cari amici, colleghi, allievi, ci ritroviamo lunedì 26 giugno alle ore 17.30 presso il Giardino della Facoltà di Archite...
22/06/2023

Cari amici, colleghi, allievi, ci ritroviamo lunedì 26 giugno alle ore 17.30 presso il Giardino della Facoltà di Architettura di Roma a via Gramsci 53 per piantare una Jacaranda e salutare Franco Zagari insieme!

KROLL 1 AUG 2022Una situazione che non poteva essere più selvaggia e incerta ha accolto la scomparsa di Lucien Krol il p...
17/08/2022

KROLL 1 AUG 2022

Una situazione che non poteva essere più selvaggia e incerta ha accolto la scomparsa di Lucien Krol il primo agosto. Una crisi economica senza precedenti, una catastrofe sanitaria, una guerra la cui regola è la cancellazione dell’avversario, sono quanto questo eroe del nostro tempo non ha mai evitato, anzi con tenacia e coraggio ha cercato tutta la vita per testimoniare e denunciare la sorte dei deboli e degli oppressi a qualsiasi distanza si trovassero, alla porta accanto o in qualche remota sconosciuta innominata enclave di dolore in un angolo del pianeta così derelitto e a una distanza tale da farci sentire ancora per poco protetti.

Questo genio è autore di una vasta opera di edifici manifesto, a partire dalla Memé, la casa dello studente a Bruxelles, che pochi ricordano subì un attacco militare da parte della polizia, chiamata dal Rettore perché si bloccasse un cantiere eretico e eversivo. E aveva ragione il Rettore che aveva capito la portata della sfida rappresentata da un giardino, tutto fatto di piante di strada, bellissimo naturalmente, perché Lucien era anche molto bravo, questo suo talento tendeva piuttosto a nasconderlo perché pensava che la sua architettura fosse capace di raggiungere il cuore e l’anima dei suoi clienti, la gente della strada, anche rinunciando a qualsiasi virtuosismo.
La sua bella famiglia,- la moglie Simone, le figlie Adelina e Marie - gli è stata se possibile anche superiore nell’abnegazione. A loro una sentita gratitudine. Vicini in un dolore che non potrebbe essere più grande ,

Franco Zagari e tutta la sua famiglia e tutti coloro che incapperanno nella lettura di queste poche righe, sperando di interpretare il loro sentimento e che vogliano farle proprie

Grazie a voi per questa splendida iniziativa!
15/05/2020

Grazie a voi per questa splendida iniziativa!

L'intervento di Franco Zagari all'edizione virtuale del Festival del Verde e del Paesaggio.

Io sto bene, e tu? Roma ai tempi del Coronavirus 2*Cara Emanuela,io sto bene. Tu come stai? Grazie della tua mail, se io...
12/04/2020

Io sto bene, e tu? Roma ai tempi del Coronavirus 2*

Cara Emanuela,
io sto bene. Tu come stai?

Grazie della tua mail, se io sapessi ballare direi che mi hai invitato a un tango mozzafiato, ma temo di deluderti, penso di non essere molto raccomandabile, sotto molti aspetti. Vedo infatti nello spazio pubblico un pericolo. Penso che dovremmo evitare di limitare allo spazio pubblico l’offerta culturale, sociale, economica, politica del progetto di paesaggio. Naturalmente lo spazio pubblico è importantissimo. il Papa, che è fra l’altro un grande statista, lo ha capito e ce ne ha dato un’immagine indimenticabile. Ma noi sembra che in ogni epoca si cerchi un Aventino, uno spazio di autoesclusione. Ho il sospetto che lo spazio pubblico stia diventando per noi un piccolo Maelstrom, un gorgo pieno di rottami che girano vorticosamente, orrendi arredi, nati vecchi prima di vedere la luce.
Ora noi siamo agli arresti domiciliari, con il Parlamento che non è in grado di operare nel pieno delle sue facoltà, un debito che una volta spolpati del tutto i nostri figli e i nostri nipoti non avrà più nulla da vendere, un golpe -perché è un golpe-, democratico -perché è democratico-, una gestione del potere basata su una fiducia ampia e diffusa, che al momento conferma le sue deleghe, ma obiettivamente pochissimi capiscono fino in fondo la trama della commedia e sanno se e quando volgerà in tragedia.

Lo spazio pubblico è vuoto, tu dici, assenza. Non credi che lo fosse anche prima? E forse peggio. Quando tutti andavano dappertutto e in nessuna parte. Uno scenario terribilmente conformista e ripetitivo e noioso, e per di più saturo, da qui il respiro che dobbiamo confessare nel partecipare oggi al più grande gioco d società della storia umana, niente a che vedere con i riti della peste, ogni giorno un punteggio, ogni giorno analisi sempre più sofisticate, ogni giorno una smentita. Quegli spazi vuoti sono bellissimi, lì sembra che debba iniziare la fine di 8 1/2 di Fellini, che improvvisamente migliaia di personaggi e di comparse debbano irrompere sulla scena.
E qui è necessario un corto circuito. Il progetto che serve è sempre un a priori, mai un a posteriori. Non dobbiamo inseguire le crisi, dobbiamo precederle.
Noi paesaggisti ci occupiamo di spazi esterni, ma questi sono solo in parte definibili come spazi pubblici. Secondo me dovremmo lavorare in un senso più ampio su vari ordini di problemi:
tieniti forte il terremoto è il primo tema che io credo dovremmo affrontare, Silvio Salvini ne ha appena data una conferma con una sua intuizione che ha messo in scena all’Ordine degli Architetti di Roma. A me lo aveva già insegnato Eugenio Battisti nella prolusione del suo corso di Storia dell’Architettura a Reggio Calabria, ci aveva detto che il nostro compito era di insegnare alla popolazione come mettersi in sicurezza in caso di terremoto. La frequenza e la forza dei terremoti in Italia dovrebbe chiamarci a fare dei piani di ricostruzione per tutto il Paese, con vari gradi di durata, perché dovrebbero essere in perenne evoluzione, essere sempre pronti, un tema bellissimo di città invisibili, in parte stabili, in parte effimere, che sarebbero come angeli custodi del nostro patrimonio.
Per lo stesso motivo essendo noti i cicli dell’acqua e la sua attitudine ad assumere sempre di più modalità catastrofiche, dire basta all’improvvisazione, progettare parchi idrogeologici, e lo stesso vale per le infrastrutture, progettare ospedali, stazioni, ponti, porti, dronodromi (sì, proprio aeroporti di droni, come ha già fatto Sir Norman Foster). Tutto ciò è possibile, e addirittura può comportare enormi risparmi, le categorie del recupero, del restauro, della ristrutturazione, della manutenzione potrebbero tornare ad avere un senso. La giovane generazione di paesaggisti, architetti, urbanisti dovrà guidare questo percorso cominciando con la riscrittura di una sintassi e di una grammatica, un processo che inizia con la distruzione dello zoning e degli standard urbanistici. Definire principi di orientamento, qualità di nuova centralità, canoni di mobilità e di sicurezza è il nostro obiettivo primario. Bellezza, dignità del lavoro, ascolto dei luoghi sono i nostri valori.
E rispetto al passato io cito Giancarlo De Carlo, “… Ho nostalgia del futuro”.
Rafforzare le nostre competenze nella vegetazione, piantare, piantare, piantare (così mi diceva Renzo Piano quando lavoravo con lui al nuovo Auditorium di Roma, concependolo come un Parco della Musica) in particolare reinventare i sistemi di attici, superattici, terrazze, giardini pensili.
Puntare sull’economia indotta, sulla capacità di promuovere processi di governance…

(si odono improvvise voci agitate dal fondo)

Ma cosa dice quel lì?
Lascia star, che l’è roba de barbun…

Foto
Ovunque, per gentile concessione dell’autrice, Monica Sgandurra

* Emanuela Morelli, direttrice di RI-VISTA mi ha invitato a pubblicare la nota “SEGREGAZIONE” apparsa su Facebook qualche giorno fa e se possibile a integrarla con qualche approfondimento. Ho accettato e suggerito di pubblicare la prima nota nella sua versione originale, aggiungendo questa seconda nota, “SEGREGAZIONE 2”, che ho scritto per questa occasione.

Sulla rivista Fabio Di Carlo farà una breve introduzione e Monica Sgandurra curerà il commento fotografico.
È Pasqua, auguri a tutti, di cuore

Io sto bene, e tu? Roma ai tempi del Corona VirusCome stai? Mi sento depresso ma, direi meglio, finto depresso. Vedi, l’...
13/03/2020

Io sto bene, e tu? Roma ai tempi del Corona Virus

Come stai?
Mi sento depresso ma, direi meglio, finto depresso. Vedi, l’isolamento, la segregazione come misura imposta, non avevo mai neppure immaginato nulla del genere. La prigione quando è particolarmente punitiva o la clausura o certi mestieri estremi come la guardiania a un faro sperduto, se ce ne sono ancora, sono più comprensibili perché codificati e disposti intenzionalmente. Qui invece la segregazione del corpo si oppone a quella dell’anima, minima libertà di movimento, massima libertà di comunicazione. Qualcosa dentro di noi scricchiola.
Quello che è certo è che se ci sarà un dopo sarà molto diverso dal prima. Infatti l’esperienza dell’isolamento modifica rapidamente i soggetti interessati.
Modifica i rapporti interpersonali di una piccola unità segregata, nel mio caso con me mia moglie isabella e mio figlio Jacopo, ma modifica credo soprattutto ogni soggetto, a cominciare dalla sua propriocezione, cioè dalla sua consapevolezza corporea, per estendersi a ogni sfera della sensibilità. L’appartenenza a più reti ha creato un livello alto di promiscuità del quale non ci rendiamo conto vivendolo, perché abbiamo una certa agilità nello spostarci con continuità da un ordine delle cose a un altro, ma quando il gioco improvvisamente si chiude, allora ci sentiamo subito come dei Robinson Crusoe, e non tarderà il momento che nel nostro appartamento dal quale non dobbiamo uscire senza un atto pubblico di autocertificazione cercheremo un’impronta di un piede sconosciuto, se per errore ci fossero altri naufraghi o qualche simpatica comunità di cannibali in tour di turismo gastronomico.
Accade abbastanza rapidamente di riconoscere in sé di essere diversi da prima, fino a pensarci come altre persone, che non è privo di interesse il piacere o il dispiacere di conoscere. Lo stesso avviene con i familiari cosegregati, anche loro si sdoppiano e assumono una seconda personalità. Non è che isolandoli li possiamo conoscere meglio, il contrario semmai, tutto è deformato da una lente di ingrandimento.
Mi rendo conto che il mio racconto è un po’ faticoso da seguire, ma lo shock della caduta di una delle nostre prerogative più preziose, la libertà di movimento, mi ha come annichilito.
C’è poi il Nautilus, il nostro appartamento. È abbastanza piccolo per essere intimo e abbastanza grande per non essere oppressivo. Certo ci eravamo già accorti che nemici implacabili erano i nostri più cari amici, i libri, un feticismo che richiederebbe un grande coraggio a distruggerne una parte, sento uno di voi che dice: tutti. Bene i libri ci stanno buttando fuori di casa, ma anche l’abbigliamento non scherza. Ma la casa in sé non la avevamo pensata mai in questo modo. Come tutti credo, c’è un’età che consuma, trasforma distrugge case e macchine, poi questi dispositivi si irrigidiscono e alla fine sono come i gusci di determinate conchiglie e noi, i paguri, viviamo in simbiosi con i fossili della nostra età più giovane.
Ma nella condizione presente una delle prime conseguenze è l’estraniamento, dalle dimensioni, che sembra respirino con noi, la casa sembra fatta di una materia elastica, biodinamica. Situata al primo piano e affacciata su viali e giardini siamo abituati a questa veduta filtrata da tende, come siamo abituati a rumori di traffico. La primavera ha bruciato le tappe, molti alberi in fiore, auto zero, si sentono per lo più uccelli e si distinguono per tempi e ruoli, e qualche rara voce umana, spaventata dalla sua eco inabituale, e il fedele 89 che passa quando vuole, cascasse il mondo. Perfino gli aerei sono rari. Dunque spalanchiamo le finestre a polveri che speriamo siano più gentili delle ultime efferate sottili. Ma la casa si stacca, libera gli ormeggi, fluttua dolcemente, per ca**tà niente effetti speciali, paesaggi immaginari si aprono e chiudono in dissolvenza, assorbono i nostri umori e li rilanciano, belli e brutti, come ci ha insegnato a fare la Pressa di Ciriaco Campus. Questo sganciamento dalla contingenza storica, catastale non so e non voglio sapere cosa significhi, è un pensiero pigro, sicuramente ben misera riduzione di questo nostro stato dell’arte. Ma tant’è, questa mattina dovevo prendere terra scendendo dal letto e non sapevo fare di meglio.

Per gentile concessione di Robin FOA’ autore della foto, Cono de Arita, Salta, Argentina del Nord Mattioli 1885, Fidenza 2019

🔺 IL PAESAGGIO COME PROGETTO.FATTIBILITA', ECONOMIA IMPRESA.Terzo e ultimo appuntamento del colloquio in tre tempi sul p...
03/07/2019

🔺 IL PAESAGGIO COME PROGETTO.
FATTIBILITA', ECONOMIA IMPRESA.
Terzo e ultimo appuntamento del colloquio in tre tempi sul progetto di paesaggio, evento conclusivo della mostra "La parola ai progetti"

🔺 AUDITORIUM DELLE SCUDERIE ALDOBRANDINI
06 LUGLIO 2019, ORE 9,30- 17,00
L'evento è organizzato con il sostegno dell' Ordine Architetti Roma e saranno erogati 5 Crediti Formativi Professionali
https://ordine.architettiroma.it/formazione/

Flavio Mangione Flavio Trinca Regione Lazio

🔺 IL PAESAGGIO, UN'UTOPIA CONCRETA.WORKSHOP SULLA "PORTA DI FRASCATI"Domani il secondo appuntamento del colloquio in tre...
27/06/2019

🔺 IL PAESAGGIO, UN'UTOPIA CONCRETA.
WORKSHOP SULLA "PORTA DI FRASCATI"

Domani il secondo appuntamento del colloquio in tre tempi sul progetto di paesaggio che si svolgerà presso

🔺 MUNICIPIO DI FRASCATI, SALA DEGLI SPECCHI
28 GIUGNO 2019, ORE 9,30-15,30

L'evento è organizzato con il sostegno dell' Ordine Architetti Roma e saranno erogati 5 Crediti Formativi Professionali
https://ordine.architettiroma.it/formazione/ #

🔺 Per tutti gli interessati di seguito il link con i materiali per la partecipazione al workshop.

https://we.tl/t-aM34iJLpMl

🔺FRASCATI PER IL PAESAGGIO, IL PAESAGGIO PER FRASCATI🔺 il Programma del colloquio in tre tempi sul progetto di paesaggio...
15/06/2019

🔺FRASCATI PER IL PAESAGGIO, IL PAESAGGIO PER FRASCATI

🔺 il Programma del colloquio in tre tempi sul progetto di paesaggio.
Di seguito le tematiche che saranno affrontate e gli ospiti presenti nelle giornate del 19 e 28 giugno, 6 luglio 2019 in occasione della mostra monografica

FRANCO ZAGARI LA PAROLA AI PROGETTI
mostra a cura di Fabio Di Carlo e Sarah Amari, con la collaborazione di Mariangela Cerone e Francesca Testa

Vi aspettiamo numerosi!

La parola ai progetti, Mostra monografica 19 giugno-06 luglio 2019 MUSEO DELLE SCUDERIE DI VILLA ALDOBRANDINI Frascati “...
11/06/2019

La parola ai progetti, Mostra monografica
19 giugno-06 luglio 2019
MUSEO DELLE SCUDERIE DI VILLA ALDOBRANDINI
Frascati

“Sono lieto di invitarvi all’inaugurazione della mostra monografica sulla mia opera di architetto e paesaggista LA PAROLA AI PROGETTI a cura di Fabio Di Carlo e Sarah Amari, e ai convegni che si svolgeranno in tre tempi:

🔺 19 giugno IL PAESAGGIO, UN TEOREMA DI EQUILIBRIO: UNA VISIONE POETICA E POLITICA
🔺28 giugno IL PAESAGGIO, UN’UTOPIA CONCRETA: Workshop “sulla porta di Frascati”
🔺06 luglio IL PAESAGGIO COME PROGETTO: FATTIBILITA’, ECONOMIA, IMPRESA

Vi aspetto.

Con affetto,
Franco”

🔺Tutti gli eventi offrono crediti formativi gestiti dall’Ordine Architetti Roma

“Trasformare l’aeroporto in un territorio agricolo significa non aver ascoltato il messaggio di Palladio” Queste le paro...
09/04/2019

“Trasformare l’aeroporto in un territorio agricolo significa non aver ascoltato il messaggio di Palladio”
Queste le parole di Franco Zagari per Il Giornale di Vicenza.it oggi sulle posizioni Unesco che riguardano il Parco della Pace, caso quantomai urgente nel panorama italiano.

Buona lettura

carissime, carissimi,"Anche i giardini ci guardano?"Il 16 aprile vi aspetto con Aimaro Isola e Alberto Piazza, all'Accad...
05/04/2019

carissime, carissimi,

"Anche i giardini ci guardano?"
Il 16 aprile vi aspetto con Aimaro Isola e Alberto Piazza, all'Accademia delle Scienze a Torino, per un colloquio di cui vi invio l'invito.
Mi sarebbe particolarmente cara la presenza di tutti gli amici con cui ho condiviso negli ultimi anni un momento intenso di lavoro, per parlare insieme dell'attualità di un tema che spesso ci sembra tanto familiare quanto sconosciuto, certamente non innocente, luogo essenziale della nostra cultura, testimone di affinità, passioni, consapevolezza di idee. Luogo, come diceva Pierre Grimal "di sogno e di potere".

I miei più cari saluti
Franco

https://www.accademiadellescienze.it/attivita/iniziative-culturali/anche-i-giardini-ci-guardano-04-2019

Indirizzo

Via Giuseppe Andreoli 2
Rome
00195

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