09/08/2026
Sono passato all’azione al secondo carico di fichi, 25 circa, arrivati a stretto giro dopo i primi 25, regalati tutti dal geometra che ha il campo con i fichi buoni, maturissimi, e ovviamente tantissimi. Nella situazione fisica di Fantozzi con la casa piena di sfilatini quando la Pina si innamora del panettiere, ho pensato di dover fare una crostata per evitare di essere sopraffatto dai frutti.
Il ripieno facilissimo, fichi sbucciati tagliati a pezzi, una ventina tra grandi e piccoli, con una tazzina d’acqua, circa due etti di zucchero di canna integrale misurati alla bell’e meglio (non ho ancora una bilancia qui), con un pizzico di sale, un goccio di estratto di vaniglia e il succo di un limone. Sobbolle per una quarantina di minuti e si regola la consistenza mettendo e togliendo il coperchio. Poi raffreddato.
La frolla con 100 grammi dello stesso zucchero sciolto in 70 ml d’acqua, mezzo cucchiaino di lievito per dolci, scorza grattata di un limone, circa 100 ml d’olio extravergine buonissimo e poi farina a pioggia, 240 grammi circa (sempre tutto misurato alla carlona con la tazza del minipimer). Va impastata pochissimo, compattata in una palla quando è ancora un po’ sbriciolosa, ne risentirà l’aspetto della crostata (lo vedete da voi) ma ne gioverà la consistenza friabile. Poi riposa in frigo, poi riposa un po’ sul bancone.
Poi si stende, si riempie, si mettono sopra un po’ di fichi freschi e si mette in forno a 170 statico per alcune decine di minuti. Se la tensione è a 198 volt anziché i regolari 230 dovete chiamare l’enel, come ho fatto io, ma anche far cuocere di più la crostata, che comunque esce br**ta ma buona, con una crosta un po’ tarallosa e un profumo inebriante. E soprattutto con 25 fichi in meno.