Filippo Bricolo (Verona 1970) e Francesca Falsarella (Conegliano 1970) iniziano il loro sodalizio quando sono ancora studenti in architettura presso lo IUAV di Venezia. Dopo la laurea congiunta e diverse esperienze professionali, nel 2003, aprono il proprio atelier nel piccolo centro storico di Sommacampagna posto sulle colline moreniche della sponda veronese del Lago di Garda.
Luogo di elezione, programmaticamente lontano dalle grandi città, l’atelier Bricolo e Falsarella diventa il laboratorio/pensatoio dove trovare la pace per disegnare un’alternativa poetica alle esigenze della contemporaneità.
Nel corso di 15 anni di attività, lo studio, si è evidenziato sempre di più nel panorama nazionale ed internazionale per la cura artigianale dei propri progetti. Pezzo dopo pezzo, Bricolo e Falsarella, hanno delineato una loro autorialità basata sull’uso attento della materia, della luce e sulla lettura del contesto.
Ogni opera realizzata dallo studio veronese, prevede un sofisticato recupero di antiche tecniche e finiture (spesso desuete) che vengono reinterpretate lavorando attivamente in cantiere con l’ausilio di esperti artigiani locali. Inscindibile da questa ricerca sulla materialità appare il lavoro sulla luce solare. Le finiture, che siano scabre (come legni, mattoni e pietre dalle particolari lavorazioni) o ricche di riflessi come il ferro crudo, sono pensate per determinare un dialogo espressivo con la luce che le colpisce generando spazi di grande intensità.
Lo studio, anche in conseguenza alla sua particolare collocazione geografica, lavora prevalentemente sui temi del recupero, della rigenerazione e dell’innesto architettonico in contesti contraddistinti dall’alto valore storico e paesaggistico.
In questa serie di opere, i nuovi interventi, non si mescolano alle preesistenze ma si inseriscono in maniera additiva garantendo la lettura di tutte le stratificazioni storiche e la conseguente percezione della profondità del tempo intesa come elemento fondamentale per un abitare corretto in relazione ai sentimenti dei luoghi.
Tra gli interventi realizzati seguendo questo approccio si segnalano:
Il Recupero e ampliamento della Cantina Gorgo a Custoza (Verona) con la ricucitura della relazione con il paesaggio e le preesistenze realizzata attraverso l’inserimento di nuove quinte costruite con l’antichissima tecnica della muratura portante isodoma a filare unico utilizzando tufo calcare locale e Nembro in blocchi di grande dimensione (60x100x200 cm) posati a secco;
Il Recupero del Brolo e degli annessi rustici di Villa Saccomani (XVII sec) a Sommacampagna con la ridefinizione dei sistemi relazionali perduti attraverso l’addizione, alle rovine in sasso, di nuove murature in mattoni scialbati a calce e posati in maniera disallineata a richiamare la vibrazione delle murature antiche presenti nella città di Verona;
Il Recupero dell’Ala Est del Museo di Castelvecchio (Carlo Scarpa, 1964) a Verona con l’inserimento, negli spazi lasciati incompiuti da Carlo Scarpa, di portali e schermature in ferro naturale dalle diverse finiture, pareti in pitch-pine bruciato, elementi lapidei massici, finiture a sagramatura.
La gestazione dei progetti prevede un processo di elaborazione e maturazione molto articolato. Inizialmente i disegni vengono realizzati a mano in diverse scale (dall’1:1 all’1:200) utilizzando un quaderno di ampio formato dalla copertina nera. Questa fase permette di pensare simultaneamente gli aspetti spaziali, costruttivi, formali e materici raggruppandoli in un documento unico ricco di appunti e suggestioni che viene poi utilizzato nei diversi momenti del progetto. Successivamente vengono elaborate simulazioni tridimensionali di verifica ed i disegni tecnici necessari per l’iter autorizzativo. Infine, le finiture ipotizzate, dopo una fase di test, prototipi e prove vengono eseguite dagli artigiani in cantiere.
Le opere dello studio hanno ricevuto premi, menzioni e segnalazioni. Nel 2015 Bricolo Falsarella ha vinto il Premio Architetti Verona per la migliore opera realizzata nel biennio 2014-2015. Dello stesso anno è la selezione tra i finalisti della Medaglia d’oro all’Architettura Italiana (Triennale di Milano - Mibact). Nel 2017 lo studio ha ricevuto, a Berlino, la Menzione Speciale al Fritz Höger Prize ed è risultato finalista per l’A-Prize 2016-17 Architetture d’essai (Triennale di Milano - patronage) mentre una loro opera è stata inserita nello Yearbook del CNAPPC che ha raccolto le migliori opere presentate per il Premio Architetto Italiano. Da ricordare sono anche le segnalazioni per il Brick Award di Vienna, per il Premio Luigi Piccinato ed il Premio Giovani Architetti dell’Accademia di San Luca nonché la partecipazione ad esposizioni internazionale come la XII Biennale di Architettura di Buenos Aires.
Intensa è l’attività dello studio legata all’allestimento ed alla museografia. In particolare si segnala la lunga collaborazione con il Museo di Castelvecchio a Verona con la realizzazione di diversi progetti tra i quali si ricorda l’allestimento della mostra LCD. Luigi Caccia Dominioni. Stile di Caccia Case e cose da abitare a cura di Fulvio Irace e Paola Marini (grafica di Italo Lupi - fotografie Gabriele Basilico), l’allestimento della mostra Paolo Farinati 1524-1606. Dipinti, incisioni e disegni per l'architettura e l’allestimento della mostra Consagra. La necessità del colore a cura di Massimo Di Carlo, Gabriella Di Milia, Laura Lorenzoni e Paola Marini con l’inserimento di grandi sculture in pietra, legno ed acciaio all’interno del giardino scarpiano di Castelvecchio e della Ala Napoleonica.
FILIPPO BRICOLO (Verona 1970)
Filippo Bricolo studia architettura presso lo IUAV di Venezia dove si laurea (con il massimo dei voti e la lode). Sempre presso lo IUAV consegue, con menzione di pubblicazione, il Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica.
Ha insegnato presso l’Università degli Studi di Parma (2007-2011) dove ha curato e allestito la mostra Il paesaggio della Memoria in occasione del Festival dell'Architettura e presso lo IUAV di Venezia (2011-2013) dove ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria in occasione del Workshop Internazionale WAVE 2011 per il progetto L'ultima Cima (studio per uno spazio memoriale sul massiccio del Grappa).
Dal 2012 insegna continuativamente presso il Politecnico di Milano sede territoriale di Mantova dove, dal 2015, tiene Laboratorio di Progettazione 1 con l’architetto brasiliano Marcio Kogan (Studio mk27). Presso il Polo di Mantova ed in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC di Verona ha curato gli eventi veronesi del Festival Mantovarchitettura organizzando lecture presso il Museo di Castelvecchio e la Banca Popolare di Carlo Scarpa.
Dal 2005 al 2009 è stato direttore la rivista Architettiverona (Ordine degli Architetti PPC di Verona) che ha rifondato e ridisegnato curando una lunga serie di numeri monografici dedicati al rapporto tra architettura e contesto presentati in convegni tematici con la partecipazione di maestri dell’architettura italiana ed internazionale. Nel 2014 ha curato (con A. Arzone) gli eventi per le celebrazioni del 50° anniversario della conclusione del Museo di Castelvecchio montando l’installazione visivo-sonora “Ascolta il Vuoto” sulle musiche di Luigi Nono all'interno degli spazi realizzati da Carlo Scarpa per la statua di Cangrande della Scala.
Ha pubblicato diversi saggi, articoli e libri tra il quali si ricorda “Edvard Ravnikar, il Memoriale di Kampor. La grammatica della memoria” in “Memoria, Ascesi, Rivoluzione” (a cura di Luciano Semerani per Marsilio - 2006), “Allestire nel Museo. Trenta mostre a Castelvecchio” (con Alba Di Lieto per Marsilio 2010), “Sulle Tracce di Carlo Scarpa. Innesti a Castelvecchio” (Cierre - 2014), “La casa Felice. Marcio Kogan – Studio mk27” ( Lettera 22 - 2018).