Vito Corte architect phd

Vito Corte architect phd Architetto

Nella distrazione ferragostana credo di aver letto qualcosa a proposito di un progetto per la Via Fardella di Trapani. D...
24/08/2024

Nella distrazione ferragostana credo di aver letto qualcosa a proposito di un progetto per la Via Fardella di Trapani.
Direi che sia arrivato il momento di ragionare su questo spazio urbano così importante perché così com’è contiene molti detrattori di sostenibilità, di qualità e di razionalità.
Non conosco il progetto di cui si parla e spero che risolva organicamente i temi che fanno della Via Fardella una parte di città da migliorare.
Partendo dal presupposto storico che la configura come cordone ombelicale tra il centro antico ed il Santuario della Madonna, e per questo traccia di una importante processione poi dissolta nel tempo, il principale problema della Via Fardella è dato dallo spartitraffico centrale, dai marciapiedi laterali troppi stretti e dalla eterogeneità dei prospetti che, alla fine, restituiscono una immagine sciatta e incontrollata.
Sulla scorta di ragionamenti e ricerche maturati in occasione di precedenti esperienze (principalmente tesi di laurea seguite) e grazie ad una committenza imprenditoriale che avrebbe voluto prospettare all’amministrazione comunale un progetto integrato per i servizi di parcheggio, di trasporto pubblico e di servizi, nel 2020 ricordo che insieme con alcuni giovani e non giovani colleghi predisposi un progetto molto complesso che affrontava il tema della Via Fardella partendo da Piazzale Ilio, da Piazza Vittorio e dal quartiere Cappuccinelli. Solo con questa “inquadratura grandangolare” infatti secondo me si può risolvere con qualità il tema specifico della Via Fardella.
Purtroppo poi arrivó il Covid e tutto si fermó; il committente, da imprenditore pragmatico, intuì che si sarebbe perso tempo a convincere della opportunità della proposta e rinunció.
Pazienza.
Le immagini qui sotto sono solo un minima parte dell’intero progetto. Eh ancora oggi, secondo me, ha delle qualità di interesse pubblico perché in sostanza con l’incremento della qualità urbana della Via Fardella risulterebbe automatico l’incremento del valore degli immobili e delle attività commerciali che vi prospettano.
Se qualcuno fosse curioso di saperne di più sarei felice di illustrare i contenuti di quel progetto, magari valutando se apportare delle sterzate a quel progetto di cui si parla in questi giorni ma di cui non si è visto niente (ma solo si è sentito dire) oppure valutando di accendere un dibattito pubblico: uno di quelli che chiamano di “urbanistica partecipata” ma che in buona sostanza verrebbe alimentato dai cosiddetti “stakeholders” cioè dai portatori di interessi sani ovvero i residenti, i proprietari, gli esercenti, gli investitori, ecc. ecc.

CALL FOR PARTNERSHIPOggi per lavoro sono stato in visita agli stabilimenti della Basile Ceramiche di Trapani/Erice che a...
05/01/2024

CALL FOR PARTNERSHIP

Oggi per lavoro sono stato in visita agli stabilimenti della Basile Ceramiche di Trapani/Erice che ancora realizza mattoni in cemento (oggi le chiamiamo cementine) e in graniglia colorata utilizzando gli stampi originali e le tecniche che resero famose le pavimentazioni tardo ottocentesche e primo novecentesche siciliane.
Si tratta di una produzione di pregio e di una preziosissima memoria storica.
Commentavamo con il titolare e con i miei clienti che questa produzione avrebbe un successo straordinario se ci trovassimo in un’altra parte del mondo: dove non ci si ferma a riproporre motivi decorativi e pattern della tradizione - pur se gradevolissimi - ma invece ci si ingegna per sperimentare finiture e decorazioni moderne e adatte alle case contemporanee.
Per sviluppare questo tema ci vogliono innanzitutto i giovani progettisti ed i designers che siano capaci di trovare le giuste soluzioni alle domande di un mercato sicuramente curioso e alle esigenze imprenditoriali.
Oggi abbiamo riflettuto su questa mancanza di originali stimoli, da parte dei designers, sulla tradizione dei mattoni; ma ieri avevamo riflettuto sullo stesso gap riferito alla pregevole tradizione delle ceramiche, del marmo, dei tappeti, dell’ oreficeria,delle arti minori e del “polimaterico” in genere: quello che ha reso la nostra Sicilia attraente e bellissima nei secoli trascorsi e che con poco sforzo e un po’ di talento domani potrebbe continuare ad offrire al mondo suggestioni straordinarie solo se si sapesse declinare sul contemporaneo la lezione del passato.

Soffocando il grido “designers, dove siete?” Invece ha preso consistenza una vecchia e mai realizzata idea di costituire un incubatoio di sperimentazioni progettuali, insieme con certe encomiabili aziende del territorio locale che ancora resistono prima di gettare la spugna di fronte all’orda della massificazione, per trovare nuovi linguaggi, nuove forme e nuove applicazioni.
In continuità con la tradizione ma anche in discontinuità con essa.
Contattatemi in privato: il primo marzo 2024 partiamo.

P.S. L’immagine è una antica matrice di mattone in graniglie policrome.

18/09/2023
RIDATECI EMILIO AMBASZ.Sembravano minchiate, facevano inorridire i puristi dell’architettura costruita. Ma al confronto ...
09/08/2022

RIDATECI EMILIO AMBASZ.
Sembravano minchiate, facevano inorridire i puristi dell’architettura costruita.
Ma al confronto con certe attuali pirotecniche (ma forse l’aggettivo non è il più adatto) proposte quelle sue di 35 anni fa appaiono rigorosissime opere.

22/06/2022

Quando il centro direzionale di un'azienda metalmeccanica diventa cerniera territoriale e cuore aziendale e, insieme, recupera il principio domestico della pergola come elemento di appropriazione collettiva.

A Premosello Chiovenda, in Val d'Ossola.

Questa domenica di sostenibile leggerezza dell'essere, nonostante inspiegabili contraddizioni dell'intorno, ha inizio la...
17/01/2021

Questa domenica di sostenibile leggerezza dell'essere, nonostante inspiegabili contraddizioni dell'intorno, ha inizio lavorando per come abbiamo imparato a fare: meticolosamente, accuratamente, precisamente, intuitivamente, deduttivamente, dialogicamente, induttivamente. Onestamente.
Un lavoro sviluppato intrecciando eterogeneità, avvolgendo le fibre sfilacciate di una realtà parossistica entro logiche che risultino forti e resistenti.

E questo c***o di Sicilia circoscritta da un mare vivo solo in apparenza (perchè già infetto), ammantata da una luce calda solo in apparenza (perchè spietata nel mostrare i suoi orrori), prorompente di ricchezze solo apparenti (perchè mai adeguatamente godute) resta il ricovero dalle tempeste e la culla di una mente ancora curiosa e di un'anima, nonostante tutte le amarezze, che ancora si arrampica pur di elevarsi.

Non so se Chick Corea quando rielaborò questo brano il cui testo era una canzone di Pino Daniele pensava alla Sicilia in questi stessi termini e conseguentemente scrisse gli accordi così per come sono venuti qua: non è importante saperlo, quanto invece mi sembra importante che questo suo "Sicily" è l'astrazione in musica di quel che ho scritto sopra.

Chick Corea / Steve Gadd / Christian McBrideLive at the One World Theatre - 2005

A volte solo decidere di posizionare uno specchio è un atto progettuale.Il rapporto tra la dimensione domestica e il mon...
11/01/2021

A volte solo decidere di posizionare uno specchio è un atto progettuale.
Il rapporto tra la dimensione domestica e il mondo esterno si modula infatti in maniera diretta, affacciandosi ad una finestra, oppure indiretta: proiettando l'esterno all'interno e, quando si vuole, proiettando l'immagine di sè all'esterno.

A volte si ama l'esterno perchè affacciandosi magari si contemplano, affascinati, le meraviglie di una architettura monumentale.
Altre volte invece quell'opulenza di segni e di forme risulta ridondante e si preferisce smorzare il tutto.

Così accadde nella ristrutturazione di una antica casa patrizia a Palermo.

La foto originaria, che io ho un pò ritagliato per privacy, è di Francesco Bellina.

04/10/2020

La protesta corre sulla rete

Decine di video, centinaia di foto, hashtag rimbalzati a migliaia. La protesta on line lanciata dal “Coordinamento Salviamo i Boschi SIcilia” corre sulla rete. Da Trapani a Catania passando per Palermo, Agrigento, Ragusa e Siracusa, abbracciando idealmente i boschi più rappresentativi quali lo Zingaro, Moarda, S. Pietro, Rometta e San Saba. Tutta la Sicilia ha risposto all’appello per una grande mobilitazione contro gli incendi. Non solo associazioni, ma anche classi di scuola superiore, gruppi di bambini e genitori, semplici cittadini indignati. Persino la diocesi di Trapani e lo stesso vescovo Fragnelli hanno voluto partecipare alla manifestazione con un post ufficiale, ricollegando la protesta attuale l’invito pressante del Papa verso il rispetto dell’ambiente e la cura del Creato contenuti nell’enciclica “Laudato sii”. E’ un grido di protesta spontaneo e condiviso, un segnale forte che i siciliani hanno voluto mandare alle istituzioni e alla politica: Siamo stanchi di roghi e devastazioni, siamo stanchi di vedere andare in fumo il nostro futuro ,perché l’impatto degli incendi non è solo di tipo ambientale (già di per sé gravissimo) ma anche economico, soprattutto nelle aree a più forte vocazione turistica o vicine a parchi e riserve.

Adesso come cittadini indignati, come siciliani che hanno a cuore la propria terra, chiediamo con forza che il Presidente della Regione dia ascolto ai nostri appelli e affronti con urgenza il tema della tutela dell’ambiente, a partire dal riordino del settore forestale. Inoltre è necessario che la Regione metta in campo un piano strategico di gestione del territorio: il 37% del Recovery Fund messo a disposizione dell’Italia dall’Europa è un’occasione unica per una conversione verde dell’isola, non possiamo permetterci di sprecarla con interventi di corto respiro o improntati alla solita politica clientelare.

La battaglia contro gli incendi non si vince in un solo giorno, ne siamo consapevoli, ma ci sono tutti gli strumenti per farlo e adesso è il momento di agire perché la nostra casa è in fiamme e i cittadini hanno dimostrato di averlo capito bene.



Questa volta il tema progettuale non è difficile: la ristrutturazione di un piccolo edificio multipiano nella città stor...
21/08/2020

Questa volta il tema progettuale non è difficile: la ristrutturazione di un piccolo edificio multipiano nella città storica. La parte più difficile del progetto -perché desideriamo che ne sia strettamente integrata e non demandata ad altra programmazione- è invece riuscire a far sviluppare un processo di rigenerazione di quel microcosmo urbano costituito da un vicolo e da un cortile abbandonati da anni, disabitati e in balìa dei vandali: eppure siamo in una delle parti più antiche della città. Quindi insieme con le cose (i muri, le superfici, le finiture e gli accessori) la scommessa è di recuperare una umanità dispersa, una volontà sociale che, attraverso le cose e le case, si attua con l’abitazione, il viverci, il mantenere. L’innesto costituito dal recupero di una parte di edilizia in rovina dovrà allora essere alimentato da un organismo capace di attrarre e di distribuire le risorse vitali che si potranno attivare con quel recupero, pena il fallimento dell’intervento anche se il recupero in sè fosse esemplare, bellissimo. L’approccio architettonico sarà intrecciato con quello antropologico e sociologico mentre l’aspetto tecnologico supporterà certe aspettative di comfort dell’abitare che qua, attualmente, sono molto ridotte. A fine anno sarà interessante confrontare il risultato nell’edificio come sarà diventato mentre il processo rigenerativo potrà essere misurato solo tra un paio di anni.

Indirizzo

Piazza Alessandro Scarlatti 4
Trapani
91100

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