BUONA LA PRIMA Per me è così.Lo è stato da sempre. C’è chi dice che il mio sia un lavoro creativo, chi dice che sia più tecnico. Io non so, credo che sia in bilico tra l’immaginazione e la forza di gravità, ma che debba essere sempre molto ben ancorato alla realtà ed alla felicità del gesto quotidiano. Il cliente affida a me la sua casa, mi dà indicazioni su risultato e budget ed io faccio il rest
o. Pratiche aministrative, contratti, fornitori, scadenze faranno parte del back stage che non andrà in scena. UN PROGETTO SENZ’ANIMA E’ UN PROGETTO QUALUNQUE. Da dieci anni lavoro alla progettazione degli interni, appartamenti, luoghi di lavoro, posti dove si vive. Per mia scelta più o meno consapevole ho sempre scartato lavori e studi di architettura dove si progettava su ampia scala. Palazzi, centri commerciali, chiese non facevano per me. Perdevo il gusto del dettaglio e del rapporto umano e vicinissimo con il cliente. Quando progetti una casa devi entrare in un dialogo complice e di grande scambio. Questo è quello che mi piace. Il primo incontro con il cliente e con il luogo che devo trasformare è decisivo. Osservo luci e muri, la natura più o meno nascosta delle pareti e della disposizione iniziale. Parlo con i futuri “abitanti” del luogo e mi lascio raccontare le loro esigenze, bisogni di spazi, necessità di accoglienza. Mi faccio raccontare i loro sogni. Poi miscelo il tutto e lascio che le due correnti si fondano, che mi suggestionino. Scelgo sempre con i clienti materiali e colori, pavimenti, componenti fondamentali dell’arredo. Si va insieme dai fornitori o si vedono i campioni dei materiali che andranno vicini e si sperimenta. E’ una sorta di laboratorio in cui io faccio da guida componendo con i pezzi fondamentali che mi sono stati indicati.