07/01/2026
Architettura Contemporanea nella Tuscia
308. ECHI DI CEMENTO E VISIONI TRANS-MODERNE
LA TUSCIA IN UN ARTIFICIO PIRANESIANO
di Alfredo Giacomini
Queste immagini non sono semplici fotografie: sono atti di resistenza visiva. Attraverso un processo di manipolazione digitale e l'intervento dell'intelligenza artificiale l'architettura contemporanea del Viterbese viene trasfigurata in un paesaggio fantastico, dove il confine tra il reale il fantastico e il possibile si dissolve.
Un Omaggio a Giambattista Piranesi nel Secolo dell'Algoritmo.
Come il maestro veneziano esaltava la maestosità dei ruderi romani attraverso l'enfasi drammatica delle sue incisioni, questo progetto applica una "manomissione" consapevole alla modernità viterbese. Non più la pietra antica, ma il cemento armato, il vetro e l'acciaio diventano i protagonisti di una nuova estetica monumentale e apocalittica.
L'intelligenza artificiale è veicolata dal pensiero umano e agisce qui come un bulino moderno, senza estremizzare le linee ma esasperando l’ambientazione e lo spazio urbano, per conferire agli edifici un'aura di eroica malinconia.
Critica del Presente, Elogio della Concretezza.
L’intento è quello di muoversi su un doppio binario emotivo:
1. L'Elogio del Passato Recente: Molti degli edifici ritratti rappresentano esempi di un'architettura "concreta", sincera, che a fatica ha cercato di dare una forma moderna al territorio.
2. La Critica dell'Oblio: La manipolazione artistica funge da monito. Alcune di queste strutture sono già state sfigurate da nocive ristrutturazioni o cancellate da disinvolte demolizioni. Rendere queste architetture "fantastiche" è l'unico modo per salvarle dall'indifferenza che precede la distruzione o l’oblio, poiché pochi sono i segnali di “salvezza”.
Il Gioco della Riflessione
Il progetto mantiene una forte componente ludica e contemporaneamente una profondità di temi e un invito alla riflessione. L'osservatore è invitato a un gioco di specchi: riconoscere il familiare nel deforme, il quotidiano nello straordinario.
Queste visioni trans-moderne ci interrogano: che valore diamo allo spazio che abitiamo? Se un edificio può diventare un monumento piranesiano attraverso un algoritmo, forse quel valore era già presente, nascosto sotto la polvere dell'abitudine.
Le immagini sono un invito a guardare il Viterbese, la Tuscia, da una diversa angolazione, con leggerezza, con occhi antichi e futuri.
Architettura come pensiero costruito: la rivelazione della rovina
di Giancarlo Angelelli
Le visioni che accompagnano questo lavoro potrebbero apparire un mero esercizio grafico o un divertissement tecnologico; in realtà, sottendono un gesto radicale: l’assunzione del tempo come strumento di indagine spinto fino al punto di rottura. L’architetto Alfredo Giacomini proietta alcuni edifici contemporanei del viterbese in un futuro remoto, restituendoli come rovine. Queste immagini, intrise di deliberate aberrazioni, generano un cortocircuito tra la densità della storia e l’immanenza del presente.
Ciò che viene mostrato non è il destino dei singoli manufatti, bensì lo stato attuale dell’architettura contemporanea, una volta rimossa la patina dell'attualità che ne maschera la fragilità concettuale. Come nelle incisioni di Piranesi, la distanza temporale diventa la condizione necessaria per osservare le cose con chiarezza. In questo esercizio, l’intelligenza artificiale non introduce neutralità, ma funge da strumento rivelatore per interrogare gli edifici oltre la funzione e la forma. L’autorialità non è delegata alla macchina, ma riaffermata nel gesto critico dell'autore che sceglie di smascherare le illusioni della disciplina.
Il contesto viterbese diviene caso emblematico: qui l’edificazione contemporanea è stata realizzata e consumata, ma raramente "pensata" come fatto culturale. La maggioranza degli edifici appartiene all’edilizia; solo in rari casi il costruire si fa architettura. Tale condizione deriva dalla rinuncia della cultura contemporanea alla capacità critica, sostituendo il pensiero con l’amministrazione e rimuovendo il sapere umanistico: l’arché, fondamento di ogni progetto.
Espellendo l'indominabile a favore di protocolli e prestazioni misurabili, il progetto smette di essere atto fondativo per farsi operazione di adattamento. Tuttavia, il tempo raccontato in queste visioni offre una speranza: quando l’architettura è "pensiero costruito", la rovina non la svuota, ma la espone. Il tempo non distrugge il senso, lo libera. È nella rovina che l’architettura torna a essere idea: se forma e funzione sono tutto ciò che un edificio possiede, esso è destinato, per fortuna, a scomparire senza lasciare traccia.