26/04/2017
Qualcuno di voi si è chiesto da dove viene il titolo del film
“Non abbiamo sete di scenografie”?
Per capire il significato di questa frase bisogna tornare al 3 dicembre 1966 nella Sala dei Carracci di Palazzo Magnani a Bologna. Era passato circa un anno dal conferimento ufficiale dell’incarico ad Alvar Aalto.
Erano presenti le autorità cittadine e numerosi deputati, il Console di Finlandia, i corrispondenti delle principali riviste di architettura del mondo e il parroco di Riola con un nutrito numero di riolesi.
Prima che Alvar Aalto illustrasse il progetto tanto atteso della nuova chiesa, il Cardinale Giacomo Lercaro fece un discorso molto accorato in cui, parlando dell’attesa con cui i riolesi vivevano la costruzione di un nuovo cuore per la loro comunità, raccontò dell’urgenza dell’apertura di nuovi centri religiosi in un territorio in forte espansione come Bologna e i suoi dintorni.
I suoi toni si fecero più seri quando volle mettere a tacere voci che già lo accusavano di aver incaricato un nome altisonante. Nessuno aveva intenzione di creare scollamento tra architettura e realtà, afferma Lercaro, di erigere monumenti che distorcano il senso del culto, di circondarci di opere di ostentazione. “Non abbiamo sete di scenografie” proclama Lercaro, ma ciò che vogliamo è una chiesa che si apra alla città, che partecipi al suo flusso vitale e che non si isoli. E l’affidarsi a grandi maestri è la garanzia di un’approfondita riflessione in questa direzione, certi che l’arte sia in grado di trovare la misura in cui donarsi per lo scopo a cui è stata chiamata.
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