Lorenzo Biagiarelli

Lorenzo Biagiarelli Not a chef. Cucino, scrivo, viaggio. Ma soprattutto mangio. 'Ho mangiato troppa carne' è in libreria, 'È sempre mezzogiorno' è in tv.

Io sono a casa mia, che è il mondo.

Sono passato all’azione al secondo carico di fichi, 25 circa, arrivati a stretto giro dopo i primi 25, regalati tutti da...
09/08/2026

Sono passato all’azione al secondo carico di fichi, 25 circa, arrivati a stretto giro dopo i primi 25, regalati tutti dal geometra che ha il campo con i fichi buoni, maturissimi, e ovviamente tantissimi. Nella situazione fisica di Fantozzi con la casa piena di sfilatini quando la Pina si innamora del panettiere, ho pensato di dover fare una crostata per evitare di essere sopraffatto dai frutti.

Il ripieno facilissimo, fichi sbucciati tagliati a pezzi, una ventina tra grandi e piccoli, con una tazzina d’acqua, circa due etti di zucchero di canna integrale misurati alla bell’e meglio (non ho ancora una bilancia qui), con un pizzico di sale, un goccio di estratto di vaniglia e il succo di un limone. Sobbolle per una quarantina di minuti e si regola la consistenza mettendo e togliendo il coperchio. Poi raffreddato.

La frolla con 100 grammi dello stesso zucchero sciolto in 70 ml d’acqua, mezzo cucchiaino di lievito per dolci, scorza grattata di un limone, circa 100 ml d’olio extravergine buonissimo e poi farina a pioggia, 240 grammi circa (sempre tutto misurato alla carlona con la tazza del minipimer). Va impastata pochissimo, compattata in una palla quando è ancora un po’ sbriciolosa, ne risentirà l’aspetto della crostata (lo vedete da voi) ma ne gioverà la consistenza friabile. Poi riposa in frigo, poi riposa un po’ sul bancone.

Poi si stende, si riempie, si mettono sopra un po’ di fichi freschi e si mette in forno a 170 statico per alcune decine di minuti. Se la tensione è a 198 volt anziché i regolari 230 dovete chiamare l’enel, come ho fatto io, ma anche far cuocere di più la crostata, che comunque esce br**ta ma buona, con una crosta un po’ tarallosa e un profumo inebriante. E soprattutto con 25 fichi in meno.

Se non credete alle coincidenze, vi racconto una storia incredibile sui pavoni di Punta Marina.Nel 2025 ho pubblicato un...
07/05/2026

Se non credete alle coincidenze, vi racconto una storia incredibile sui pavoni di Punta Marina.
Nel 2025 ho pubblicato un podcast che si chiama ‘Respirano Ancora’ (lo trovate su Spotify). Racconta la storia degli uccelli dell’allevamento di Paolo e Paola Fenati, sterminati dalle autorità sanitarie per la positività di una piccola anatrina al virus dell’aviaria, e della famiglia che, da un giorno all’altro, si è vista sterminare 1513 amici tra gru, are, decine di specie di galline ornamentali, piccioni viaggiatori, emu. E pavoni, ovviamente. Una storia straziante che attende giustizia dal 4 aprile del 2022.

Ecco, l’invasione dei pavoni a Punta Marina arriva nel giorno delle ultime udienze del processo che, finalmente, si è aperto l’anno scorso. Sono rinviate a giudizio 10 persone tra veterinari e abbattitori, tutti quelli che hanno partecipato al massacro. Proprio oggi il giudice ha ammesso come parti civili tutte le associazioni (tranne una) che si sono costituite. Non era scontato. E fra pochi giorni, il 23 maggio, il giudice deciderà per quali dei rinviati a giudizio comincerà il processo. Sarà un’udienza fondamentale in un processo che, se vedrà dei condannati, potrà fare un pezzo di storia dei diritti degli animali, per alcuni dei motivi che racconto nel podcast.

E allora cosa c’entrano i pavoni che da giorni tengono banco sulla stampa nazionale e internazionale? C’entra che Punta Marina è il luogo dove Paolo e Paola Fenati si sono incontrati per la prima volta. Il posto dove lei ha pensato ‘niente male quel tipo’ e lui, con le sue parole, ‘è proprio bona’. La città da dove è iniziata la loro storia d’amore. Nei giorni in cui Paolo e Paola, forse, finalmente cominceranno un percorso di giustizia per la propria famiglia e i propri amici volatili, per qualche motivo, centinaia di pavoni sembrano essersi dati appuntamento nel posto dove tutto ha avuto inizio. E anch’io, che alle coincidenze invece credo, spero che questa in fondo non lo sia.

La meravigliosa foto di un pavone di Punta Marina è di

Non è un adv (ho pagato questa padella a prezzo pieno)  ma avevo detto, quando l’ho comprata, che ne avrei parlato ed ec...
29/04/2026

Non è un adv (ho pagato questa padella a prezzo pieno) ma avevo detto, quando l’ho comprata, che ne avrei parlato ed eccoci qua. È il wok della e ne sono entusiasta. L’ho comprato con grandi aspettative (il marchio è ULTRAPROMOSSO sui social anche da chef famosi tra cui Ramsay) ma anche temendo che, per lo stesso motivo, potesse essere tutto marketing e niente sostanza. Così non è. Dopo un utilizzo quotidiano durato mesi devo dire che è eccezionale per antiaderenza e reattività il calore, e anche per tenuta dello strato antiaderente (senza PTFE e PFAS, dichiara l’azienda), anche con saltuario utilizzo di utensili in metallo: la struttura di acciaio a nido d’ape sembra prevenirne il contatto con il rivestimento. Anche con il fuoco al massimo (io induzione) i residui sono sempre minimi/assenti. Per lo stesso motivo non la lavo in lavastoviglie, anche se si potrebbe, perché basta un colpo di spugna: questa è l’unica accortezza che uso. Ha un costo elevato da padella di alta fascia (costa 160 euro circa) ma chi cucina tanto e spesso sa quante volte ha dovuto cambiare padelle così così, mentre questa sembra destinata a una lunga vita. Ciao.

Ogni volta che passo davanti al Rifugio Romano, a pranzo o a cena, è pieno. Egoisticamente mi dispiace ma non troppo, vi...
24/04/2026

Ogni volta che passo davanti al Rifugio Romano, a pranzo o a cena, è pieno. Egoisticamente mi dispiace ma non troppo, visto che nel caso posso allungare la strada di 50 metri e consolarmi al mio ristorante indiano preferito, ma sono felicissimo per loro. I ristoranti vegani nel mondo vivono di economie fragili, chiudono con facilità, e chi li apre questo molto spesso lo sa già, ma ci prova per la causa. Per questo vedere questo posto allegro e in cui si mangia benissimo pieno di gente mi rincuora, e forse il segreto è proprio che è un posto allegro in cui si mangia benissimo. Dal pranzo di oggi vedete un seitan (forse uno dei migliori d’Italia) ai funghi, una ratatouille succosa e saporita, le olive all’ascolana che curano la nostalgia e una vignarola senza guanciale che poi voglio dire, quando c’hai piselli e asparagi e fave, ma a chetteserve il guanciale. Tanto lo conoscete tutti, ma nel caso che non sia così sappiate che fanno orario continuato, forse smettono di fare i primi tra le 4 e le 7 ma il menù è vastissimo. Tutto ciò che vedete in tavola con un calice di vino è acqua è costato 57 euro se non sbaglio. Ciao.

Non mi aspettavo tutto questo amore/curiosità per le umili (ma deliziose) cicorie/puntarelle salentine, e allora beccate...
17/04/2026

Non mi aspettavo tutto questo amore/curiosità per le umili (ma deliziose) cicorie/puntarelle salentine, e allora beccatevi pure la salamura cotta, regina delle peperonate. Da non confondersi con la salamura e basta, conserva di peperoni sempre pugliese, o con quella fresca, più simile a un’insalata di pomodori. Ma nemmeno con la saramura rumena, che è un piatto che non c’entra nulla con la salamoia (con cui tutte queste parole ovviamente sono imparentate) ma che contiene, curiosamente, proprio i peperoni. Devo investigare questo strano passaggio semantico del termine, ma intanto vi dico che questa (ci sono mille ricette, come al solito) aveva dentro anche pomodori, cipolle, basilico, olive col nocciolo e qualche peperoncino anche piccante, e che come vedete è stata passata un po’ al grill, e che è una delle cose più buone del creato e uno dei miei pezzi preferiti della cucina salentina, da mandare giù con le pittule che vedete nello sfondo. Ciao anche a quelli che lo sapevano già perché salentini o perché sanno tutto come nel caso precedente ciao.

Una delle cose che ho scoperto frequentando più spesso il Salento è che se ordini cicorie ripassate molto spesso ti arri...
15/04/2026

Una delle cose che ho scoperto frequentando più spesso il Salento è che se ordini cicorie ripassate molto spesso ti arrivano puntarelle. Se più a nord suole consumarle generalmente crude, qui si fanno lessare per poi saltarle in olio con generoso aglio e peperoncino, oppure si cuociono direttamente nel suddetto soffritto per poi ‘nfucarle’, ovvero affogarle d’acqua e farle terminare per assorbimento. Una meravigliosa combinazione di amarezza e consistenza che se non siete pugliesi forse non avete mai provato o forse sì e allora bravi voi che sapete tutto ciao.

Ciao sole
10/03/2026

Ciao sole

Un senigalliese fotografa un senigalliese.
24/02/2026

Un senigalliese fotografa un senigalliese.

Qui con un’altra foto br**ta per dirvi che dovreste provare a passare le patate in MICROONDE prima di metterle in forno....
09/02/2026

Qui con un’altra foto br**ta per dirvi che dovreste provare a passare le patate in MICROONDE prima di metterle in forno. Tagliate a spicchi alti 1 cm, mezzo kg per volta, 5 minuti al massimo della potenza (ma anche 6 o 7, in base a quanto va forte il vostro micro. Il mio 1000 watt). Quando le mettete sulla teglia sono già semi cotte ma anche asciutte, il che è un secondo notevole vantaggio rispetto alla bollitura (il primo è il tempo, molto più rapido così): imbruniranno meglio e saranno meno acquose. A quel punto le massaggiate con olio e pepe e le infornate in uno strato singolo a 210 statico fino a doratura. Le salate alla fine e le lasciate nel forno spento ancora due o tre minuti. Vengono ESTREMAMENTE cremose all’interno e brunite fuori, che è ciò che una patata al forno dovrebbe essere. Se lo sapevate già invece niente ciao.

L’ho fotografato anche aperto perché altrimenti non si capisce cosa c’è dentro, ma non che sia importante, ho sempre odi...
06/02/2026

L’ho fotografato anche aperto perché altrimenti non si capisce cosa c’è dentro, ma non che sia importante, ho sempre odiato fare fotografie, preferisco le parole. Questo è una sorta di kebab molto buono che ho preparato oggi per pranzo, si fa in 15 minuti e dentro ci sono funghi pleurotus, aglio nero, cipolle, noci e una salsina di yogurt greco veg e tahina. Perché questi abbinamenti, vi domanderete? Perché è quello che c’era in casa, vi risponderei. Ma se non poneste questa domanda, e io non rispondessi, assaggiandolo pensereste comunque a una ricetta ben congegnata, di cose saporite che stanno bene insieme e che colano un po’ dall’angolo della bocca. Che poi che altro è un kebab? Metto la ricetta più tardi nelle storie ciao.

Indirizzo

Via Del Circo Massimo
Rome
00186

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