Entomologia florplant

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Insetti dannosi ed insetti utili per le piante, conoscerli, riconoscerli, distinguerli per la difesa delle nostre colture: giardini, orti, frutteti, terrazze, balconi, vasi ecc.

Le cimici nell’orto: come allontanarle________________________________________________________Difesa bioInsettiCimici___...
08/11/2021

Le cimici nell’orto: come allontanarle
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Difesa bioInsettiCimici
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Le cimici sono insetti famosi soprattutto per la puzza che rilasciano quando vengono schiacciato, ma chi coltiva l’orto sa che questi insetti possono essere fastidiosi anche per il raccolto, visto che vanno a pungere foglie e frutti delle piante.

Esistono diversi tipi di cimice: la cimice verde è un insetto autoctono che siamo abituati a conoscere, sono state recentemente affiancate dalle cimici asiatiche, importate accidentalmente provocando una vera e propria invasione nel nostro ecosistema. Ci sono poi le cimici dei cavoli, di colore rosso nero, che sono un altro parassita decisamente fastidioso per l’agricoltura.

Se prima le cimici erano un fastidio trascurabile negli ultimi anni sono diventate un problema notevole per orti e frutteti, ed è più frequente trovarle anche nelle abitazioni, in particolare la specie asiatica.

Ad aggravare la situazione è l’incredibile resistenza di questo parassita a qualsiasi trattamento e la capacità di adattarsi anche agli insetticidi chimici più aggressivi. Per questo motivo non è semplice difendersi dalle cimici con metodi naturali e per poter salvaguardare le proprie colture è necessario conoscere le abitudini dell’insetto, per saperlo identificare per tempo e intervenire. Proviamo a scoprire come eliminare le cimici e come tenerle lontane dalle nostre piante coltivate, utilizzando sempre metodi biologici.

- Indice dei contenuti

-Danni provocati alle coltivazioni
-Quali colture vengono attaccate dalle cimici
-Combattere le cimici con metodi naturali
-Lotta manuale e barriere fisiche
-Distruzione manuale
-Reti anti insetto
-Insetticidi contro le cimici
-Il piretro contro le cimici
-Sapone di Marsiglia o sapone molle di potassio
-Olio di neem contro le cimici
-Rimedi naturali contro le cimici
-Lotta biologica: antagonisti e feromoni
-Insetti antagonisti
-Trappole a feromoni
-Tipi di cimice
-La cimice verde
-La cimice asiatica o cinese
-La cimice dei cavoli rossonera
-Danni provocati alle coltivazioni

Le cimici fanno danno alimentandosi, infatti questo insetto mangia parti di pianta e frutti.

- - Danni alle piante e ai frutti. La cimice attacca la pianta nutrendosi della sua linfa, pratica delle punture da cui succhia il liquido. Quando attacca il frutto in particolare rovina il raccolto. Le tracce degli attacchi delle cimici sulle piante si riconoscono dalle punture che l’insetto adulto crea sulle foglie, provocando tacche clorotiche e facendo seccare i tessuti vegetali.

-- Complicazioni ulteriori. Se le punture di questi insetti su foglie e frutti sono un danno prevalentemente estetico i problemi che portano le cimici non finiscono qui, le lacerazioni dei tessuti vegetali che provocano infatti sono frequenti vettori di malattie virali, funginee e batteriosi.

-- Durante l’estate da giugno, le cimici producono tre o quattro generazioni. Per questa capacità riproduttiva il fastidio che causano all’agricoltura in genere aumenta nei mesi di luglio e agosto, con il proliferare dell’insetto.

-- Quali colture vengono attaccate dalle cimici
La cimice è un insetto fitofago, che vuol dire che si nutre di parti di pianta, e polifago, ovvero che si nutre diversi tipi di pianta. Queste due caratteristiche lo rendono un nemico ad ampio spettro dell’orto e del frutteto, le cimici attaccano svariati tipi di vegetali.

-- Pomodoro e altre solanacee. Le piante dell’orto più vessate dalle cimici sono certamente i pomodori, ortaggio prediletto dalla cimice verde e gradito anche dalla specie asiatica. Spesso i lettori mi scrivono chiedendo proprio rimedi per eliminare le cimici dai pomodori. Questi insetti dannosi non disdegnano anche le altre solanacee da frutto, ovvero melanzana e peperone. Il peperoncino piccante è meno vessato, probabilmente la capsaicina che contiene fa da repellente ai parassiti.

-- Le piante crucifere. I cavoli, intesa come intera famiglia di piante crucifere, sono l’altra tipologia orticola vessata dalle cimici, in particolare dalla cimice nera e rossa, che viene chiamata anche non a caso “cimice dei cavoli”. Se è vero che sulle piante da frutto i danni sono maggiori le tacche sulle foglie di cavolo sono comunque un grosso fastidio, per cui anche quando vengono infestate queste piante è bene intervenire.

-- Altre piante. Tra le aromatiche il basilico è il più amato dalla cimice, che può rovinare le foglie in modo irreparabile. Altre piante che attraggono il parassita sono il mais e la senape.

-- Le cimici e il frutteto. La cimice è nemico giurato anche di quasi tutte le piante da frutto: mele, pere, susine, albicocche e pere sono frutti che possono essere oggetto delle attenzioni di questo insetto, che non disdegna anche le foglie.

-- Combattere le cimici con metodi naturali
Le cimici come molti altri insetti sono in grado di riprodursi rapidamente, per questo motivo se si vuole praticare una lotta biologica efficace è opportuno intervenire tempestivamente. Il momento migliore per farlo è a inizio estate, prima che questo parassita possa produrre nuove generazioni, le cimici infatti si riproducono durante l’estate al ritmo di tre o quattro generazioni a stagione.

In agricoltura biologica si possono combattere le cimici puntando ad eliminarle, utilizzando il piretro o l’olio di neem come insetticidi, oppure in alternativa fare macerati con aglio e peperoncino che hanno funzione di repellenti, per allontanarle. Un altro sistema che può risultare efficace è l’infuso di tabacco.

A parte i prodotti insetticidi o repellenti, a cui purtroppo la cimice è molto resistente, possiamo decidere di impiegare trappole a feromoni, di cui parliamo meglio in seguito.

-- Lotta manuale e barriere fisiche
Prima di usare trattamenti insetticidi, che non sempre si rivelano efficaci contro le cimici, è bene sperimentare ostacoli meccanici che possano tenerle lontane. Per eliminarle su piccola scala anche l’eliminazione manuale degli insetti è un’opzione valida.

-- Distruzione manuale
Nell’orto, su piccola scala, si può invece fare dei controlli attenti nel mese di giugno puntando a eliminare uova e neanidi di cimice.

I neanidi sono lo stadio giovanile della cimice, insetti neri con macchie bianche e gialle. Non sono difficili da prendere e se si riescono a eliminare tempestivamente si possono limitare i danni più avanti, durante l’estate.

Una distruzione massiva evita che le cimici possano proliferare, se però la prima generazione riesce a figliare poi è dura arginare l’infestazione, per questo bisogna fare l’operazione non più tardi di giugno.

-- Reti anti insetto
Nel frutteto si può scegliere anche di contrastare le cimici con delle reti, che evitino la produzione di uova tra le foglie della chioma delle piante da frutto.

Si tratta di un metodo costoso e laborioso, ma permette di non trattare con insetticidi contro le cimici. Ovviamente le reti devono essere poi tolte in fioritura per consentire agli insetti impollinatori di fare il loro lavoro.

-- Insetticidi contro le cimici
Le cimici sono purtroppo insetti molto resistenti ai trattamenti insetticidi, tuttavia ci sono alcuni prodotti che possono colpire l’insetto e abbatterlo. Consiglio di usarli il meno possibile. La chimica infatti non sempre funziona: combattere la cimice mediante pesticidi non offre grandi risultati nel lungo periodo anche quando viene effettuata con prodotti chimici tossici: questi insetti infatti sono straordinariamente adattabili e capaci di creare generazioni sempre più resistenti ai vari prodotti per eliminarle.

-- Il piretro contro le cimici
Tra gli insetticidi consentiti in agricoltura biologica contro le cimici si può usare il piretro, insetticida biologico che agisce per contatto. Perché funzioni è molto importante individuarne i nidi, di solito sugli apici di alcune piante come edera, lampone e melo, e intervenire sui nuovi nati (neanidi), più sensibili all’insetticida.

L’insetto adulto invece è più spesso solitario ed è per questo difficile sterminare tutti gli esemplari. Il piretro è comunque un insetticida che ha una sua tossicità, quindi bisogna fare attenzione alle avvertenze e utilizzarlo con parsimonia e cautela, possibilmente evitare di usarlo. In particolare siccome può uccidere le api non bisogna difendersi dalle cimici col piretro durante i periodi di fioritura.

-- Sapone di Marsiglia o sapone molle di potassio

-- Il sapone molle e è una sostanza consentita in agricoltura biologica (purché ovviamente si tratti di un sapone di origine naturale come il sapone di Marsiglia). L’effetto insetticida è dato dal soffocamento fisico che la soluzione di acqua e sapone può dare coprendo con una patina il corpo dell’insetto e chiudendogli le vie respiratorie.

Questo sistema funziona bene con insetti piccoli (afidi, cocciniglia) ma può agire con un certo successo anche sulle cimici giovani, ossia sui neanidi. Mai impiegare il classico sapone di Marsiglia casalingo, ma il sapone molle di potassio ad uso agricolo.

Il fatto che il sapone colpisca per asfissia e non chimicamente evita che la cimice possa sviluppare di generazione in generazione una maggior resistenza ai trattamenti.

Il sapone è molto utile anche combinato con una sostanza insetticida (in particolare con l’olio di neem), perché la sua capacità adesivante aumenta sensibilmente l’azione del principio attivo.

-- Olio di neem contro le cimici
L’olio di neem è un insetticida straordinario, completamente naturale, ritengo sia il miglior trattamento possibile per la difesa dell’orto biologico dalle cimici, meno dannoso del piretro a livello ambientale e per questo da preferirsi. Possiamo scegliere di usare olio di semi di neem puro e acqua, oppure acquistare un insetticida biologico a base di neem (esempio il neemazal).

Per massimizzare l’effetto abbattente raccomando di fare una soluzione in acqua utilizzando anche il sapone molle di cui si è appena parlato. La combinazione olio di neem e sapone di potassio è vincente perché il neem, tramite il principio attivo dell’azadiractina, può uccidere la cimice, ma richiede contatto. La presenza di sapone rende il trattamento adesivante e quindi ne aumenta parecchio l’efficacia.

-- Rimedi naturali contro le cimici
-- Alternative naturali.
Se si vuole evitare di usare il piretro o altri insetticidi è possibile provare a scacciare le cimici con preparati naturali. Il vantaggio è che si utilizzano in questo modo prodotti quasi del tutto atossici e che possono essere auto prodotti, si risparmia quindi non dovendo acquistare nulla.

-- Tabacco. Si può anche sbriciolare del tabacco di sigaro in acqua bollente, per ottenere un infuso di tabacco che può fare da insetticida meno potente del piretro ma anche meno nocivo.

-- Aglio e peperoncino. A questo proposito si possono usare il macerato d’aglio e il macerato di peperoncino, oppure anche combinare le sostanze utili di questi due vegetali in un unica macerazione. Quello che bisogna sapere è che con questo metodo si utilizza un repellente, sistema che limita il grosso dei danni a patto che venga usato tempestivamente e che il puzzolente macerato sia spruzzato regolarmente. Col tempo e in particolare con le piogge l’aglio e il peperoncino finiscono nel terreno e perdono efficacia.

-- Lotta biologica: antagonisti e feromoni
Sfruttare le dinamiche naturali degli ecosistemi per contrastare parassiti quali le cimici può essere un rimedio perfetto per l’agricoltura biologica, anche se non molto adatto a piccoli orti visto che richiede competenze avanzate e un costo iniziale alto.

-- Insetti antagonisti
Recentemente è stato scoperto che un piccolo insetto imenottero chiamato Ooencyrtus telenomicida è un efficace parassita delle cimici. Questo insettino infatti si ciba delle uova arrivando a eliminarne alte percentuali. Ovviamente questo rimedio non è utilizzabile in un piccolo orto, ma può essere prezioso per frutteti e coltivazioni biologiche professionali.

-- Trappole a feromoni
I feromoni contro le cimici sono un ottimo sistema da usare contro le cimici, si tratta di sostanze che simulano ormoni e sono in grado di attrarre in modo selettivo gli insetti verso apposite trappole, in genere appiccicose.

Purtroppo anche se esistono feromoni di cimice è sempre stato molto difficile reperirli sul mercato a prezzi equi e spesso sono inseriti in trappole poco efficaci nella diffusione della sostanza.



-- Tipi di cimice
Le cimici sono di varie razze, in particolare tra orto e frutteto troviamo tre specie: la cimice verde, la cimice asiatica e la cimice rossa e nera, questi tre insetti hanno in comune la br**ta abitudine di bucherellare foglie e frutti delle piante.

Può essere utile saperle riconoscere, in modo da poter prendere per tempo l’eventuale minaccia e intervenire con la tempestività essenziale in agricoltura biologica.

-- La cimice verde
Le cimici di colore verde (Nezara Viridula) sono quelle da tempo diffuse nelle nostre zone, prima dell’avvento delle cimici asiatiche erano loro a farla da padrone. Questi insetti sono di colore verde intenso, con la caratteristica forma a scudo e una dimensione compresa tra il centimetro e il centimetro e mezzo. La cimice verde nidifica sulle foglie e anche i suoi individui giovani (in stato di neanide) sono fitofagi. I neanidi sono leggermente più piccoli degli adulti e molto diversi nell’aspetto, il loro colore è nero con puntini bianchi, hanno un corpo più tondeggiante e si trovano di solito in gruppo.

-- La cimice asiatica o cinese
Le cimici asiatiche o cinesi (Halyomorpha halys) sono state solo recentemente “importate” involontariamente dall’oriente e da noi hanno trovato un ambiente privo di predatori in cui proliferare. Questo disastro ecologico lo possiamo toccare con mano nelle ultime estati, quando hanno iniziato a comparire invasioni di questi parassiti negli orti, nei frutteti e persino nelle abitazioni. Come forma e dimensione sono molto simili alle cimici verdi, differiscono sostanzialmente per colore: la cimice asiatica è di colore marrone spento. Anche nel comportamento e nelle abitudini possiamo associare le cimici cinesi a quelle locali verdi.

-- La cimice dei cavoli rossonera
cimice rossa nera
Esiste anche una varietà di cimice di colore rosso e nero, con eleganti motivi sulla corazza superiore esterna. Queste sono le cosiddette cimici dei cavoli ( Eurydema ventralis ), più piccole rispetto alle loro cugine che abbiamo già visto: l’adulto non supera il centimetro di lunghezza. La cimice rossa e nera attacca più spesso le foglie che i frutti e viene attratta soprattutto dalle piante di cavolo, la troviamo per questo più spesso nell’orto che nel frutteto. Si tratta di un insetto abbastanza stupido e lento, semplice da catturare con la raccolta manuale.

BIODIFESAdellePIANTE: L'OZIORRINCO L’oziorrinco. I danni, il riconoscimento e la difesa biologica delle piante__________...
12/10/2021

BIODIFESAdellePIANTE: L'OZIORRINCO

L’oziorrinco. I danni, il riconoscimento e la difesa biologica delle piante_____________________________________________________________
Diciamolo subito, l’oziorrinco è uno degli insetti parassiti più temibili per le nostre piante. Appartiene a una grande famiglia di coleotteri che andremo ad analizzare all’interno dell’articolo, osservando da vicino le specie più diffuse nel nostro Paese. Vedremo poi come agiscono questi insetti e quali sono i principali danni che causano alle colture orticole e arboree. Così facendo acquisiremo le basi per effettuarne un veloce riconoscimento. Infine, parleremo di come combattere questo parassita con la lotta biologica, sottolineando fin da subito che, per le sue caratteristiche intrinseche, questo tipo di difesa ha un certo grado di complessità.

Ma andiamo per ordine, e vediamone prima di tutto l’identificazione entomologica

L’oziorrinco, identificazione entomologica

Con il nome comune di “oziorrinco” (Otiorhynchus), si identifica una classe di insetti appartenente all’ordine dei coleotteri, sottordine dei polifagi, famiglia dei Curculionidi.
A questo genere appartengono oltre 1.500 specie, diffuse soprattutto nella zone dell’Europa meridionale, dell’Africa settentrionale e dell’Asia a nord dell’Himalaya.

Specie e danni
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Una delle specie più diffuse è l’ otiorhynchus rugosostriatus. Questa specie attacca principalmente coltivazioni erbacee d’interesse agricolo, piante arbustive, fragole e gli alberi che troviamo nei boschi.
Gli adulti sono lunghi circa 7 mm, hanno colorazione nerastra e corpo massiccio, tipicamente incurvato a forma di C.
Le larve sono apode, di colore biancastro e con capo ocraceo-brunastro.
Questa specie, come le altre di oziorrinco, ha abitudini notturne. I danni alle colture sono causati soprattutto dall’attività trofica delle larve, che penetrano nell’apparato radicale scavando vere e proprie gallerie.
Inoltre, per arrivare allo stadio adulto, queste mangiano le radici fino a spezzarle. Le piante che vengono attaccate da questo tipo di oziorrinco presentano un accrescimento stentato, appassiscono e avvizziscono. Gli stadi adulti di questa specie provocano lievi danni sui margini fogliari, attraverso la nutrizione che si manifesta con l’erosione delle foglie.

Altra specie di rilevante interesse agronomico è l’oziorrinco dell’olivo, nome scientifico Otiorrhynchus cribricollis. Oltre agli ulivi, questa specie attacca piante quali gli agrumi, la fragola e l’erba medica.
L’insetto adulto misura circa 8 mm (mentre le grosse larve biancastre arrivano a 7). Il colore è un chiaro brunastro, il corpo è massiccio. Non ha vere e proprie ali poiché le elitre sono saldate tra loro.
L’oziorrinco dell’olivo, quando è adulto, produce sulla pianta una forte erosione delle foglie.
Negli stadi larvali, invece, le erosioni avvengono al di sotto del colletto della pianta e sulle radici.
Se le piante attaccate sono giovani c’è il grave rischio che muoiano.
L’ultima specie che vi vogliamo far conoscere è nota con il nome di oziorrinco della vite, Otiorhynchus sulcatus.
Le piante che predilige attaccare sono: la vite, il rododendro, l’ azalea, l’alloro, il ginepro, l’agrifoglio.
Il coleottero adulto arriva a misurare anche 10 mm, ha un corpo lucente e per riconoscerlo basta guardare le ali, che hanno forti scanalature e sono ricoperte di peli gialli. Gli stadi larvali invece hanno una colorazione marrone chiaro, con il capo rossiccio.
I danni alle piante sono causati soprattutto dagli insetti adulti, che colpiscono fortemente le foglie.
Le larve di questa specie sono meno aggressive sulle radici.
Ciclo biologico, caratteri comuni
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Gli esemplari femminili dell’oziorrinco si riproducono per partogenesi, ossia la riproduzione verginale senza bisogno di fecondazione. Le femmine ovidepongono in fasi successive alla base delle piante colpite.
Le larve svernano nel terreno per raggiungere la maturità nella primavera successiva. A partire dal mese di maggio avviene lo sfarfallamento degli esemplari adulti.
L’oziorrinco compie di norma una sola generazione l’anno. I danni alle piante che abbiamo descritto in precedenza sono dunque provocati: dagli insetti adulti nel periodo primaverile, dalle larve nel periodo estivo e a ridosso dell’autunno (larve che poi sono destinate a svernare).
Da sottolineare inoltre che l’oziorrinco è un insetto notturno. Gli esemplari adulti escono da sotto terra al tramonto per svolgere la loro attività trofica sulle foglie. Tornano poi a rifugiarsi sottoterra alle prime luci dell’alba.
La difesa biologica dall’oziorrinco____________________________
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Per tutte queste sue caratteristiche l’oziorrinco è un insetto molto difficile da combattere. I rimedi biologici che abbiamo trattato per altre specie d’insetti, tipo afidi, tuta absoluta del pomodoro, cocciniglia, cavolaia, non sono efficaci. E nemmeno in agricoltura tradizionale, con l’utilizzo di dannosi pesticidi chimici, si ottengono risultati rilevanti. Questo tipo d’insetto, infatti, è un po’ come le cimice asiatica, alla quale è accomunata dalla dura corazza esterna, che rende difficile intervenire.
Per fortuna, però, è stata trovata un’efficace soluzione biologica per risolvere il problema. Tutto ciò che bisogna fare è utilizzare dei parassiti specifici per questo genere d’insetti, ossia i nematodi entomopatogeni. Scopriamo cosa sono e come agisc
I nematodi entomopatogeni
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Ingrandimento di heterorhabditis bacteriophora nematode entomopatogeno

Ingrandimento del nematode entomopatogeno Heterorhabditis bacteriophora
I nematodi sono dei microscopici vermi di forma cilindrica, non visibili ad occhio n**o, ma solo al microscopio. La loro dimensione è di circa 880 micron e in genere sono dei parassiti che non fanno bene al nostro orto.
La natura però ci offre anche specie utili. Queste sono per l’appunto i nematodi entomopatogeni. Questa specie è in grado di parassitizzare insetti dannosi come l’oziorrinco e si possono utilizzare proficuamente per la difesa biologica delle piante. Le specie di nematodi entomopatogeni più utilizzate a questo fine sono quelle appartenenti ai generi Steinernema e Heterorhabditis. In modo particolare Steinenernema feltiae, S. Carpocapsae, S. Kraussei, Heterorahabditis bacteriophora e H. Megidis.
Come agiscono
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I nematodi entomopatogeni sono detti parassiti obbligati delle larve e sono utili sia contro i coleotteri (oziorrinco), che contro le larve di lepidotteri, ditteri e imenotteri. Questi insetti, negli stadi larvali, vivono nel terreno o in zone umide, come le gallerie che scavano nelle piante.
Tornando al meccanismo di azione dei nematodi sull’oziorrinco, questo si può così sintetizzare. Il nematode viene liberato nel terreno, dove penetra alla ricerca delle larve di coleottero. Identificata e parassitizzata la larva, rilascia al suo interno dei batteri simbionti che portano quest’ultima alla morte entro 72 ore. In seguito, i nematodi riescono a riprodursi sul corpo della larva stessa, da cui traggono nutrimento. Quando sono maturi vanno alla ricerca di nuove larve.
Vantaggi nell’utilizzo dei nematodi
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Innanzitutto i nematodi entomopatogeni vengono considerati dei macrorganismi. Questo vuol dire che tramite un meccanismo naturale, agiscono senza causare nessun tipo di danno all’ecosistema, anche perché le specie che vengono riprodotte e commercializzate sono già diffuse in natura.
Hanno azione larvicida e quindi attaccano solo le larve dell’insetto bersaglio, le forme adulte non vengono parassitizzate.
Non riescono a penetrare nelle parti vegetali sane della pianta ma raggiungono solo l’insetto parassita sfruttando il danno già presente sulla vegetazione.
I nematodi, inoltre, si muovono, sopravvivono e agiscono solo in condizioni di elevata umidità. Sono quindi in grado di raggiungere le larve dell’oziorrinco negli strati superficiali del terreno bagnato, laddove invece gli altri prodotti non riescono ad arrivare.
Non hanno tempi di carenza e sono totalmente innocui per l’uomo e gli animali.
Modalità di applicazione
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Per la difesa biologica dall’oziorrinco sono due le epoche migliori per effettuare il trattamento. La primavera, agendo sulle larve svernanti, e in piena estate sulle larve giovani, ancora più facili da eliminare.
I nematodi vengono commercializzati da apposite ditte che li distribuiscono in contenitori refrigerati in polistirolo, in modo da garantire la sopravvivenza del macrorganismo, che non resiste al temperature eccessive.
Le formulazioni in vendita sono costituite generalmente da una massa soffice disidratata in un substrato inerte (argilla, alginato o gel). Questo viene riattivato grazie al mescolamento con l’acqua. Molto semplicemente, basta aggiungere i nematodi all’acqua, agitare in maniera lenta e costante la soluzione e distribuirla sul terreno delle piante da trattare.
Il trattamento deve essere effettuato nelle ore fresche della giornata, in quanto i nematodi devono avere il tempo di penetrare nella terra. Diversamente, il caldo e l’esposizione solare ne limitano fortemente l’efficacia.
Mantenendo sempre il terreno ben umido, poi, i nematodi riescono a sopravvivere anche per 2 settimane, prolungando la loro azione.
Un prodotto a base del nematode entomopatogeno Steinenernema feltiae, ideale per un uso domestico e con un prezzo abbastanza contenuto (vista la media di mercato), lo trovate qui.
Se volete ricercare altri nematodi entomopatogeni per la difesa biologica dall’oziorrinco, il consiglio è di indirizzare la vostra ricerca, oltre che sulla specie appena citata, anche sull’Heterorahabditis bacteriophora.
In questa sede, ovviamente, abbiamo dato delle linee guida generali. Per un utilizzo appropriato ed efficace, consigliamo come sempre di seguire in maniera specifica le indicazioni fornite dal produttore.
Altre tecniche agronomiche per limitare i danni dell’oziorrinco
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Se per gli stadi larvali la difesa con i nematodi entomopatogeni è la soluzione più efficace in assoluto, per gli stadi adulti le tecniche si limitano ad azioni di tipo manuale e di buona gestione agronomica.
Innanzitutto, se vi è presenza dell’insetto adulto, nelle ore serali, tramite battitura delle foglie, si può procedere alla rimozione manuale. L’oziorrinco è molto resistente, ma ha scarsa mobilità, quindi è facile da catturare. Una volta preso, si può eliminare attraverso il fuoco, rispettando le condizioni di sicurezza.

Se nel corso della stagione precedente abbiamo avuto presenza di oziorrinco, aspettiamoci che le femmine abbiano ovideposto. E’ probabile quindi che si ripeta la presenza del parassita anche nei periodi successivi. Per questo bisogna accuratamente eliminare i residui di vegetazione delle piante colpite, soprattutto gli apparati radicali. In pieno inverno poi, aprendo il terreno con una profonda lavorazione di vangatura, si espongono le larve svernanti al freddo intenso a cui non riescono a sopravvivere. Lasciando invece il terreno protetto e compatto negli strati superficiali, si favorisce il ciclo biologico naturale dell’oziorrinco.

Fillossera della vite - Viteus vitifoliae Fitch. - Insetti  dannosiClassificazione e piante ospitiClasse: InsettiOrdine:...
26/09/2021

Fillossera della vite
- Viteus vitifoliae Fitch.
- Insetti dannosi
Classificazione e piante ospiti
Classe: Insetti
Ordine: Rincoti
Sottordine: Omotteri
Famiglia: Fillosseridi
Genere: Viteus
Specie: V. vitifoliae Fitch.


Piante ospiti: Vite.
Identificazione e danno
La Fillossera è un insetto, di origine americana, arrivato in Europa alla metà del secolo scorso diffondendosi rapidamente in tutti i vigneti. Il danno, che è determinato dalle punture di questo Afide, si riscontra:
- sulle radici, dove provoca la formazione di galle nodose, anche di notevoli dimensioni, e perdita di capacità assorbente;
- sulle foglie, dove compaiono galle tondeggianti e rugose che erompono verso la pagina inferiore, originando una superficie nodosa ed irregolare.
All'interno delle galle completano lo sviluppo gli stadi giovanili.
Il danno si differenzia a seconda della Vite attaccata:
- se si tratta di Vite Americana, il danno radicale è limitato perché le radici di questa vite sono poco sensibili e reattive alle punture della Fillossera, mentre sono molto reattive le foglie che producono una grande quantità di galle:
- se si tratta di Vite Europea, il danno è sicuramente più rilevante in quanto le radici di queste viti sono particolarmente sensibili e producono galle vistose se punte dall'insetto. Queste galle degenerano e provocano una disorganizzazione grave dei tessuti radicali compromettendo la funzione assorbente. Le foglie, invece, non reagiscono alle punture, per cui la formazione delle galle è poco significativa o completamente assente.
Ciclo biologico
Il ciclo biologico della Fillossera, essendo un insetto monoico ed eterotopo, si sviluppa interamente sulla vite americana, mentre sulla vite europea compie un anolociclo con sole generazioni radicicole.
Ciclo completo sulla vite americana
L'afide sverna allo stadio di uovo, sui tralci e sui fusti; in primavera (aprile-maggio) nascono femmine partenogenetiche (FONDATRICI) che pungono le giovani foglie, provocando la formazione di galle; all'interno di queste galle si svilupperanno nuove femmine partenogenetiche che continuano il loro ciclo sulle foglie, producendo nuove galle (gallecole).
Da queste galle escono sempre femmine partenogenetiche, di queste:
- alcune, con il rostro più corto, saranno destinate a continuare le generazioni fogliari (da 6 a 8);
- altre, con il rostro più lungo, lasciano le foglie e si portano sull'apparato radicale, dove iniziano le generazioni (8-10) di RADICICOLE.
Queste generazioni si svolgono contemporaneamente a quelle delle gallecole; ogni generazione di gallecole, successiva alla seconda, origina delle FONDATRIGENIE a rostro lungo che migrano sulle radici.
Alla fine dell'estate l'ultima generazione di radicicole origina femmine SESSUPARE alate che migrano verso l'apparato aereo, dove origineranno gli ANFIGONICI; questi si accoppiano e producono l'uovo svernante.
Ciclo sulla vite europea
Sulla vite europea, le cui foglie non formano le galle sufficienti per permettere alle fondatrigenie gallecole di completare il loro sviluppo, la Fillossera si stabilisce quasi esclusivamente a livello radicale, con anolocicli o paracicli di radicicole.

Lotta
La lotta alla Fillossera è, da anni, effettuata mediante una pratica di propagazione: l'innesto di viti europee su portainnesto di vite americana.
Questo metodo di lotta si basa su due presupposti:
- la caratteristica delle foglie di vite europea di non formare le galle per le fondatrigenie;
- la caratteristica delle radici della vite americana di essere resistenti alle generazioni di radicicole.
Tuttavia negli ultimi anni si è registrata la comparsa di sintomatologia fogliari (gallecole) su alcune viti europee (Cabernet, Pinot, Merlot, Verduzzo ed altre) in zone viticole del Nord Italia (Veneto e Friuli). Questo "ritorno" dell'insetto sembra sia dovuto al completamento del ciclo dell'afide, con generazioni di gallecole e di radicicole, rispettivamente su piante europee e sul piede americano. Questa evoluzione deve essere controllata per evitare sviluppi infausti per la viticoltura. La lotta chimica diretta, contro l'insetto, può essere presa in considerazione solo per gli impianti di tipo vivaistico, dove si allevano le piante madri dei portainnesti americani.

Indirizzo

Via Basella 1073
Urgnano

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